Mercoledì 26 Giugno 2019
   
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Fenomeno migratorio, no alla mercificazione delle relazioni

Noicattaro. Incontro Chiesa Madre front

 

Venerdì 25 Febbraio, presso le Opere Parrocchiali della Chiesa Santa Maria della Pace, ha suscitato l’interesse e coinvolgimento dei convenuti l’incontro con don Rocco D’Ambrosio, intitolato “Da Papa Francesco a Trump”. Non sono mancate le obiezioni, legittime e prevedibili data l’attualità dell’argomento, che si sono manifestate e concluse entro le dinamiche del dialogo.

Il prof. D’Ambrosio, docente di Filosofia Politica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha approfondito, riportando numeri e proiezioni, cause ed effetti del fenomeno migratorio. La discussione ha confrontato l’approccio inclusivo e quello esclusivo partendo dalla descrizione di “people on the move”. Ovvero coloro che viaggiano non per turismo o lavoro ma “scappano dalla fame, di pane o di libertà”. Secondo i dati forniti, i viaggiatori disperati sarebbero circa l’80% di quanti quotidianamente si spostano. Di questi, la maggioranza si muove sul territorio europeo (31,2%), asiatico (30,8%) o nordamericano (22,4%). Questi dati ci dicono poco sulla origine dei migranti - il dato europeo ad esempio contiene gli italiani in Germania o i polacchi in Italia - ma ci possono dare uno spaccato delle mete alle quali si ambisce.

Zoomando, ci rendiamo conto che la popolazione italiana è composta per meno del 10% da stranieri (dati riferiti agli stranieri regolari), e che questo dato non giustifica la sensazione di “invasione” millantata da esponenti delle varie forme di cultura dell’esclusione. Creatori di muri o guidatori di ruspe che siano. “Ma questi sono dati attuali, in costante crescita. Che facciamo, ci lasciamo sostituire?”.

Qualcuno tra il pubblico ripropone una domanda costante tra quanti vedrebbero favorevolmente un blocco serrato del flusso migratorio. In entrata. “Non è vero che aumentano a dismisura e che non possono essere assorbiti in un paese come il nostro. Ma con questo non sto dicendo che si debba accogliere senza limiti, sarebbe inconcepibile”, è la risposta del relatore. Viene riportato l’esempio veneto, in cui 5.000 stranieri fanno lavori catalogati dalla sociologia americana come “3 D” e che nulla hanno a che vedere col cinema: Dirty, Daily, Dangerous. Ovvero sporchi, saltuari e pericolosi. O della Germania, che ha aperto le frontiere per un milione di stranieri, non di più non di meno, utili all’occupazione in settori in cui è difficile reperire manovalanza. “Spesso i ponti e i muri si vogliono erigere spinti dall’ignoranza. Manca, ad esempio, la consapevolezza che l’Italia è per molti solo una tappa, necessaria per raggiungere mete ritenute migliori. “E poi - aggiunge - dobbiamo renderci conto che i numeri non sono numeri, sono persone”.

Volendo delineare un profilo degli stranieri che lavorano in Italia, contiamo circa 300.000 badanti. Queste offrono un servizio certamente gradito a quanti preferiscono l’assistenza tra le mura domestiche alla degenza in un ospizio. Ma è un lavoro che pochi italiani farebbero (circa il 5% delle badanti sono italiane, ma il dato è in leggera crescita vista la critica situazione economica). Si consideri anche che il 60% della popolazione africana è under 35, situazione diametralmente opposta a quella indigena che vede indici di natalità ben sotto la soglia dei 2,2 nati per famiglia. Questo il valore ritenuto necessario alla sopravvivenza di una nazione.

In pratica, se si vuole mercificare il fenomeno migratorio, l’invito è a considerare che la volontà di procreare degli africani ci aiuterebbe a colmare il gap tra gli adulti in età pensionabile e i giovani in età lavorativa, che verserebbero i contributi utili al pagamento delle pensioni. Il fenomeno migratorio è irreversibile e sta cambiando il mondo. Per i prossimi 30-40 anni si prevede che sarà determinante per la vita dei paesi. “Non dobbiamo fare come Trump, che vuole godere dei vantaggi della globalizzazione escludendone i difetti” e chiosa, tornando a indossare il talare, “se avete qualche residuo di razzismo dentro di voi, domenica non dovreste fare la Comunione!”.

Concluso il suo intervento, citando l’esempio della costante presenza di società multietniche nella storia, carrellata alla quale aggiungeremmo il periodo Magno Greco che ha coinvolto la Puglia, il dibattito col pubblico si è soffermato su aspetti concreti. Dal riferimento alle strategie politiche in atto o da attuare, fino alla richiesta di suggerimenti circa l’implementazione delle attività educative che il Gruppo Giovani può esperire da subito. Il suggerimento, che potrebbe essere universale, parte dalla citazione del filosofo del personalismo comunitario Emmanuel Mounier: “Bisogna lentamente organizzare le nostre prossimità in comunità. L’individualismo viene da una crisi relazionale. C’è bisogno di una esperienza di relazione qualificante”.


[da La Voce del Paese del 4 Marzo]

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