Martedì 20 Agosto 2019
   
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“Siamo uomini”. “No, caporali!” Ma il decreto 199 allunga la vita?

Noicattaro. Manifestazione agricoltori front

 

Come già annunciato, lo scorso sabato il Movimento per l’Agricoltura era a Bari per esporre, in una manifestazione pacifica, le proprie perplessità riguardo l’approvazione del decreto 199/16.

Al centro della polemica la sensazione di inadeguatezza del provvedimento legislativo che, secondo Filippo Dipinto - un nojano membro del gruppo dei manifestanti - “fa di tutta l’erba un fascio. Trattandoci da criminali il rischio è la paralisi del settore”. Ricordiamo che la c.d. “legge sul Caporalato”, pur non apportando sostanziali modifiche alle disposizioni in materia di assunzioni e sicurezza sul lavoro, interviene sull’art 603 bis C.P. lungo “i principali filoni di intervento del disegno di legge, composto da 12 articoli, (che) riguardano: la riscrittura del reato di Caporalato (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro), che introduce la sanzionabilità anche del datore di lavoro; l’applicazione di un’attenuante in caso di collaborazione con le autorità; l’arresto obbligatorio in flagranza di reato; il rafforzamento dell’istituto della confisca; l’adozione di misure cautelari relative all’azienda agricola in cui è commesso il reato; l’estensione alle persone giuridiche della responsabilità per il reato di Caporalato; l’estensione alle vittime del Caporalato delle provvidenze del Fondo antitratta; il potenziamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, con funzione di strumento di controllo e prevenzione del lavoro nero in agricoltura” (cit. dossier 176, 18/10/16 Ufficio Documentazioni e Studi dei Deputati Pd).

Volontà degli organizzatori è quella di manifestare il proprio dissenso nei confronti di un provvedimento che “non mette le aziende in condizioni di poter essere in regola”. Contattato telefonicamente per un riscontro, Filippo Dipinto si ritiene soddisfatto per l’esito dell’iniziativa che avrebbe coinvolto “oltre un migliaio di persone tra produttori, commercianti e operai”. La manifestazione si è tenuta all’esterno del cinema Ciaky a Palese, all’interno del quale era in corso il convegno “La Puglia vince, col lavoro” organizzato dall’associazione Bari+. Durante il congresso il Movimento per l’Agricoltura ha potuto intervenire con la lettura del comunicato, da noi già parzialmente riportato, in cui vengono chiarite e definite le criticità ravvedute nella lettura del decreto.

Grato della possibilità offertagli per esporre le proprie motivazioni, Dipinto però ha voluto sottolineare qualche imprecisione nell’esporre la notizia da parte di alcuni organi di stampa. Secondo gli organizzatori avrebbero travisato le intenzioni dei presenti, dichiarando che avrebbero manifestato a seguito di alcuni arresti riguardanti una vicenda risalente al 2015 e che vedrebbe coinvolta un’attività nojana. “Hanno fatto una cosa squallida. Il Tg3 ha associato la nostra manifestazione alla morte di Paola Clemente. A noi, ovviamente, dispiace della donna. Siamo umani. Ma la sua vicenda non ha nulla a che vedere con la nostra iniziativa”. Che ci fosse o meno l’espressa volontà di distorcere le intenzioni dei manifestanti non gli è dato saperlo.

É del 23 Febbraio la notizia della sentenza di condanna nei confronti di 6 persone, tra cui il titolare di un’agenzia interinale nojana, per reati riconducibili al Caporalato. La Procura di Trani, attivatasi in seguito a un’inchiesta de “La Repubblica”, ha chiesto che la salma venisse riesumata per sottoporla ad autopsia. Da questa è emerso che la donna fosse cardiopatica e già in cura per ipertensione. Ma non è ancora stato stabilito se sia stato il carico lavorativo a cagionarne il decesso. Ciò che ha condotto agli arresti è stata la conferma, a seguito della constatazione della incongruenza tra le buste paga prodotte dall’agenzia interinale e le giornate di lavoro effettivamente svolto, che oltre 600 braccianti fossero vittime di sfruttamento da parte dell’azienda per la quale lavoravano per 13 ore di lavoro al giorno (compresi gli spostamenti dal tarantino ad Andria) per meno di 30 euro al giorno. L’inchiesta, che non si è ancora conclusa, riguarda fatti accaduti nel 2015. Quindi, per la disciplina penale, non ci sarebbero i presupposti per poter applicare il decreto al centro del dibattito.

Intanto, durante un’assemblea della Cgil a Taranto alla presenza di Susanna Camusso, racconta un recente articolo di AndriaViva, il segretario generale della Cgil Bat Giuseppe Deleonardis ha dedicato a Paola Clemente “il riconoscimento ricevuto dalle mani della leader nazionale del sindacato per la battaglia svolta a favore (…) delle vittime del Caporalato”. Di fatto, facendo di lei il simbolo di queste operazioni mirate al debellamento di un fenomeno che, secondo Maria Viniero - delegata Flai-Cgil Bari - “ha visto l’evoluzione della figura del Caporale in organizzazioni delinquenziali”.

Leggere notizie del genere, in un paese come Noicattaro, non può lasciare indifferenti. Non esiste abitazione in cui non si respiri agricoltura. Non esiste attività che non dipenda, direttamente o indirettamente, dalla buona o cattiva campagna. E le chiavi di lettura di una vicenda simile possono essere varie, soprattutto se lasciate trasportare dall’onda emotiva che inevitabilmente si va a creare. Distinguerle in due soli punti di vista, quello di alcune aziende e quello di alcuni operai, o di chi li rappresenta, sembrerebbe riduttivo. Ma è il punto dal quale vogliamo partire per innescare un dialogo che, ci auguriamo, possa condurre a un incontro delle posizioni nell’interesse della comunità. Siamo consci di non poter racchiudere in qualche pagina tutte le possibili e legittime valutazioni. Restiamo dunque disponibili ad accogliere il parere di chiunque avesse qualcosa da aggiungere. Ci limitiamo, in questa sede, a riportare le interviste fatte a Filippo Dipinto, responsabile del Movimento per l’Agricoltura e Maria Viniero, delegata Flai-Cgil Bari.

Risponde Filippo Dipinto

Signor Dipinto, ci racconti della manifestazione dello scorso 25 Febbraio a Bari...

A Bari abbiamo avuto un ottimo risultato. Eravamo un migliaio di persone al di fuori di un convegno in cui, alla presenza dei giornali e delle televisioni, hanno letto il comunicato redatto col supporto del nostro avvocato. Abbiamo ottenuto un’intervista al Tg3, a pagina 6 della Gazzetta...

A parte i numeri, quali categorie hanno partecipato?

Tutte. Produttori, imprenditori, commercianti e operai.

Anche gli operai, quindi...

Certo. Se la mia azienda viene coinvolta le conseguenze le subiscono anche loro. A parte la perdita del lavoro in caso di chiusura, comunque subirebbero anche loro interrogatori e le sofferenze del titolare.

C’è stata una coincidenza tra la sentenza di Trani e la vostra manifestazione...

Si è trattato di una pura e semplice coincidenza. Non abbiamo manifestato contro gli arresti, come hanno scritto alcuni giornali. La manifestazione era già stata programmata.

Voi commercianti, che idea vi siete fatti del caso Clemente?

La signora Clemente era malata e lo sapevano tutti. Compreso il marito. Le responsabilità maggiori non sono dell’agenzia, né del datore di lavoro. Fortunatamente il titolare non è stato coinvolto perchè il decreto non esisteva, quindi non è applicabile. Però lei, consapevole del proprio stato di salute, non avrebbe dovuto fare quel tipo di lavoro. L’agenzia ha altre responsabilità, vedi la sottopaga. Anche se, quello che avrebbe dovuto guadagnare la signora, secondo lo Stato, è inaccettabile. 86 euro al giorno non li prende neanche un dipendente statale. Gli articoli associati al caso, in cui si parla di dodici ore con la schiena piegata sotto al sole, sono stati scritti forse da chi in campagna non ci è mai stato, se non per prendersi il fresco. E il risultato è che adesso si associa la Puglia allo sfruttamento del lavoro e degli operai. Ci hanno fatto fare una figuraccia a livello nazionale.

Qual è la vostra risposta alle generalizzazioni?

Noi col Movimento vogliamo riscattare questa immagine. Io, ad esempio, non mi reputo uno sfruttatore. Assolutamente. Lavoriamo e vogliamo essere rispettati per quello che facciamo. Non si può fare di tutta l’erba un fascio, così come si è voluto fare con questa legge. É una caccia alle streghe. Solo ieri hanno cominciato lo sgombero del ghetto di Rignano. Solo per far vedere che la legge serve. Sono anni che si conoscono le condizioni di quegli operai. E allora, di cosa parliamo? Se vogliono farci chiudere lo dicano. Sembra che l’intento sia quello di affossarci, in favore del prodotto d’importazione.

Col nuovo decreto non ci sono particolari modifiche, non fosse per la ridefinizione del reato di Caporalato...

Il 603 bis è una cosa vergognosa! Non siamo criminali, non siamo mafiosi. Vogliamo solo essere messi in grado di poter lavorare. Inoltre, stanno per firmare i contratti provinciali e noi non sappiamo ancora come comportarci, quanto pagare i nostri dipendenti, non sappiamo niente. Decidono lasciandoci all’oscuro. Noi le leggi vogliamo rispettarle, siamo contro lo sfruttamento degli operai. Ma devono metterci in condizione di poterle rispettare. Se le prerogative sono queste, noi lo sappiamo e chiudiamo. Per queste disposizioni, ancor prima di iniziare i lavori, noi dovremmo spendere una marea di soldi tra visite mediche e dispositivi antinfortunio.

Lei crede che se fosse stato in vigore il decreto nel 2015, le aziende avrebbero fatto eseguire le visite? Avrebbe potuto salvare la signora Clemente?

Ma chi ha scritto la legge sa che le visite che vengono eseguite non permettono di riscontrare patologie cardiache particolari? La visita si limita alla misurazione della pressione sanguigna, del peso e dell’altezza. Di alcuni esami nel caso dei trattoristi (delegati all’uso di fitofarmaci, ndr). La salute è dell’operaio. Se sa di essere cardiopatico, è lui che deve tutelarsi, negandosi per certe prestazioni lavorative.

Infatti la correlazione tra la morte della signora e il lavoro non è venuta fuori dalle indagini svolte. Gli arresti sono avvenuti in seguito alla scoperta dello sfruttamento degli operai che venivano pagati meno di 2 euro l’ora.

Secondo quanto diffuso dal Tg1, le ore lavorative erano 6 e mezzo a fronte di una paga di 30 euro. Non capisco come si possa dire che percepissero 2 euro l’ora.

Le ore di lavoro sono di più se si considerano i tempi per il viaggio da e verso casa...

Anche nei contratti provinciali che stanno per firmare hanno indicato un limite massimo di 100 minuti per gli spostamenti, un’ora e quaranta. Per lavorare 12 ore questa signora da dove veniva? Dovendo rispettare questi vincoli, noi aziende non potremo più far lavorare le signore che vengono da comuni quali San Michele Salentino. E a questo punto dovrà occuparsi la Cgil del loro sostentamento. E se ne assumano loro le conseguenze.

Il malumore coinvolge solo i produttori della provincia?

No. Noi siamo in contatto con aziende non solo pugliesi. Il nostro Movimento diventerà nazionale, anche perchè a noi si sono uniti produttori di Genova, Toscani o dell’Emilia Romagna. Come ha detto Magistà, l’unica vittima è l’agricoltura. La figura del Caporale, inteso come colui che organizza il lavoro, esisteva, esiste ed esisterà. Perchè il nostro è un lavoro programmabile di giorno in giorno. Io oggi ho un solo dipendente. Ma se ho i teli aperti e si scatena una burrasca, io domani avrò bisogno di personale. Quindici, venti persone. A parte i tempi, se volessi adempiere a tutte le prescrizioni, i costi per me sarebbero improponibili.

Siete a conoscenza della possibilità, attraverso le Asl, di stipulare delle Convenzioni per poter far eseguire le visite mediche agli operai?

Noi ci stiamo muovendo, aspettiamo l’esito di un incontro con l’Asl. Ma dovrebbero lavorare anche gli enti bilaterali, come il Cimala. Che noi imprenditori paghiamo. Con quelli, il Cimala paga il 40% delle indennità per malattia e sussidio agricolo. Affrontando spese enormi. Ma non capisco perchè non riesca a garantire i costi per la visita medica e i dispositivi antinfortunio. Perchè non si occupano la Cgil e gli altri sindacati, che speculano sui tesseramenti e le trattenute, di far fare le visite mediche ai loro associati? Io, per i miei dipendenti fissi, le spese per le visite mediche li spendo volentieri. Diverso è il caso in cui debba pagare le visite per 50 operai che potrebbero servirmi per 3 giorni di lavoro. Quanto dovrei far pagare il prodotto? E, ribadisco, nonostante le visite mediche i miei operai non sanno se sono cardiopatici.

Risponde Maria Viniero

Vorremmo sapere da lei se, e in quale modo, la legge sul Caporalato avrebbe potuto salvare la vita alla signora Clemente...

Io credo che questa legge avrebbe potuto salvarle la vita in quanto è un deterrente. Non a caso gli agricoltori hanno manifestato sabato. Non nego che tra gli agricoltori ci siano aziende serie che rispettano il Contratto. Ma ci sono aziende che non lo fanno. Come quella in cui lavorava la signora Clemente, ma ce ne sono tante altre. Ma la nostra attività non si esaurisce col decreto. Abbiamo ancora un grande lavoro da fare. Mi chiedo quali siano i problemi per chi rispetta la legge.

Cosa contempla la legge?

La definizione di legge sul Caporalato è riduttiva. Perchè si considera anche il datore di lavoro. Sono stati rivisti gli indici di sfruttamento o il salario. Non serviva il caso della signora Clemente per rendere noto che ciò che risulta in busta paga, che rispecchia il Contratto, in realtà alla mano non è così. Non è togliendo ai lavoratori i diritti che si risolvono i problemi che le aziende hanno con la politica e i parlamentari. Spetta loro valorizzare l’agricoltura, anche a livello europeo.

Come considera la critica secondo la quale non si è tenuto conto della differenza nel programmare il lavoro in agricoltura rispetto ad altri settori, come l’industria?

Non ritengo esista l’esigenza di trovare un giorno per l’altro del personale. I lavori, come la raccolta, si possono programmare in tempi utili per adempiere alle disposizioni di legge. Tanto è vero che ci sono aziende in provincia che riescono, tramite la turnazione dei lavoratori e rispettando i limiti di 6,5 ore, a far lavorare tutti. Facendo lavorare per più ore, loro hanno guadagnato tantissimo a discapito dei lavoratori. Non voglio dire che le aziende debbano chiudere, per carità, non lo vuole nessuno. Anzi, dobbiamo migliorare le condizioni anche per le aziende.

Il ruolo del Caporale, però, non è nato oggi...

La provincia di Bari ha un’offerta di lavoro che attira donne dalle province di Taranto e Brindisi. E queste arrivano con i Caporali. Il problema è che la figura del Caporale, in principio un surrogato delle agenzie interinali, col tempo è cambiata. Si è trasformato in un criminale. Non sono rari i casi di violenza, soprattutto nei confronti di stranieri. È recente il caso delle donne rumene picchiate a Taranto. Non è concepibile per un paese che si dice industrializzato, che si colloca al 7° posto tra le potenze industriali mondiali. Ho incontrato lavoratori e lavoratrici che con le lacrime mi hanno raccontato la paura di denunciare la propria condizione. La misera paga di 20 euro al giorno, a fronte di una reperibilità di ventiquattrore, era comunque utile da mandare alle proprie famiglie nei paesi di origine. Per le italiane la situazione talvolta non è delle migliori.

Quindi per il solo fatto che non ci siano noti episodi simili nelle nostre zone non vuol dire che questi non accadano?

Purtroppo in Italia bisogna arrivare alle maniere forti perchè si ottenga qualcosa. Siamo stati messi nella condizione dover arrivare a questa legge perchè la situazione era intollerabile.

Questo decreto quali altri settori coinvolge?

Questa legge, modificando il Codice Penale, adesso coinvolge anche gli altri settori. Gli indici di sfruttamento non riguardano solo il lavoro agricolo ma tutti i settori di lavoro. Con la scusa della crisi comunque la precarizzazione si è diffusa. Siamo arrivati al ricatto del “se ti conviene mi fai 12 ore di lavoro, altrimenti...”. Anche per questo noi della Flai non possiamo che essere soddisfatti di questa legge. Ripeto, continuo a non capire perchè dovrebbe far paura, a chi è in regola, una legge che ristabilisce dignità al mondo del lavoro.

Non crede che prima della legge sul Caporalato avrebbero potuto essere gli enti accertatori ad agire con più efficacia? Oggi si sta usando il pugno duro contro chi trasgredisce delle leggi che in buona sostanza già esistevano.

Gli organi forse avrebbero potuto fare forse qualcosa in più. Ma non si può dire che non siano stati fatti anche prima. Con l’incrocio dei dati sono stati contestati diversi casi di evasione, maturati talvolta in casi di connivenza coi dipendenti. Prima della legge questi controlli sono stati fatti dalla GdF. Ma questa legge, una volta promulgati i decreti attuativi, sarà utile anche come strumento a protezione dei lavoratori che decideranno di denunciare eventuali casi di sfruttamento. Inoltre dal 1° Gennaio 2018 le aziende dovranno fare mensilmente la dichiarazione dei contributi all’Inps tramite gli “uniemens”. E in questo modo sarà disponibile un quadro sempre aggiornato della situazione, come accade in altri settori. Forse è anche questo che mette alcuni in agitazione.

Cosa ci può dire della possibilità di stipulare Convenzioni con le Asl per far eseguire le visite mediche agli operai?

 

Ci sono dei Comuni che si sono interessati di stipulare delle Convenzioni, ma sono pochi. Il costo della visita, come in tutti gli altri settori, è a carico dell’azienda. Esiste la proposta di fare delle Convenzioni coi Comuni, ma non più di quello. Non mi sembra neanche giusto che sia il Comune a occuparsi di queste spese. Esistono le possibilità di far pagare all’Inail i corsi di formazione sulla sicurezza. Il problema è che alcuni non si muovono neanche in tal senso. Potrebbero, ad esempio, sfruttare la possibilità di sgravi fiscali e contributivi trasformando i contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. Esistono sgravi per l’assunzione di giovani. Ma sono pochi a ragionare da imprenditori, alcuni ragionano ancora da padroni.


[da La Voce del Paese del 4 Marzo]

Noicattaro. Manifestazione agricoltori intero

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