Lunedì 16 Settembre 2019
   
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Storie di lotta e di affermazione al convegno “Voci di Donna”. FOTO

Noicattaro. Convegno “Voci di Donna” front

 

Ricordare la festa della donna significa ricordare la diversità tra uomo e donna, ricordare che hanno entrambi gli stessi diritti e doveri e ricordare anche le battaglie che la donna ha dovuto affrontare per raggiungere determinati obiettivi, sia individuali che sociali. È con questa affermazione che si è aperto il convegno “Voci di Donna”, organizzato dall’associazione Carpe Diem Noja domenica 5 Marzo 2017 presso la Pinacoteca del Palazzo della Cultura.

All’ingresso della Pinacoteca, l’associazione “Crea...Attiva...laMente” ha svolto attività creative con i bambini presenti, al fine di sensibilizzarli al tema oggetto del convegno.

Dopo i saluti del sindaco Innamorato, accompagnato dall’assessore alla Cultura Vito Santamaria e dai consiglieri Didonna e Innamorato, la moderatrice Monica Cappelli ha presentato i vari ospiti della serata ad incominciare dall’avv. Carmen Cassano, la quale ha evidenziato come la donna ha sempre dovuto lottare per affermare i propri diritti. “Per la donna lavorare è una scelta o una necessità?” si domanda l’avv. Cassano. “Per certi aspetti sceglie di lavorare per affermarsi come donna; ma nell’ultimo periodo è diventata una necessità a causa della congiuntura economica. Seppur una necessità, questo crea dei problemi all’interno della famiglia, perché esiste ancora un retaggio culturale per cui la donna deve restare a casa per fare da mamma e da moglie”. Dei diritti della donna si inizia a parlare verso la fine dell’800. La prima legge sul lavoro in Italia nasce nel 1902 che, seppur innovativa, riconosceva salari più bassi. Da qui la forza delle donne di affermarsi come lavoratrici e donne in quanto tale: nascono i movimenti femministi e la volontà di affermarsi in politica, ma la strada ritornò a diventare tortuosa nel periodo fascista. Solo nel 1951 abbiamo la prima donna al governo, la democristiana Angela Cingolani nominata sottosegretaria all’industria e al commercio. Donne impegnate politicamente e casalinghe hanno realizzato la “Casa delle Donne”, diventata parte degli Stati Generali dell’O.N.U., “con l’obiettivo - ha ricordato la giornalista Marilena Rodi - di organizzare iniziative di sensibilizzazione non solo in favore delle donne”.

Il convegno è proseguito con la testimonianza di due giovani donne. Miriam Cacucci, giovane titolare dell’attività Happy Day, ha raccontato le difficoltà nel realizzare il suo sogno: quello di aprire una attività di organizzazione eventi e combattere la diffidenza del paese che una giovane promessa dell’imprenditoria potesse offrire un servizio all’altezza dell’occasione. Alla fine ce l’ha fatta. Così come Francesca Buono, che dopo 10 anni di duro lavoro nel mondo del calcio, è diventata presidente dell’Asd Noicattaro Calcio, affermandosi in un mondo ostile e prettamente maschilista, che vede l’ingresso della donna nel calcio come qualcosa solo da esibire: le “wags” mogli e fidanzate degli sportivi, per intenderci.

Dopo i monologhi di Beppe Tagarelli e di Jasmine Di Bari sull’amore, il clima nella Pinacoteca si è fatto più serio quando la parola è stata data a “Donna Coraggio”, nome di fantasia che si è cucita addosso dopo anni di soprusi. Accompagnata dal suo legale, l’avv. Rosa Porfido, Donna Coraggio racconta la sua storia con un nodo alla gola, trattiene l’emozione a fatica e con grande coraggio spiega le violenze subite dal suo ex marito. “Tutto - spiega - è incominciato con uno schiaffo dopo una lite alla quale lui non sapeva controbattere con le parole”. Successivamente le frustrazione dell’uomo si sono riversate sul figlio maggiore di 10 anni, colpendolo ripetutamente con calci solo per avergli disobbedito. “Ricordo bene quel giorno, erano le 7.30 del mattino del 2 Dicembre 2014, e tutti eravamo pronti per affrontare la giornata”, racconta Donna Coraggio. “Mio figlio grande era già andato a scuola, lui era uscito per andare a prendersi il solito caffè, mentre io ero rimasta sola in casa con il piccolo di 4 anni. D’un tratto lo sentii rientrare che farfugliava qualcosa. Non ebbi il tempo di capire cosa stesse dicendo e mi colpì con un pugno in pieno viso”. Cadde stordita, si rialzò mentre lui continuava a colpirla sul corpo e sul viso. “Vedevo sangue dappertutto e mio figlio che piangeva disperato”, racconta. “D’istinto mi affacciai sul balcone, e con tutto il fiato che avevo in gola gridai aiuto. Lui andò a lavoro come se non fosse successo niente. Corsi dai vicini, i quali chiamarono l’ambulanza e i Carabinieri”. Fu operata d’urgenza riportando fratture alla cavità orbitale, al naso e contusioni in molte parte del corpo. Ora porta una placca in titanio sotto la guancia destra. Dopo l’allontanamento forzato dal nucleo famigliare, l’uomo, a distanza di due anni dall’accaduto, continua a minacciare di morte lei e i suoi bambini ma, dice, “è difficile convivere con la paura, ma io devo essere forte e lo devo essere per me e i miei figli”. Un forte abbraccio è stato tramutato in uno scroscio di applausi in segno di vicinanza per questa grande donna.

Il convegno si è concluso con l’attenzione rivolta ad una installazione: una sedia con un panno rosso, una borsa rossa e delle scarpe rosse. Un giorno un uomo ha deciso di porre fine alla vita di una donna e quella donna prima occupava un posto in un cinema, sul pullman, su un tram. Adesso questo posto è rimasto vuoto. “Noi vogliamo dedicare questo posto vuoto a loro, a quelle donne che oggi non ci sono. Ricordandoci che noi possiamo occupare questo posto, ma gli uomini violenti no”, conclude un membro dell’associazione Carpe Diem Noja.


[da La Voce del Paese dell'11 Marzo]

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