Domenica 24 Marzo 2019
   
Text Size

Chiesa Madre, lo straniero ha bisogno di sentirsi una persona

Noicattaro. Incontro Chiesa Madre front

 

Quello dello scorso venerdì 3 Marzo, presso le Opere della Chiesa Madre, è stato un incontro di approfondimento alla domanda con la quale si è concluso il precedente. Dopo che il prof. don Rocco D’Ambrosio, la settimana prima, aveva esaminato i numeri e i diversi metodi di approccio al fenomeno migratorio, dal direttivo del Gruppo Giovani ci si era chiesti cosa, in concreto, si potrebbe fare per rispondere all’appello del Pontefice e aprire le porte di ogni comunità parrocchiale all’accoglienza.

Disposte le sedie in circolo, a parere di chi scrive per sottolineare l’equipollenza delle sensazioni al netto delle esperienze e incentivare il dialogo, il diacono Arcangelo Porrelli ha introdotto l’ospite. Relatore per questo incontro su “La sfida dell’Integrazione nella Parrocchia” è don Giovanni De Robertis. Parroco presso San Marcello, nonché direttore presso l’Ufficio Migrantes e responsabile per gli immigrati residenti in Diocesi. Don Giovanni ha a sua volta introdotto la storia di Paci, una brillante e determinata ragazza di origini albanesi, responsabile dell’associazione “L’Onda Perfetta”. Le due storie, prima di incrociarsi per procedere nella stessa direzione, hanno avuto origini diverse. Una è cominciata alla ricerca dell’onda perfetta per raggiungere la meta ambita; l’altra come volontaria offerta di un porto sicuro per i naufraghi alla ricerca della salvezza.

Paci, accompagnata da Giammarco, è venuta a raccontarci come si sia trovata a creare, insieme ad altri ragazzi, un’associazione che ha nel nome le speranze di chi parte e tra gli obiettivi quello di incentivare l’integrazione attraverso attività formative e promozionali. Parashqevi - il suo nome di origine greca - è la prima di tre figli. La sua ferma volontà di laurearsi in Medicina per poter andare in Africa e “finché possibile aiutare chi ne ha bisogno”, ha spinto il padre a tentare più volte la traversata dell’Adriatico. Dopo vari tentativi infruttuosi, l’uomo è riuscito nell’intento di raggiungere la costa barese. Grazie ad un impiego come meccanico, prima i tre figli poi la moglie, lo hanno raggiunto. Riuscita ad accedere al liceo scientifico proseguendo dal quarto anno che aveva interrotto in Albania, Paci si trova tra due muri: quello dei docenti, che credono che in Albania i voti siano regalati vista la situazione di disagio politico sociale; quello degli albanesi, che la disincentivano all’impegno perchè a causa del razzismo degli italiani non avrebbe ottenuto quanto meritava. Ma il voto di diploma li ha smantellati entrambi.

Le iniziali difficoltà ad integrarsi al di fuori della scuola le supera dopo l’incontro con un parroco, don Mimmo, che propone a lei e la sua famiglia attività da svolgere all’interno della comunità parrocchiale. A pochi esami dalla laurea in Scienze Farmacologiche, Paci ha un impiego fisso. Inoltre è tra le responsabili dell’associazione “L’Onda Perfetta”, con la quale si è fatta promotrice di eventi che mirano all’integrazione attraverso l’insegnamento dell’italiano agli stranieri, e la realizzazione di serate per la conservazione e promozione delle usanze e tradizioni tipiche dei paesi di origine degli immigrati. Esperienza significativa e utile passo verso la “trasformazione della prossimità in comunità” mouneriana, ribadita dal diacono Porrelli.

La lunga storia di don Giovanni De Robertis, che ha cominciato il suo cammino di fede in età matura durante gli studi universitari di Ingegneria, narra di un uomo attivo nel porgere il suo supporto agli stranieri ben prima dell’esplicito invito di Papa Bergoglio. Responsabile dell’Ufficio Migrantes - nato per assistere gli italiani che emigravano nel dopoguerra, oggi svolge funzioni di supporto anche per chi migra verso l’Italia - ha ben chiari i numeri dell’immigrazione. Non solo per il suo contributo nella redazione del periodico rapporto. Ma soprattutto perchè la sua opera umanitaria è concreta e di prossimità. Coinvolgendo la sua comunità parrocchiale, è riuscito ad assicurare ad un gruppo di sei neo maggiorenni di varie etnie (al compimento del diciottesimo anno di età, l’immigrato deve lasciare il centro per minori che lo ospita ma non esistono strutture di supporto e quindi spesso viene lasciato allo sbando) un appartamento all’interno del quale possono vivere e proseguire i loro studi. Contribuendo allo svolgimento delle attività parrocchiali. E ritagliandosi, in questo modo, un brandello di mondo da poter chiamare “casa”. Nel quale poter coltivare le loro ambizioni ed esprimersi per quello che sono: esseri umani

Dei sei ragazzi, tutti di fede musulmana, gli aneddoti raccontati della convivenza non si discostano molto da quelli potrebbero essere di studenti fuori sede. Se si omette la triste, cruda, storia della loro vita fino a quel momento. Il lungo viaggio in mare, la paura di non farcela, la morte dei compagni di viaggio, le vessazioni. La storia di adolescenti indotte alla menopausa prima della traversata per non restare incinte durante le violenze che subiranno durante il viaggio. Sono ricordi indelebili, se non si fa nulla perchè possano essere rimpiazzati. Lo spunto più interessante, e che travalica l’ispirazione sacrale del luogo in cui si è tenuto l’incontro, è la riflessione sulla necessaria volontà di accogliere l’alterità come possibilità di crescita. E questo valga per ogni rapporto. C’è necessità di dialogo. Perchè col dialogo si riduce l’ignoranza. La conoscenza cancella le paure. E senza timore, sarà più facile costruire ponti piuttosto che muri.


[da La Voce del Paese dell'11 Marzo]

Noicattaro. Incontro Chiesa Madre intero

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI