Domenica 24 Marzo 2019
   
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Chiesa della Lama: incontro sulla figura del Crocifero

Noicattaro. Incontro Chiesa Lama front

 

In prossimità della Settimana Santa, la Confraternita della Passione della Chiesa S. Maria della Lama di Noicattaro ha organizzato un incontro pubblico per discutere sui temi legati alle tradizioni religiose del nostro paese.

Il dott. Vito Cosimo Dibenedetto, con la supervisione del dott. Sabino Paciolla ha introdotto - venerdì 24 Marzo - una breve storia sulla figura del Crocifero. Secondo lo studioso d’arte antica, la sua nascita ha origini molto antiche. Intorno al ‘600, con la riforma Luterana, gli Ordini Religiosi si impegnarono alla catechizzazione della popolazione e i Carmelitani, l’Ordine Religioso più rinomato di Puglia, giocarono un ruolo importante per la rieducazione dei nojani. Ai Carmelitani si deve l’introduzione delle prime rappresentazioni teatrali sulla passione di Cristo, che si conclusero intorno al XX secolo.

Nel primo ventennio fascista inizia a delinearsi la figura del Crocifero così come la conosciamo noi: saio nero, corona di spina sul capo, catena di ferro che gli impaccia il passo e gli tortura la caviglia e con la stessa si flagella il corpo. Il Crocifero, e soprattutto il suo anonimato, non è solo la figura emblematica della Settimana Santa nojana, ma resta un unicum nel panorama dei riti religiosi pugliesi, sebbene testimonianze di pratiche simili e figure di Crociferi le abbiamo anche nel Salento e nella parte ionica.

In queste zone il Giovedì Santo c’è solo una coppia di Crociferi a far visita al sepolcro. A Brindisi troviamo i “Pappamusci” cioè il Crocifero con la croce; a Francavilla Fontana e a Troia i Crociferi sono cinque nella processione detta “delle Catene”, sono con il saio bianco e trascinano delle catene; mentre quello di Cerignola è vestito di rosso. Proseguono poi i casi di emulazione compiuti dai sacerdoti che portano la cultura del Crocifero nojano in paesi come Cellamare e Triggiano.

La breve introduzione di Vito Cosimo Dibenedetto ha dato spunti di riflessioni a don Nicola Bux - Consultore della Congregazione per le Cause dei Santi - riguardo i riti e se oggi ancora hanno un senso. “Nella società in cui viviamo, il rituale che compie il Crocifero appare di primo acchito impensabile”, ha esordito il sacerdote. ”Appare cioè una controtendenza l’andare scalzi e il flagellarsi in quest’epoca dove si è portati a esaltare il corpo e non ad attuare una sua mortificazione”. Non sono mancati da parte del sacerdote anche riferimenti alle ultime notizie, come la marcia contro l’illegalità, don Ciotti e gli eventi che l’Europa sta subendo nell’ultimo decennio, citando la strage di Charlie Hebdo dove tutti si sono sentiti come quei morti e questa “solidarietà” ha dato inizio al “Je suis Charlie” fino ad arrivare al “Siamo tutti sbirri”. Questo per spiegare che la nostra concezione di solidarietà è ben lontana da quella intesa dalla società antica, dove il rituale del Crocifero era attuare una sofferenza al corpo per sentire il dolore ed essere solidali con quello provato da Cristo.

Ci sono state alcune domande da parte del pubblico, riguardanti il rinnovo delle tradizioni e si è chiesto a quale età fosse giusto per un ragazzo rivestire il ruolo del Crocifero. Don Nicola ha risposto alle domande ribadendo che più che soffermarci su tali domande, dobbiamo forse riflettere sul venir meno della cristianità in questo momento storico dove l’uomo ha bisogno di ritornare al sacro.


[da La Voce del Paese del 1° Aprile]

Noicattaro. Incontro Chiesa Lama intero

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