Domenica 25 Agosto 2019
   
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“Judo con Thé”, in palestra l’incontro della Shihan Noicattaro

Noicattaro. Evento “Judo con Thé” front

 

Presso la palestra della scuola elementare “De Gasperi”, sabato 25 Marzo l’A.S.D. Shihan Noicattaro ha ospitato il prof. Giuseppe Tribuzio, docente di Sociologia presso l’Università di Bari e autore tra gli altri di un saggio di sociologia sul judo stesso, dando vita all’incontro “Judo con Thé”.

Nel prescindere dalle tecniche e dai manuali, il prof. Tribuzio racconta il judo da una prospettiva educativo-culturale, sostenendo che la nostra cultura è preziosa quanto quella degli altri. “Ho scoperto che siamo più giapponesi noi dei giapponesi”, sostiene il professore. “Dovremmo avere orgogliosamente a cuore la nostra cultura e le nostre tradizioni in modo da avere l’aggettivazione Judo Italiano”.

Secondo il professore, il judo nasce perché deve copiare, deve prendere in mano la cultura Occidentale e farla propria in un momento in cui ci si rende conto che l’Occidente è avanti in tutto. Per volontà dell’Imperatore, dunque, dal 1860 in poi tutti i giovani devono imparare tutto quel che l’Occidente ha sviscerato: copiare per superare. Poiché le arti marziali non si rendono più necessarie, si tira fuori un’idea nuova, associando lo spirito combattivo ad una disciplina che non deve avere gesti pericolosi. Nel judo inizia una trasformazione epocale, seguita il professore, poiché i due che si affrontano si mettono le mani addosso mediante le prese. Non c’è violenza, ma l’inizio di una socializzazione. Non il contrasto, ma l’incontro.

Sempre secondo il prof. Tribuzio, i migliori eredi della cultura giapponese e del judo possiamo essere noi italiani - noi meridionali in particolare - in quanto abbiamo avuto un po’ di progenitori della Magna Grecia, dove l’incontro era concepito per dar sfogo alle capacità atletiche. “Una tradizione sportiva che nasce qui, ma che i giapponesi hanno copiato. Dobbiamo riappropriarci di questi strumenti”.

Numerose le riflessioni proposte nel corso dell’incontro e numerose le citazioni di pedagogisti e sociologi, nonché di pensatori Orientali e Occidentali. “Il judo nasce come modello educativo e tutto quello che avviene nel judo è una relazione tra maestro e allievo”. Attraverso l’insegnamento, il maestro guida il suo allievo verso le proprie inclinazioni, aiutandolo a crescere e ad esprimersi. Ognuno cerca la soluzione al problema di come educare i ragazzi alla vita, attuando in casi estremi delle vere e proprie cattiverie (come ad esempio indurre il figlio a farsi male di proposito) che tuttavia rappresentano qualcosa di particolarmente significativo. Secondo una fonte autorevole, particolarmente importanti per l’educazione dei ragazzi sono: il saluto ai genitori (che rappresenta il riconoscimento dell’altro), la disponibilità e il tenere la stanza in ordine, in quanto c’è un posto per ogni cosa e ogni cosa ha il suo posto.

Nel judo, in sostanza, si impara a relazionarsi attraverso il rispetto e l’umiltà verso il maestro e la condivisione con gli altri, al fine ultimo di cogliere l’opportunità per affrontare e superare le diverse problematiche. Secondo un aforisma di Nietzsche, “Ogni maestro ha un allievo che prima o poi lo tradirà”, in quanto anche l’allievo deve diventare maestro, decidere se allontanarsi o restare, se prendere o lasciare.


[da La Voce del Paese del 1° Aprile]

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