Giovedì 24 Ottobre 2019
   
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A caccia di bufale all’Exviri, con Paolo Attivissimo. FOTO

Noicattaro. Conferenza di Paolo Attivissimo front

 

Si è tenuta lo scorso 25 Marzo un’interessante conferenza presso l’auditorium dell’Exviri, nell’ambito della rassegna “Nauka”, con ospite il giornalista Paolo Attivissimo: cacciatore di bufale “quasi” di professione. Lavoratore presso la radio televisione svizzera nel programma “Il disinformatico”, si occupa dei fenomeni che si verificano attorno alle false notizie sia tramite la radio che su blog specializzati. Buona la risposta del pubblico, molto interessato all’argomento, estremamente attuale, e voglioso di scoprirne i meccanismi alla base.

La prima domanda sorge spontanea: come si smaschera una bufala? “Dietro ogni notizia c’è sempre una componente emotiva, e per questo bisogna ben conoscere tali reazioni della mente umana per fare bene questo mestiere”, afferma in apertura Paolo Attivissimo. La genesi volontaria di notizie false ha radici profondissime, come nel caso del documento falso della donazione di Costantino, del Protocollo dei Savi di Sion, o nei tempi più recenti della famosa prima pagina del Messaggero che racconta lo sbarco sulla Luna “Con una falsa impronta lunare allegata, fotografando un’impronta di uno stivale sulla spiaggia di Ostia!”. Insomma, le bufale sono sempre esistite, è cambiato però il contesto in cui vengono create ed il fine a cui mirano: in passato per fini propagandistici, per un ritorno economico nel lungo periodo, oggi per un guadagno immediato per via della tecnica del “click baiting”, ovvero attirare click in una pagina che contiene una notizia falsa, grazie al compenso corrisposto dagli inserzionisti pubblicitari ad ogni visualizzazione nei confronti del proprietario della pagina.

Proprio per la semplicità del meccanismo alla base del guadagno, molti siti producono queste false notizie “per professione”, legali giustificandosi dietro lo schermo della satira, a volte utilizzando nomi che possono trarre in inganno chi le condivide sui social utilizzando richiami a testate giornalistiche vere e proprie: pensate a siti quali newstg24.com, liberoquotidiano.com, ilfattoquotidaino, il giomale e tanti altri che costruiscono una vera e propria rete dell’inganno. Il problema è che chi crede che queste notizie siano vere si indigna per qualcosa che non esiste, distraendosi da problemi veri. Non aiuta Facebook, che confeziona le notizie in modo standardizzato: “Il font è sempre lo stesso, la posizione dell’immagina la medesima: le notizie di un sito bufalaro e quelle di uno autorevole sono offerte alla stessa maniera, con il nome del sito in cui sono pubblicate posto in calce con colore grigio e carattere minuscolo. Insieme alla Presidenza della Camera stiamo lavorando ad un progetto che chieda a Facebook di inserire delle bandierine accanto a quelle fonti non attendibili”.

Non esiste solo però la bufala creata ad hoc, molti sono gli esempi di errori da parte di giornalisti professionisti, che non di rado prendono un granchio, mal interpretando una fonte o scegliendo quella sbagliata: “Alla base di una notizia deve esserci un lungo lavoro di ricerca, di verifica dei fatti e degli atti: purtroppo con l’evoluzione del giornalismo alcuni professionisti, pur di pubblicare al più presto possibile, saltano qualche passaggio o lo compiono scorrettamente finendo per far credere vera una sciocchezza”. Purtroppo molti giornali, dopo aver affermato qualcosa di sbagliato, non pubblicano rettifiche, ma si limitano ad eliminare le pagine online incriminate: ciò non aiuta a limitare la diffusione dell’indignazione e della rabbia sui social, cose che possono portare a gravi episodi di violenza nella vita reale.

Perché una persona condivide una bufala? Perché è un modo elegante di sfogare le proprie paure o i propri sentimenti, per poter dire qualcosa che vorremmo passando per politicamente corretti. Ma a quale costo? Spesso una bufala può pesare tantissimo: è il caso del boicottaggio della vaccinazione antitetanica sulle donne in età fertile in Africa, basata sulla falsa notizia di un complotto dell’O.M.S. per sterilizzare le future mamme africane, con bambini morti a pochi mesi dalla nascita per aver contratto il tetano dal sangue materno. Sempre sui vaccini è basata un’altra storica e pericolosa bufala, quella secondo la quale le vaccinazioni causerebbero l’autismo: tanto diffusa e difficile da debellare, per questo pericolosa e capace di causare il ritorno di focolari di malattie - quali il morbillo - per il sospetto generato tra i cittadini. Una notizia falsa, questa, che circola dal 1988 per via di una pubblicazione di un medico inglese, Andrew Wakefield, corrotto da una causa farmaceutica per falsificare i dati e così facendo svantaggiare una concorrente produttrice di vaccini trivalenti.

Molti sono stati gli esempi noti citati dal giornalista, che ha inoltre reso al pubblico dei consigli sempre validi per evitare di credere a notizie false: ad esempio, diffidare di notizie incredibili se queste non hanno prove altrettanto consistenti; non fidarsi di notizie che fanno leva sui sentimenti della persona, spesso confezionate ad hoc; controllare l’autenticità di immagini utilizzando strumenti quali “TinEye”, magnifico sito che permette, caricando un’immagine, di controllarne la fonte e l’esistenza di scatti simili; utilizzare i motori di ricerca per verificare la veridicità di una notizia, notando la presenza di siti attendibili che la documentano, oppure consultare siti “antibufala” quali bufalopedia.

Il pubblico ha mostrato di gradire l’argomento, con una serie di domande sul comportamento da tenere nel segnalare una bufala e interessandosi alle proposte per limitarne la diffusione online.


[da La Voce del Paese del 1° Aprile]

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