Martedì 20 Agosto 2019
   
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“Portare la vita in salvo”, la ricerca di nuovi equilibri e opportunità

Noicattaro. Presentazione libro Vito Calabrese front

 

Utilizzare la scrittura per “non rimanere senza voce davanti al vuoto provocato dal male”. Domenica 26 Marzo il Presidio del Libro di Noicattaro, in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune, ha presentato il libro di Vito Calabrese “Portare la vita in salvo”, in dialogo con la scrittrice Marilena Lucente.

L’autore, psicologo e psicoterapeuta, racconta in queste pagine il suo percorso personale di elaborazione dell’evento traumatico che ha sconvolto l’esistenza sua e della sua famiglia. Nel Settembre 2013 sua moglie Paola Labriola fu uccisa da un paziente nel Centro di Salute Mentale (C.S.M.) al quartiere Libertà di Bari, dove prestava servizio in qualità di medico psichiatra. La tragedia ebbe risonanza nazionale, suscitando molti interrogativi sulla sicurezza all’interno di contesti lavorativi difficili, dove gli operatori sono esposti a rischi spesso trascurati dalle istituzioni competenti. In omaggio allo spirito di sacrificio e alla passione con cui la psichiatra ha svolto il proprio lavoro, in questi anni sono stati attribuiti alla Labriola numerosi riconoscimenti, fra i quali la Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e le sono state intitolate strutture già esistenti e altre di nuova fondazione. Hanno un senso tutte queste iniziative per le vittime di eventi così terribili? Secondo l’autore si tratta di una restituzione simbolica, utile a mantenere viva la memoria.

“Portare la vita in salvo”, secondo Marilena Lucente, è un libro che “brucia” nelle mani del lettore, il quale ha bisogno di raccontarlo a sua volta ad altri perché “i traumi rompono i ponti, ma poi riavvicinano le persone e creano nuovi incontri”. A salvare la vita dei sopravvissuti alle tragedie possono essere proprio le parole, con la loro capacità di dar voce alle angosce e ai pensieri che, se repressi e non elaborati, condannerebbero inevitabilmente ad un’esistenza a metà. Vito Calabrese racconta che proprio le opere letterarie lo hanno soccorso nella ricerca di parole che potessero descrivere i vissuti e il vuoto derivanti dalla perdita di sua moglie. Un trauma che necessitava di tradursi in scrittura, per superare la solitudine, per condividere con gli altri la propria storia, per tentare di alleggerirsi dal peso del dolore e di ricostruire un equilibrio perduto.

Anche per la sua professione di psicologo, l’autore si è reso conto fin da subito che “i morti non seppelliti restano fantasmi”, che l’elaborazione del lutto è indispensabile per ricostruire i legami con la vita. Alla Lucente che trova che questo sia un libro “pieno di abbracci”, in cui il dolore può convivere con la felicità, Calabrese risponde che in effetti la carica di affetto ricevuta è stata superiore alle aspettative. Negli abbracci era tangibile la disperazione, ma c’era anche la “grazia”, il dono di tanti racconti e ricordi: “Sembrava che tutti volessero restituirmi la bellezza di Paola”. La condivisione affettiva ha accresciuto la resilienza, ossia la capacità di reagire alle situazioni avverse, di cercare nuove opportunità per affrontare il futuro. I fattori che hanno aiutato l’autore a ricercare in se stesso una reazione positiva sono stati anzitutto i figli, e poi la lettura, l’arte, la scrittura di poesie, oltre alle relazioni autentiche con le persone.

Il perdono però ancora non è possibile, perché l’assassino non si è pentito. Tuttavia lo psicologo si sforza di “umanizzare” il carnefice: una persona giunge a comportamenti così violenti perché nella vita ha subito violenze, abusi, situazioni traumatiche che hanno determinato squilibri psichici. E la società dovrebbe preoccuparsi maggiormente dei soggetti a rischio per evitare il verificarsi di simili tragedie.

La lettura di passi toccanti del libro, durante l’incontro, ha contribuito a restituire il ricordo della dimensione umana e professionale di Paola Labriola, e anche a riflettere sulla possibilità di “portare la vita in salvo” se la bellezza del passato genera nuove speranze e futuro.


[da La Voce del Paese del 1° Aprile]

Qui alcune foto, a cura di Luigi Grande

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