Suglia: “L’immondizia nelle nostre campagne è visibile dal satellite”

Noicattaro. Rifiuti nelle campagne front

 

Non è passato molto tempo da quando raccontavamo lo stato di abbandono del parcheggio della stazione. Quando avvertivamo che l’inciviltà di pochi potesse avere ripercussioni sulla rispettabilità della intera comunità. L’amara conferma ci giunge dall’A.P.E.O., Associazione Produttori Esportatori Ortofrutticoli. Con una lettera aperta firmata dal presidente nojano Giacomo Suglia, infatti, si è richiesta e ottenuta l’attenzione di Autorità e organi di informazione su ampia scala perchè la situazione in cui imperversano le campagne non è differente da quella riscontrata nell’area urbana.

Quanti assaporino l’idea di godere dei tepori primaverili con una scampagnata per le prossime ricorrenze pasquali, siano preparati all’idea di potersi imbattere in discariche a cielo aperto a ridosso delle coltivazioni. Vi troveranno di tutto: elettrodomestici, mobili e copertoni. Giocattoli, videocassette e medicinali. Bottiglie, indumenti e sacchetti dalle farciture variegate. Uno scenario raccapricciante. E non esistono attenuanti per un comportamento che si sta rivelando dannoso sotto diversi punti di vista.

Abbiamo incontrato Suglia, che ha espresso il suo condivisibile disappunto per il richiamo che è stato fatto ad alcune aziende della zona. “Per ora solo un cartellino giallo, usando il linguaggio calcistico”. L’inserimento nella G.D.O. (Grande Distribuzione Organizzata), filiera attraverso la quale i nostri prodotti vengono esportati in diversi Stati Europei, comporta visite e ispezioni periodiche da parte di ispettori delle agenzie di intermediazione e degli acquirenti stessi. Lo scopo è sì quello di visionare il prodotto ma anche quello di accertarsi del contesto in cui viene coltivato. “Quando entriamo nelle aziende agricole troviamo, all’interno dei confini delimitati da recinzioni, uno stato di ordine e di cura. Ma nelle zone confinanti, il cui accesso è libero, la situazione è ben diversa. Sono andate in disuso le basi della buona educazione. Vogliamo mangiare biologico, vogliamo un mondo più pulito. Poi noi stessi mangiamo, sporchiamo e ce ne andiamo. Facciamoci un esame di coscienza”.

Ovviamente il discorso non è generalizzante, il buonsenso e le proporzioni lasciano pensare ad azioni da ricondurre all’inciviltà di una quota marginale della popolazione. Ma il rischio è di ben più ampia portata. Se la situazione non cambierà, diversi produttori rischiano di vedersi estromettere dal circuito internazionale. Con ripercussioni sull’economia locale. Se si pensasse che il prodotto potrebbe essere facilmente ricollocato nel mercato nazionale, non si sta considerando l’enorme danno di immagine che arrecherebbe la diffusione a livello internazionale di immagini come quelle che noi stessi abbiamo raccolto nelle nostre campagne. E che sono già facilmente reperibili anche su Google Maps. Non è difficile pensare alla “massiccia campagna mediatica che ha praticamente messo in ginocchio l’agricoltura di diversi Comuni campani”. Certo non siamo ancora paragonabili alla tristemente rinomata Terra dei Fuochi. Al momento non ci sono riscontri di contaminazione delle falde acquifere. Vuole precisare Suglia, ci sono dei pozzi la cui acqua è dichiarata potabile, pura al punto di essere convogliata nell’Acquedotto Pugliese. Ma dato che il fenomeno di abbandono si è fatto più palese in coincidenza con la raccolta differenziata, esiste il rischio che col tempo i percolamenti nel sottosuolo di sostanze nocive raggiungano le falde che vanno ad alimentare i pozzi artesiani.

“Ci sono i cittadini che pagano le tasse per avere un servizio. E poi tra gli stessi cittadini ci sono gli incivili. C’è l’arroganza di chi pensa che ci sarà sempre qualcun altro a fare quello che non fa lui. Se non vogliamo che la situazione degeneri bisogna bloccare il fenomeno sul nascere”. La missiva, che ha ribadito la presenza di un problema già denunciato qualche mese fa, questa volta avrebbe ottenuto riscontro nell’immediata promessa di intervento da parte dei sindaci di alcuni Comuni coinvolti. Il nuovo Prefetto, insediatosi da qualche settimana, potrà intervenire, magari con un’azione di coordinamento delle amministrazioni locali, quando avrà sbrigato le incombenze più urgenti.

Ma prima che sia una qualsiasi autorità a formalizzarci una sanzione per un gesto incivile, lasciamo che sia il buonsenso a suggerirci quanto sia stupido deturpare un paesaggio che ci invidiano, lasciando a ridosso dei pareti a secco, peculiarità da preservare, quei rifiuti che potremmo con lo stesso sforzo (e senza il rischio di essere beccati) conferire nei modi per i quali paghiamo le tasse. Stiamo gettando rifiuti, in tempo di crisi, in una delle poche fonti di lavoro che rimangono. Stiamo sputando nel piatto in cui potremmo mangiare.


[da La Voce del Paese dell'8 Aprile]

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