Domenica 18 Agosto 2019
   
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Agricoltori, continua la protesta. Pronti 10mila licenziamenti

Noicattaro. Protesta agricoltori front

 

Non è ancora calato il vento di protesta alimentato dagli imprenditori agricoli. Con diecimila licenziamenti firmati, la possibilità che ce ne siano degli altri e le chiavi delle aziende simbolicamente raccolte in un cesto in segno di resa, lunedì 3 Aprile una delegazione del Movimento Nazionale per l’Agricoltura, presieduto dal nojano Filippo Dipinto, è stata ricevuta dal Prefetto. “Quando ha saputo della gente che abbiamo dovuto licenziare e che potremmo doverne licenziare altri, si è reso conto che era il caso di farci accomodare. Sta diventando una questione sociale. Era assurdo che per 500 cassintegrati Fiat si cercasse una soluzione e per 10.000 famiglie no. Eravamo circa 1.700 tra produttori e operai. Hanno partecipato anche imprenditori calabresi e siciliani”.

Capitanato dal giovane presidente nojano, il Movimento negli ultimi mesi ha raccolto larghi consensi nel mondo dell’imprenditoria agricola, che da nord a sud vuole unirsi al coro di chi ci tiene a rimarcare con forza la propria identità di agricoltore. Che nulla ha a che vedere con la piaga del Caporalato. Sottolinea Dipinto che fenomeni criminali come il Caporalato è giusto che vengano puniti duramente. “Noi siamo contro il Caporalato, contro chi sfrutta gli operai e contro chi si avvale di queste figure. Ma deve essere punito chi sbaglia. Vanno sanzionati i ghetti. Le aziende agricole sane vanno tutelate. Non si può credere di tutelare l’operaio penalizzando l’azienda”. Per questo, con l’appoggio di Parlamentari come il Senatore Lettieri e gli Onorevoli Melchiorre e Altieri - che aveva già manifestato la sua solidarietà all’iniziativa - e un’altra trentina di Senatori - tutti presenti ad eccezione di rappresentanti del Pd - è in programma la discussione in Commissione al Senato dei punti già sottolineati in occasione della manifestazione dello scorso 25 Febbraio.

Principalmente si chiede che venga esclusa l’estensione alle persone giuridiche della responsabilità per il reato di Caporalato, che si rivedano il rafforzamento dell’istituto della confisca e l’adozione di misure cautelari relative all’azienda agricola in cui è commesso il reato “perchè così com’è siamo trattati come mafiosi”. Chiediamo un commento sui dati di cui riferisce l’edizione regionale del Tg3, secondo cui ci sarebbe una netta discrepanza tra il costo del lavoro agricolo al nord e al sud: “I sindacati sanno che nella nostra amata Puglia vengono dichiarati milioni di giornate lavorative in agricoltura. Quindi puntano sull’innalzamento della paga per il conseguente aumento del sussidio agricolo. E più alte sono le percentuali che loro incassano”.

Sono dure le parole nei confronti delle sigle sindacali, Cgil in primis, accusate di aver dato un duro colpo al comparto agricolo. Secondo Dipinto i sindacati avrebbero cavalcato l’onda emotiva provocata da eclatanti fatti di cronaca e agito mettendo gli imprenditori in condizioni da rendere quasi impossibile l’agire in lege. Se non con un eccessivo ed ingiustificato incremento dei costi. Non risparmia critiche nei confronti delle associazioni di categorie che dovrebbero tutelare gli imprenditori - Coldiretti, Confagricoltura e Cia - la cui azione in fase di trattativa non sarebbe stata incisiva. Per lo meno non quanto ci si aspettava da associazioni alle quali le aziende corrispondono quote associative. Tuttavia si riconosce loro il merito di voler appianare un’altra anomalia riscontrata. Allo stato delle cose, gli operai devono essere assunti con mansioni specifiche. “Dobbiamo assumere una persona con la mansione di acinellatore per poi licenziarlo e riassumerlo, il giorno dopo magari, con una mansione diversa perchè ci sono da fare delle potature. La cosa assurda è che se mentre uno sta potando, il vento fa volare un telo, se viene visto metterlo a posto il datore di lavoro è in difetto perchè non era assunto con quella mansione. Anche per questo abbiamo chiesto al Prefetto di poter assistere da auditori alle prossime contrattazioni. Venerdì andremo in Confagricoltura per fare sentire la nostra voce. Perchè è come se uno lavora in banca e il suo stipendio lo decido io che lavoro in campagna. Intanto il 19 Aprile saremo a Roma per un convegno presso la sala Nassiriya. Quello dello scorso lunedì per noi è il trampolino di lancio”.

Ascoltate le ragioni del Movimento Nazionale per l’Agricoltura, restiamo disponibili per eventuali repliche. Ci farebbe piacere sentire il parere dei braccianti. Le cui sorti, per come ci pervengono le notizie, sembrano essere in balia di uno scontro tra due parti. L’una rappresentata dai datori di lavoro. Accusati di essere, talvolta, degli aguzzini. Dall’altra parte, i sindacati. Accusati di aver volutamente generalizzato e usato il pugno duro per un proprio tornaconto.


[da La Voce del Paese dell'8 Aprile]

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