Martedì 18 Giugno 2019
   
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Il primo “viacroce” apre i riti della Settimana Santa. FOTO

Noicattaro. Vestizione primo Crocifero e accensione falò front

 

Come ogni anno, le secolari tradizioni legate alla Settimana Santa nojana continuano a raccogliere intorno a sé generazioni diverse. Un argomento che non può considerarsi ripetitivo: le curiosità dei più giovani non possono fermarsi alla superficie, ma vanno sollecitate verso il senso di devozione e lo spirito religioso che animano quei riti che a Noicattaro si vuole continuare a trasmettere. Ancora una volta ci affidiamo alla testimonianza di Rita Tagarelli, depositaria della nostra storia e cultura popolare, per svelare la figura del “viacroce” che il giovedì sera dà l’avvio ai riti tradizionali.

In passato a portare la prima Croce era per molti anni consecutivi una stessa persona. Risalendo a un’ottantina di anni fa, il primo Crocifero per antonomasia, un certo Giovanni Porcelli, finì pertanto col ritrovarsi il soprannome di “Craocia Vecchie”. All’epoca, alla “Craocia Vecchie” veniva attribuita grande importanza e dignità anche nella processione dei Misteri, durante la quale non sfilava con tutti gli altri ma sotto “o pallie”, il baldacchino di seta, quasi fosse un’altra icona della processione.

Al primo Crocifero si conferisce ancora il senso del Cristo che porta la Croce, per questo è circondato da fiaccole e dalle raganelle - dette in dialetto “i trozzue” - che fanno rumore strisciando sull’asfalto, a rappresentare l’immaginario antico del chiasso della folla che seguiva Gesù. L’uscita del primo Crocifero è considerata la prima processione, che parte al termine della “Coena Domini” nella Chiesa della Lama; è il momento in cui si spalancano i portali delle Chiese, per accogliere le visite dei fedeli ai “Sepolcri”, che rappresentano l’esaltazione dell’istituzione dell’Eucaristia e non il sepolcro di Cristo morto.

Portare la Croce costituisce una dura prova, che comporta fatica e sofferenza fisica. La signora Rita racconta un ricordo personale della sua adolescenza: nella notte dei Sepolcri, insieme ai suoi famigliari si spostava dalla Chiesa della Lama ai Cappuccini lungo un sentiero di campagna; l’atmosfera notturna con la luna piena era molto toccante e l’intensità religiosa autentica. Un anno, lungo quel sentiero videro un Crocifero che, poggiata la Croce, cercava di frenare un’emorragia dal piede nudo in cui si era conficcato un vetro; il dott. Tagarelli si era avvicinato per aiutarlo, ma l’uomo con un gesto l’aveva mandato via, provvedendo da solo a legarsi un fazzoletto sulla ferita.

L’anonimato è rispettato rigorosamente, complici il saio e il cappuccio neri. Eppure nel passato proprio il primo Crocifero non riusciva a nascondere l’identità: dopo Porcelli, per una trentina d’anni ad aprire i riti del Giovedì Santo è stato Agostino Scarpelli, anche quando per motivi di lavoro si trasferì a Roma. Portare la prima Croce era, ed è, un privilegio, concesso solo alle persone degne di grande rispetto.

Dal 1992 i criteri di “assegnazione” della prima Croce sono cambiati: la “Confraternita della Passione e Morte di Cristo” della Chiesa della Lama raccoglie in un “registro di candidati” le richieste, preoccupandosi di far vivere a più fedeli questa esperienza unica; ogni anno il primo della lista viene convocato, e si valuta la sua effettiva vicinanza alla vita della Chiesa.

Sono le 19.00 del Giovedì Santo: ci apprestiamo ad assistere al rito della vestizione del primo Crocifero di quest’anno. In una stanza al piano superiore della Chiesa della Lama sono presenti poche persone: l’oblato Angelo Spagnuolo, il sindaco Raimondo Innamorato, un ridottissimo numero di fotografi, prontamente dissuasi dall’immortalare il volto dell’anonimo devoto. Nel silenzio di un’atmosfera avvolta da grande suggestione, l’oblato aiuta il Crocifero a indossare le vesti, e il sindaco gli infila il cappuccio. A quel punto, dopo il “colpo scuro”, l’accensione del falò per mano dello stesso primo cittadino sul sagrato della Chiesa. Poi è lui in persona a consegnare la Croce al “primo”, il quale, attorniato da fiaccole e raganelle, è pronto ad iniziare il suo percorso di fede e di penitenza.


[da La Voce del Paese del 15 Aprile]

Qui tutte le foto, a cura di Dioguardi Fotografia. Tutti i diritti sono riservati

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