Giovedì 17 Ottobre 2019
   
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Torre a Mare abbraccia Andrea. Il mauriziano torna nel suo paese

Torre a Mare. Partenza Andrea front

 

Domenica 30 Aprile, durante la Santa Messa delle 10.30, don Fabio Carbonara ha donato a tutti i presenti l’emozione di condividere una storia a lieto fine. Una di quelle storie che scaldano il cuore, che si fanno spazio tra i pregiudizi e l’indifferenza, che con forza e determinazione ci pongono di fronte al fatto che esiste sempre una possibilità. Storie che ci insegnano che con la volontà e la collaborazione, tutto è possibile. Storie come quella di Andrea, un senzatetto che per anni ha dormito per strada o in rifugi di fortuna.

Andrea oggi è l’uomo rinato per antonomasia, l’esempio vivente che tutti abbiamo una seconda possibilità, e per questa ragione domenica scorsa ha voluto salutare tutti prima di ritornare nel suo paese, le isole Mauritius. E lo ha fatto in Chiesa, tra l’affetto di coloro che i quali hanno creduto in lui, alla presenza di alcuni rappresentanti della sua comunità e di alcuni parenti.

Chi vive a Torre a Mare non può non aver incontrato almeno una volta Andrea. La sua è stata una vita difficile: per anni si è riparato sotto l’arco della Torre cinquecentesca e ha dormito sulle panchine, vinto dall’alcool. Testardo come un mulo, non chiedeva mai nulla a nessuno, rifiutando qualunque aiuto; amava chiacchierare con i ragazzini che, tra qualche sfottò e un tiro al pallone, lo aiutavano a trascorrere le giornate. Era sempre sorridente e salutava tutti, anche quando era evidente che la salute vacillasse e che quella vita lo avrebbe prima o poi ucciso.

Andrea, proprio quando tutto sembrava perduto, si è lasciato aiutare stringendo la mano di Padre Dante - un uomo di fede che da sempre dedica la propria vita ai più deboli - il quale, dopo un significativo percorso con “Nuovi Orizzonti” ha messo su la cooperativa “Siloe” che proprio a Torre a Mare accoglie ragazzi in difficoltà caduti nella spirale della dipendenza da droghe e alcol. Una cooperativa con un forte carattere etico che si occupa di produzione agricola, svolgendo per intero il ciclo produttivo.

Nella comunità di Padre Dante, Andrea ha fatto un percorso di recupero interiore, aiutato dalla possibilità di impegnarsi nei lavori dell’orto e nelle vendita dei prodotti da questo ottenuti, ha ritrovato la serenità, si è sentito amato e accolto, ottenendo risultati sorprendenti. Andrea oggi è “un uomo”, con la sua dignità, i suoi sogni e le sue speranze; per questa ragione, e grazie alla forza recuperata, ha preso l’importante decisione di ritornare nella sua terra.

Dopo le belle e toccanti parole di don Fabio - sostenitore e promotore di sinergiche collaborazioni, fondamentali per far si che si possa parlare di “comunità”, di “integrazione” e di “inclusione” - Andrea con indosso il suo abito migliore, elegante, composto e visibilmente commosso, con negli occhi l’immensa felicità per le attenzioni ricevute, ha salutato i tanti amici presenti.

Dopo la funzione, sulla piazzetta adiacente alla Chiesa è stato allestito un rinfresco in suo onore, al quale era presente, oltre a don Fabio e Padre Dante, anche il sacerdote mauriziano di religione Indù Indi Pauvaday. Andrea ha abbracciato tutti, non trascurando nessuno, e ci ha lasciati con la promessa che un giorno lo avremmo sicuramente rivisto.

È di storie come queste che abbiamo bisogno: esempi di umanità che curano l’anima, che ci accarezzano, in un mondo sempre più violento e individualista.


[da La Voce del Paese del 6 Maggio]

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