Sabato 20 Luglio 2019
   
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“Nessuno rimane indietro”. Vito Iaffaldano in marcia per Antonio

Noicattaro. La marcia di Antonio front

 

“Da grande voglio fare il soldato”, quanti tra noi lo hanno pensato da bambini? Indossare quella divisa così fascinosa, può essere stato il sogno di tanti e, forse, qualcuno con tanti sacrifici, volontà e impegno, quel traguardo lo ha raggiunto per davvero. Indossare l’uniforme dell’Esercito Italiano non è un lavoro, è una scelta di vita che fonda i suoi valori sulla Patria, la disciplina militare e l’onore. Essere un militare incarna quei valori che purtroppo latitano nella nostra società: il rispetto prima che per se stessi, per i propri colleghi e per il proprio Stato.

Antonio Attianese, 38 anni, soldato dell’Esercito Italiano, Operatore “Ranger” del IV Reggimento Alpini Paracadutisti (di recente impegnati senza sosta in Abruzzo) oggi lotta per vincere la battaglia più grande, che non riguarda il proprio servizio, quella contro un nemico cieco e spietato: la sua malattia.

Due missioni in Afghanistan, nel 2002 e nel 2003, poco dopo inizia ad accusare i primi sintomi, accorgendosi che la sua urina è mista a sangue. Nel Gennaio 2004, Attianese partecipa al Campionato Sciistico Truppe Alpine, ma durante le visite mediche preliminari viene ritenuto non idoneo. Decide di andare a fondo e indagare, la diagnosi è spiazzante: tumore alla vescica. Inizia qui il lungo percorso di Antonio, a 25 anni. Ora di anni ne ha 38, ha subito ben 34 interventi e le sue cartelle cliniche ammontano a 90. Si evince chiaramente dalle relazioni medico-legali l’indubbio legame esistente tra il tumore che lo ha colpito e le missioni che lo stesso aveva compiuto: l’esposizione a polveri cariche di metalli pesanti come il Tungsteno (utilizzato sul munizionamento dei militari), causa l’insorgenza di carcinomi come quello di Antonio.

Per due anni dall’insorgenza della malattia, Antonio provvede da sé a tutte le spese, ignorando la presenza di una circolare, la n. 65/84 (normativa attua ad assistere e supervisionare i militari con gravi patologie). Venuto a sapere di questa legge grazie a un ex Maresciallo, Antonio decide di esercitare il proprio diritto e richiedere quanto gli spetta. A quel punto, l’amministrazione chiede le ricevute delle visite ma Antonio non le ha conservate; di contro, presenta le cartelle cliniche a supporto della sua patologia. L’amministrazione risponde picche e, in aggiunta, Antonio riceve minacce dai suoi superiori che gli intimano di rinunciare alle sue pretese. Attianese, sensibilizzato dalla trasmissione “Striscia la Notizia”, il programma televisivo che per primo si è occupato dei militari vittima di uranio impoverito, decide di denunciare.

I superiori rassicurano che avrebbero fatto il possibile per venirgli incontro ma, di fatto, solo dopo indicibili pressioni psicologiche, lotte contro la ferruginosa burocrazia, denunce al mondo intero per far luce sul suo caso e imponenti spese legali, Attianese riesce a ottenere la causa di servizio. Oggi Antonio lotta per vedersi riconosciuta una categoria pensionistica che per legge gli spetta per “malattia in stato di evoluzione”. Uno Stato che abbandona un suo servitore, osteggiandolo e voltandogli le spalle nel peggiore dei modi, ignorandolo, sminuendo e nascondendo i propri errori.

Antonio, fisicamente annullato e moralmente devastato, trova ancora la forza di lottare da un letto di ospedale attraverso i suoi videomessaggi in cui compaiono la moglie e i figli che non lo lasciano mai solo. Così come solo non lo hanno lasciato i suoi colleghi, perché “nessuno rimane indietro”, nemmeno Antonio Attianese.

Più di 1.300 km percorsi lungo la via Francigena, dalla Val d’Aosta fino a Salerno, decine i militari dell’associazione “Asso Ranger” che hanno organizzato una staffetta di 12 tappe, percorse da un team diverso in ogni tappa, per sostenere la causa del collega.

Tra questi, anche Vito Iaffaldano (San Francesco Team), militare dell’Esercito Italiano di Noicattaro che ha percorso da solo la penultima tappa, portando con se il Tricolore per 120 km (da Priverno a Nocelleto). Una tappa doppiamente impegnativa, sia per le sue gambe che per il coraggio di intraprendere il cammino da solo. Vito sostiene di non essere mai stato solo, sostenuto dalla gente che ha incontrato durante la marcia e rifocillato da chiunque abbia incrociato il suo percorso. Una marcia in solitaria sotto il sole, i piedi stanchi per i km percorsi ma nel cuore, il collega Antonio Attianese a dargli forza e, la sua famiglia, a casa, ad aspettarlo e a fare il tifo per lui.

La tappa finale del percorso è l’abitazione del caporal maggiore a Sant’Egidio del Monte Albino, raggiunta domenica 28 Maggio. Perché nessuno rimane indietro, nemmeno un soldato che ha dovuto lottare contro uno Stato che avrebbe dovuto tutelarlo.


[da La Voce del Paese del 3 Giugno]

Noicattaro. La marcia di Antonio intero1

Noicattaro. La marcia di Antonio intero2

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