Lunedì 25 Marzo 2019
   
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Torino, tre nojani nella notte di panico in piazza San Carlo

Noicattaro. Nojani a Torino front

 

Sono più di 1.000 i feriti provocati nella notte folle del 3 Giugno, in piazza San Carlo a Torino, a causa di un falso allarme terroristico esploso tra i migliaia di tifosi bianconeri intenti a seguire la finale di Champions League Juventus – Real Madrid, sul maxischermo appositamente allestito in città.

Tra i cori dei tifosi, gli ultras, le urla, all’improvviso un boato: la gente ha iniziato a spingersi, iniziando a scappare, travolgendo oggetti e persone. É stato il cedimento della ringhiera di una scala di accesso al parcheggio sotterraneo della piazza a causare il boato, ma in quel momento si è pensato ad un attentato terroristico, all’esplosione di una bomba, e così è iniziata la fuga disperata.

Tra gli innumerevoli tifosi accorsi a Torino per sostenere la propria squadra, anche tre giovani nojani: Alessandro Borracci, Francesco Borracci e Gianni Montedoro, coinvolti nel disastro di piazza San Carlo e fortunatamente usciti illesi da quella notte di panico.

“Il maxischermo era molto basso, la gente si accalcava troppo. C’erano poche vie di fuga e la sicurezza era davvero effimera”, racconta Alessandro. “I controlli all’ingresso della piazza erano superficiali, tanto che, una volta entrati, accanto a noi c’erano degli ultras che facevano esplodere fumogeni e petardi”.

“Vista la situazione già parecchio animata - continua il racconto - alla fine del primo tempo abbiamo deciso di spostarci sotto un porticato. Ed è forse questo spostamento che ci ha salvati. Ad un tratto una folla di gente ha iniziato a spostarsi verso di noi. Presi dal panico, abbiamo cercato rifugio: io e Francesco siamo inizialmente entrati in una banca, mentre Gianni è scappato in un’altra direzione”.

Attimi di panico. “Trascorsi un paio di minuti, riacquistata la lucidità, abbiamo deciso di uscire dalla banca, pensando si trattasse di un bersaglio troppo facile in caso ci fosse davvero in atto un attentato, e di iniziare a correre per allontanarci anche noi dalla piazza. Sono stati minuti di panico, attimi terrificanti; la corsa verso un luogo sicuro sembrava interminabile. Giunti al sicuro, abbiamo aiutato un ragazzo di Milano che aveva perso i suoi effetti personali, il quale ha ricambiato il favore offrendoci un passaggio in albergo”.

La luce in fondo al tunnel. “Arrivati finalmente in hotel, il nostro primo pensiero è stato quello di contattare telefonicamente il nostro amico perso durante la fuga: lui però non rispondeva. Eravamo preoccupati, volevamo denunciarne la scomparsa ai Carabinieri, ma fortunatamente dopo un’oretta Gianni ci ha raggiunto in albergo, anche lui miracolosamente illeso. Insieme ad altri tifosi, aveva infatti trovato rifugio presso l’abitazione di una signora, la quale aveva aperto le porte della sua casa per aiutare la gente in fuga”.

Quella che avrebbe dovuto essere una serata dedicata allo sport e al divertimento, si è trasformata ben presto in una notte da dimenticare, tra gente tagliata ed insanguinata a causa dei vetri rotti, tra bimbi feriti e smarriti in cerca dei loro genitori, tra urla di panico e disperazione, botti violenti, ondate di gente terrorizzata in cerca di una via di fuga in una città sconosciuta.

Cosa non ha funzionato quella maledetta notte del 3 Giugno a Torino? Ci sono state lacune nell’organizzazione? Una inchiesta della Procura accerterà le eventuali responsabilità.

Tanta la paura per i tre nojani, fortunatamente incolumi ma parecchio scossi dall’accaduto, i quali però hanno saputo sdrammatizzare la loro disavventura in perfetto stile nojano, con una foto postata su Facebook poco prima della partenza per il ritorno a casa: “Non è un arrivederci, ma è un mo’ n ma scè da do!”


[da La Voce del Paese del 10 Giugno]

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