“Festa del Carmine, quello che potrebbe essere ma non è”

Noicattaro. Festa del Carmine front

 

Una nuova Festa del Carmine. Nella mente di Michele Dipinto, appassionato di storia locale, si è fatta largo un’idea per modificare i festeggiamenti del Santo Patrono di Noicattaro, ricalcando una tradizione che risale al Settecento, nel periodo in cui la Madonna del Carmine divenne protettrice di Noja. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per conoscere la sua proposta, maturata attraverso lo studio dei testi redatti dagli storici più autorevoli del nostro paese.

Chi ha istituito la Festa del Carmine a Noicattaro?

Gli albori della devozione alla Madonna del Carmelo risalgono a fine Cinquecento, quando l’allora Conte di Noja Pompeo Carafa, duca nell’anno 1600, fece abbattere il castello che si trovava nei pressi della piazza, e con le pietre ricavate fece edificare la Chiesa del Carmine. A indirizzare questa scelta era stata sua moglie Isabella Pappacoda, molto devota proprio alla Madonna del Carmelo; sempre lei caldeggiò l’istituzione del primo convento dei Carmelitani, adiacente alla Chiesa, nel 1583. Questa parte del racconto storico spiega quanto sia antica la devozione di Noja per la Madonna del Carmine. Circa quarant’anni più tardi, il secondo duca di Noja Giovanni Carafa I, figlio di Pompeo, e sua moglie Giulia De Lannoy, proseguirono l’abbellimento della Chiesa del Carmine, dove fecero apporre due stemmi, e mantennero viva la devozione. Fu nel 1742, con il settimo duca Giovanni Carafa III, che la Madonna del Carmelo venne proclamata protettrice di Noja; e allora si stabilì come data per la festa patronale il 16 Luglio, tuttora in vigore.

E come si svolgevano i primi tradizionali festeggiamenti della Patrona di Noja?

Nel diciottesimo secolo le celebrazioni in onore della Madonna del Carmine prevedevano falò per le strade, banchetti, balli e canti, con grande apprezzamento per le voci bianche degli eunuchi. La tradizione della “fiera” è sempre esistita, con la compravendita di mercanzie quali bestiame, attrezzi agricoli, stoffe. La principale particolarità della festa era la costruzione della cosiddetta “porta reale”: in via Console Positano si realizzava un maestoso arco con fiori e lucerne a olio, come a voler riprodurre la porta d’ingresso della Chiesa del Carmine. E ancora si erigevano imponenti archi floreali, da cinque a sette, lungo il tragitto da via Carmine alla piazza, e qui c’era anche la cassa armonica, sempre decorata di fiori. I balconi di via Carmine, inoltre, venivano addobbati a festa con i fiori, e la gente metteva in mostra la coperta di seta della casa. Il particolare legame simbolico con i fiori è probabilmente riconducibile allo stemma di Noja, risalente al 1200, costituito proprio da un vaso di fiori. Questa tradizione ha resistito orientativamente sino ai primi del 1800, poi è andata perduta.

Dunque, la tradizione che lei propone di recuperare è quella degli addobbi naturali?

Abbellire in questa maniera via Carmine sarebbe rivoluzionario per almeno tre motivi: costituirebbe una novità rispetto ai soliti festeggiamenti ormai triti e ritriti, attirerebbe turisti da tutta la Puglia e permetterebbe alla comunità di risparmiare quei soldi che ogni anno vengono spesi per illuminazione e sparo. Il Comune potrebbe occuparsi della realizzazione della “porta reale” e affidare alle varie associazioni la creazione degli altri archi floreali. I soldi risparmiati, tra l’altro, tornerebbero utili per la ricostruzione del campanile della stessa Chiesa del Carmine, distrutto da un fulmine nel 1910. Un patrimonio inestimabile per il paese, denominato “la cima di Noja” perché fra i più alti di tutta la provincia di Bari.

L’amministrazione è già a conoscenza della sua proposta? E che cosa ne pensa?

L’assessore allo Sviluppo Territoriale ing. Vito Santamaria si è mostrato favorevole a questa idea.

 

[da La Voce del Paese del 10 Giugno]

Noicattaro. Festa del Carmine intero

 

Foto tratta dal libro “La storia di Noicattaro a fumetti, vol. 1” di Michele Dipinto