Lunedì 24 Giugno 2019
   
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Violentata a 16 anni, trova la forza per dissipare la coltre dell’oblio

Noicattaro. Violenze front

 

Nelle righe seguenti viene proposta la tragica storia di una nostra concittadina, vittima di abusi sessuali in età adolescenziale. Come la stessa ascoltata racconta, l’episodio la segna così profondamente da spingerla a intraprendere il perverso cammino dell’alcol e della droga. A Francesca, nome di fantasia per evidenti ragioni di privacy, va comunque il nostro apprezzamento per aver dimostrato di saper rialzare la testa e riemergere dall’infimo tunnel dell’oblio, operazione sicuramente non facile e densa di difficoltà che ne rende ancor più ammirevoli tanto il gesto quanto la volontà.

La storia di Francesca inizia negli anni ’85-’86 quando, all’età di 16 anni, viene violentata da un amico di gruppo, disavventura che la cambia in peggio poiché si chiude in se stessa senza dirlo a nessuno, neanche ai genitori o alla famiglia in generale, trovando la forza per riferirlo al padre solo all’età di 28 anni. In balia di un evidente trauma, fisico ma soprattutto psicologico, la donna cerca presto rifugio nell’alcol, nelle droghe leggere e in quelle pesanti, circostanze che si protraggono fino ai 30 anni di età circa. “Non accettavo più nulla, né dalla famiglia e né dai genitori”, racconta. “Ci si chiude in un mondo proprio, senza più avere niente di niente”.

La protagonista della storia riesce tuttavia a smettere di assumere alcol e sostanze stupefacenti seguendo un preciso percorso terapeutico: 3 anni di comunità prima (un anno e mezzo a Putignano e il tempo restante presso l’allora A.P.Ri. di Cassano) e 11 anni di psicologo poi. Con un passato da dimenticare, ma nello tempo da ricordare in quanto è proprio quello a instillarle la forza e il coraggio per andare avanti, la donna si produce in un cambiamento radicale. “In quel periodo non ero la persona che oggi sono; ero psicologicamente oscurata da una vera e propria nebbia”.

Nonostante gli ottimi risultati conseguiti, Francesca ritiene tuttavia di essere vittima di violenze ancora oggi, intese come ingiustizie nel sociale e nell’ambiente lavorativo in particolare. Costretta a combattere una battaglia con i datori dell’occupazione, riferisce di sentirsi usata alla stregua di un oggetto, non vedendosi riconosciuti i dovuti meriti. Dipendente di una cooperativa che si occupa di pulizie, afferma infatti di non percepire il dovuto compenso per il lavoro effettivamente svolto, vivendo in questo la sua diversità. “Sebbene costituisca un esempio per tutto il gruppo con cui lavoro, non mi sento tutelata dalla politica”, lamenta. Chiede dunque di avere più rispetto non solo nei suoi confronti, ma anche nei riguardi di tutti coloro che stanno oggi vivendo il suo stesso problema. “Manca una struttura idonea a favorire il rinserimento sociale e lavorativo di tutte queste persone”, informa. “Per gli ex pregiudicati, gli alcolisti e i tossicodipendenti in questo paese non c’è nulla. Si tratta di esseri umani da aiutare in quanto da soli non ce la faranno mai”.

Nonostante le disavventure, Francesca riferisce di essere comunque una persona fortunata e felice: “Sono stata capace di affrontare un tunnel senza luce avendo una seconda possibilità. Oggi vedo la luce e vedo la mia realizzazione di vita”. L’invito è infine quello di abbandonare ogni forma di giudizio e pregiudizio, tipico dei centri dove l’anonimato non esiste: “Le persone vanno accettate anche quando sbagliano”.


[da La Voce del Paese del 17 Giugno]

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