Martedì 18 Giugno 2019
   
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Acquapark, bagnino nojano salva bimba di 3 anni dall’annegamento

Noicattaro. Bagnino salva bambina front

 

Si chiama Nouredinne El Moudden, ha 51 anni, è originario del Marocco e abita con sua moglie e i suoi due figli in un complesso residenziale nei pressi di Parchitello. Malgrado abbia salvato una giovane vita, non vuole essere definito un eroe: ha fatto solo il suo dovere. Nouredinne, dopo una carriera nel mondo della pallavolo professionistica, da cinque anni lavora come responsabile dei bagnini all’Acquapark di Bari Japigia. Domenica 25 Giugno, giornata di inaugurazione del parco acquatico per la stagione estiva, fra la gran moltitudine di gente è stato l’unico ad accorgersi appena in tempo che una bambina di 3 anni stava per annegare e l’ha salvata. Abbiamo sentito dalla sua viva voce come si sono svolti i fatti.

Quella di domenica 25 Giugno non è stata una giornata come le altre…

Era la giornata di apertura dell’Acquapark. Stavamo lavorando fin dalle 7 di mattina, per allestire il parco e far sì che tutto fosse perfetto per le 9. Essendo fra i dirigenti della struttura, ho dato le ultime indicazioni ai bagnini più giovani, che erano al loro primo giorno di lavoro. Fin dall’orario di apertura la struttura si è riempita di gente, e la piscina era stracolma. Ad un certo punto mi sono avvicinato a uno dei bagnini più giovani, gli ho chiesto di andare a ispezionare un altro punto, e l’ho sostituito nella sua zona. È stato in quel momento che ho notato un particolare che mi ha lasciato perplesso: quella bambina, in acqua, aveva proprio qualcosa che non andava.

C’era altra gente in acqua, ma nessuno si era accorto di qualcosa di strano. Che cosa in particolare ha attirato la sua attenzione?

Aveva la testa sott’acqua, ma era immobile. Di primo acchito ho pensato che stesse giocando, ma i bambini non stanno mai fermi così a lungo quando giocano. Un paio di secondi per realizzare, mentre mi avvicinavo a grandi passi a bordo piscina, tenendo lo sguardo fisso su di lei. Fulmineamente ho lanciato via il cellulare e mi sono tuffato. L’ho presa in braccio e voltata: aveva gli occhi dietro le orbite, il viso bluastro, le labbra viola. Sembrava morta. Aveva già ingerito molta acqua, ma l’ossigeno forse arrivava ancora al cervello. Così ho smesso di pensare: dovevo salvarla a tutti i costi. Correndo il più velocemente possibile, sono uscito dalla piscina e mi sono precipitato in infermeria. Ho chiuso la porta a chiave per allontanare i curiosi che nel frattempo avevano capito cosa stesse succedendo; l’infermiere ha compreso subito la situazione, ha praticato alla piccola la respirazione bocca a bocca, finché finalmente ha dato cenni di ripresa, ha cominciato a piangere: un buon segno. A quel punto ho fatto entrare la famiglia in infermeria. Poi è arrivata l’ambulanza.

Cosa è successo dopo?

Mi sono allontanato per tornare al mio posto. Non ho avuto nemmeno modo di parlare con i genitori della bambina. Avevo compiuto il mio dovere. Come ho già detto, c’era il pienone e non potevo certo perdere tempo: erano troppi i bagnanti da tenere sotto controllo.

Che cosa ha provato dopo l’azione di salvataggio?

Sono sicuramente orgoglioso di me stesso, ma non mi reputo un eroe. Stavo solo facendo il mio lavoro. Mi ritengo una persona fortunata, perché ho avuto l’opportunità di fare del bene. Dio dice che siamo stati creati per collaborare fra di noi, e chi salva la vita ad una sola persona, salva l’umanità intera. Credo proprio che sia stato un segno del destino: io, quella domenica, non avrei neppure dovuto lavorare…

Perché?

Domenica 25 Giugno era l’ultimo giorno di Ramadan. Sono un mussulmano credente, e quello per me è un giorno di festa. La mia religione dice però che il lavoro è una forma di preghiera: io ho la responsabilità dei bagnini, e il giorno dell’inaugurazione, forse il più importante dell’anno, non posso certo rimanere a casa a festeggiare. Dio dice anche che non bisogna pregare che il pane cada dal cielo, ma bisogna guadagnarselo con il lavoro. Chissà che cosa sarebbe successo se quel giorno io non avessi lavorato, o se in quel momento non avessi dato il cambio al mio giovane collega. Forse Dio voleva che la bambina potesse continuare a vivere.

In seguito, la famiglia della piccola ha provato a mettersi in contatto con lei?

Qualche giorno dopo l’accaduto, ho ricevuto un messaggio su Facebook da parte della zia della bambina. Mi ha ringraziato, e io sono stato felice di sapere che la piccola stesse bene. Spero di rivederla prima o poi, anche quando sarà diventata più grande: vorrei vederla sorridere, anche per togliermi dalla mente l’espressione spaventosa che aveva quel giorno, quasi morente. Mi piacerebbe fare una foto con lei, raccontarle del giorno in cui l’ho presa fra le mie braccia e portata in salvo.


[da La Voce del Paese del 1° Luglio]

Commenti 

 
#1 vincent 2017-07-09 20:44
mitico Nordin, bravo come sempre
 

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