Il festival dello stereotipo? Alcune considerazioni

Noicattaro. Festival front

 

Già leggendo il titolo di questo editoriale avrete percepito un richiamo al Noja’s Rock Festival del prossimo giovedì 20 Luglio: è esattamente ciò a cui chi scrive si riferisce, con l’intento di lanciare qualche provocazione, senza però voler sminuire il lavoro degli organizzatori, privati, che si danno da fare per dare un impulso alla vita della comunità nojana e che quindi vanno certamente elogiati per questo.

Non a caso abbiamo scelto la parola “stereotipo”, utilizzata - come afferma il dizionario Treccani - per descrivere qualcosa di “precostituito, generalizzato e semplicistico, che non si fonda cioè sulla valutazione personale dei singoli casi ma si ripete meccanicamente”. Credo che nell’immaginario nojano, forse anche in quello pugliese se non nazionale, il rock sia vittima degli stereotipi. Basta semplicemente un determinato modo di vestire, un certo riff di chitarra, alcuni modelli di motocicletta, per fare un rocker. Nella stragrande maggioranza dei casi il rock italiano, per il nojano medio, è riconducibile a Vasco Rossi, Ligabue, Litfiba, al massimo qualche altro nome, e non siamo capaci di andare oltre, di “valutare i singoli casi”, come dimostrano gli eventi “rock” negli ultimi anni (se non decenni) a Noicattaro, farciti abbondantemente, in modo “generalizzato e semplicistico”, di cover band.

Penso che le scelte degli organizzatori per quanto concerne il festival del 20 Luglio siano figlie di tali stereotipi, o magari non lo sono, e allora in tal caso possiamo parlare soltanto di poca audacia. Il rock, a Noicattaro e provincia, altro non è che una nicchia, e raccontiamo un dato di fatto. Di manifestazioni del genere se ne contano davvero poche, ma in tutto questo ci vedo un’occasione: iniziare a costruire qualcosa per il futuro, puntare sui tanti gruppi emergenti nel sottobosco musicale del barese, dare loro visibilità, e provare a rendere Noicattaro un riferimento per loro, una realtà locale che in loro ci crede o prova a crederci.

Ancora una volta, invece, cadiamo vittime dello stereotipo: “Noicattaro si veste di rock”, come annunciato sulla pagina Facebook “Noja’s Rock Festival”, con le cover di Vasco e Litfiba, a loro sono dedicati l’orario di punta della giornata e la stragrande maggioranza della promozione sulla pagina social, mentre agli altri artisti - Atomized, Osseda, Outbrain, Shiny Ditch e The Fire Eagles - non resta altro che una sommaria enumerazione nella pagina risalente allo scorso 25 Giugno e soprattutto la fascia oraria tra le 16 e le 21 di un giovedì estivo, quando chi non lavora magari approfitta per andare al mare, quando il pubblico potrà essere composto per lo più da parenti e amici stretti dei componenti dei gruppi, quando tutti gli altri appassionati saranno distratti magari dalla parata di Harley e Mini. D’altronde gli Osseda, forse tra i più noti fra i nomi citati, sono specializzati in cover di brani rock.

È così che il rock, a Noicattaro come in tutta Italia, non riesce a reinventarsi in salsa contemporanea: forse perché non è mai stato per davvero nel Dna italiano, forse perché non si ha coraggio nel darne visibilità, nel favorire un pubblico più largo. Non a caso, tra i rockers italiani più popolari ancora in attività, bisogna cercare tra musicisti almeno oltre i 35 anni quali Afterhours, Marlene Kuntz, Zen Circus; artisti più giovani quali Marta Sui Tubi, Soviet Soviet, Management del Dolore Post Operatorio e Mary in June, per fare qualche nome, fanno enorme fatica a scalare le classifiche dello stivale.

Allora, perché nel nostro piccolo non provare a differenziarci, a dare nuova linfa al rock? Lanciamo agli organizzatori del festival nojano del rock questa provocazione, magari per l’edizione 2018, e approfittiamo per augurare buona fortuna per la riuscita dell’evento del 20 Luglio venturo, a prescindere da ogni pensiero critico.


[da La Voce del Paese dell'8 Luglio]