Sabato 17 Agosto 2019
   
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Terrorismo a Barcellona, la testimonianza di una nojana

Noicattaro. Cinzia Ressa a Barcellona front

 

Il 17 Agosto 2017 Barcellona è stata vittima di un attacco terroristico rivendicato dall’Isis, un orrore che ha causato la morte di 13 persone e centinaia di feriti. Per Cinzia Ressa, di Noicattaro, visitare Barcellona era un sogno, ma mai avrebbe pensato che quel viaggio si sarebbe trasformato in un incubo. Incontrata pochi giorni dopo il suo rientro, la giovane nojana ci ha lasciato la sua testimonianza.

Innanzitutto come sta?

Sto meglio, mi sono ripresa. I primi due giorni dal mio rientro (sabato 19 Agosto, ndr) sono stati un po’ traumatici. Non riuscivo ad ascoltare le notizie al telegiornale senza rimettere.

Si ricorda come è incominciata quella maledetta giornata?

Non era nei nostri piani uscire quella mattina perché il giorno prima eravamo andati a ballare e quindi ci eravamo svegliati tardi, ma avevamo lasciato l’ultimo giorno di vacanza per comprare dei regali. Io e il mio amico Vito decidemmo di raggiungere i nostri amici in centro; prendemmo la metro ed eravamo indecisi se scendere alla fermata di piazza Catalunya o quella dopo, ma optammo per la prima. Facemmo un giro nei vari negozi e dopo ci dirigemmo verso alcune bancarelle. Ho letto un articolo nel quale si diceva che la Polizia di Barcellona era in allerta dalle 16.00 e hanno sgomberato le strade della Rambla dai venditori ambulanti nonostante l’attentato è avvenuto alle 17.20. E in effetti, facendo mente locale, ho visto che li stavano cacciando da piazza Catalunya, cosa strana perché loro sono una attrazione. Mi avvicino ad alcuni venditori ambulanti, intenta a comprare delle calamite mentre Vito era poco più distante da me. Ad un tratto sento dei forti rumori, credevo si trattassero di spari, ma non riuscivo a capire cosa fossero perché ero piegata a scegliere i vari souvenir. Giro lo sguardo verso la strada e vedo una ondata di gente correre verso di me e un furgone che percorreva la Rambla a zig zag. Ho lanciato le calamità in aria e mentre scappavo sono inciampata su un anziano, ritrovandomi fuori dalla Rambla stesa per terra. Mi sono alzata, ho raggiunto il marciapiede e ho visto il furgone passarmi accanto.

Che sensazione ha avuto quando ha visto il furgone?

Non ho pensato a nulla: non credevo fosse un atto terroristico. Pensavo si trattasse di un incidente e che quel furgone fosse andato fuori strada. Ricordo la faccia sorridente del conducente del furgone. Non ricordo bene il mezzo, ma il viso di quell’uomo sì. Il mio amico, che nel frattempo si trovava dall’altra parte della Rambla, quando ha visto la gente scappare all’impazzata ha cercato di raggiungermi e per miracolo è stato sfiorato solo dal parafango del furgone.

Quando ha realizzato che si trattava di un atto terroristico?

Quando non riuscivo più a trovare Vito. Ho gridato il suo nome con tutto il fiato che avevo in gola, finché non l’ho trovato. E poi quando ho visto la gente riversa a terra in un lago di sangue e la nuvola di polvere che aveva invaso la Rambla. La Polizia ha incominciato a smistarci in vari bar e negozi, per metterci al sicuro, ma Vito voleva ritornare sulla Rambla per vedere le condizioni di una bambina che abbiamo poi trovato nel suo passeggino piena di sangue e con lo sguardo perso nel vuoto. Un Poliziotto l’ha presa in braccio e ha incominciato a darle degli schiaffi e per fortuna la bambina ha iniziato a piangere. C’era tanta gente in condizioni spaventose: una bambina aveva le gambe al contrario. L’anziano sul quale ero inciampata aveva ancora tra le mani le buste della spesa ed era sdraiato accanto a sua moglie che le accarezzava il viso. La gente era ferita anche a causa degli oggetti che volavano da terra: ho visto una signora con un buco in fronte. Leggevo negli occhi delle persone il terrore. Era uno scenario agghiacciante.

Cosa avete fatto dopo?

Abbiamo cercato riparo in una stradina ma poco dopo la gente ha incominciato a correre di nuovo. Insieme ad altri ci siamo rifugiati in un bar. Siamo stati lì per un po’ ma un nostro amico che ha casa vicino alla Rambla ha insistito per raggiungerlo nella sua abitazione. E così abbiamo fatto. Se fino a quel momento non capivamo cosa stesse succedendo a Barcellona, i Tg e le varie trasmissioni televisive annunciavano la tragicità dell’evento. Apprendiamo che un altro complice stava sparando sulla folla, ucciso a sua volta da un Poliziotto. In un locale kebab alcuni attentatori avevano in ostaggio delle persone: anche i locali non erano luoghi sicuri. All’una di notte hanno fatto un altro attentato, accoltellando persone. Ho chiamato all’Ambasciata Italiana perché avevo sentito che c’era un secondo furgone con degli esplosivi.

Cosa le hanno detto i funzionari dell’Ambasciata?

Mi hanno assicurato che i voli aerei non sarebbero stati annullati e che potevamo tornare in Italia raccomandandoci di non uscire per strada e di chiamare i taxi con GPS prenotabili attraverso un app.

È riuscita a mettersi in contatto con i tuoi famigliari?

Sì, e la paura di non poter riabbracciare la mia famiglia mi ha divorato l’anima perché più del furgone, l’attacco bomba mi ha spaventata tantissimo perché la casa del mio amico, dove io e Vito avevamo trovato riparo, si affacciava sulla Rambla. Il panico, la paura e la voglia di scappare dalla Spagna mi stavano rendendo pazza ma mantenevo la calma per rassicurare i miei cari mentre ero con loro al telefono.

Che sensazione le ha suscitato il fatto di sapere che quello poteva essere il suo ultimo giorno di vita?

Non so neanche descriverlo. Ero in trance, fumavo sigarette una dietro l’altra. Avevo il volo di rientro alle sei del mattino e quella notte non ho chiuso occhio. La Polizia controllava le auto e i passeggeri scrupolosamente prima di farli entrare in aeroporto: la mia ansia non faceva che aumentare.

Si sente cambiata?

Sono diventata più ansiosa e consapevole dell’importanza della vita. Vivo cercando di non pensare perché quelle immagini sono impresse nella mia mente.

Ripartireste per un altro viaggio?

Ora no. Ho paura che possa riaccadere, e la probabilità che accada in qualsiasi posto è altissima. Anche se dopo quattro giorni dal mio rientro sono andata a Gallipoli con i miei amici perché l’unico modo per sconfiggerli è riappropriarci della nostra libertà.


[da La Voce del Paese del 2 Settembre]

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