Domenica 22 Settembre 2019
   
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Giorgio e Agnese: dalle fiamme alla possibile vita sotto un ponte

Torre a Mare. La vita di Giorgio e Agnese front

 

Le candele sono le loro lampadine, boccioni e damigiane i loro serbatoi d’acqua; il cibo è quello offerto dalla Caritas, l’ambiente in cui vivono palesa la loro povertà, ma l’ospitalità è quella di una famiglia media italiana, come dimostra la cordialità nell’accoglierci per raccontare la loro storia. Giorgio, 55 anni, ha gli occhi di chi ha visto e sopportato di tutto per andare avanti, mentre ci parla il suo tono cupo riflette il duro stress subito nelle ultime settimane; al suo fianco Agnese, 53 anni, corpo esile ma voce carica di vita anche nell’offrici un caffè al nostro arrivo.

Le loro vite sono finite alla ribalta lo scorso 24 Luglio, quando un incendio - forse di origine dolosa - è divampato nel terreno colmo di erbacce che circonda la villetta dove vivono, facendo terra bruciata attorno e con fiamme che, alimentate dal forte vento, sono giunte a minacciare gli interni della casa invadendone gli spazi esterni. Agnese era stata allontanata da Giorgio, che era invece tornato dentro per assicurarsi che gli animali fossero in salvo, finendo però per perdere i sensi in camera da letto per il troppo fumo inalato. É stato provvidenziale e tempestivo l’intervento di due Carabinieri di Noicattaro - uno dei due finito in seguito in ospedale - che con grande coraggio hanno sfidato il fuoco per recuperarlo e metterlo al sicuro nell’ambulanza arrivata nel frattempo. Onore e merito ai due uomini dell’Arma dei Carabinieri!

Ora il fuoco è soltanto un brutto ricordo per la coppia di italo-polacchi, che però davanti ha tutt’altro che un futuro roseo: a Settembre arriverà infatti il momento di andare via dall’abitazione occupata in strada Scizze a Torre a Mare, che il Comune di Capurso - ultimo proprietario - ha ceduto all’asta ad un medico di origine triggianese. Per il momento si accontentano di vivere gli ultimi giorni di tranquillità, con i loro 9 gatti e la cagnetta Luna, nuova arrivata dopo la morte della cara Melina, vittima di quello sciagurato lunedì di Luglio.

“Viviamo qui da più di 8 anni”, ci racconta Giorgio. “Prima ero a Palermo, dove sono nato, poi ho girato mezza Europa, sono stato nell’Esercito partecipando ad alcune missioni di guerra; una volta tornato in Sicilia, ho conosciuto una persona che poteva darmi lavoro a Carbonara”. È così che la storia prosegue a Bari, dove Giorgio lavora come muratore per alcuni anni, vivendo in una casa in affitto con Agnese, finché la ditta che gli dava da vivere non ha ceduto sotto i colpi della crisi.

Un gattino miagola accomodandosi dolcemente sul letto, un’immagine dolce che si scontra con gli occhi tristi di Giorgio, mentre ci racconta il seguito della storia. Tanti i lavoretti per sbarcare il lunario, purtroppo insufficienti per avere un tetto sulla testa: è così che i due occupano una villetta abbandonata e incompleta che diventerà la loro dimora fino ai giorni nostri. Ora Giorgio, per problemi fisici, non può più fare grandi sforzi, e si è quindi dedicato ad una sua vecchia passione, la pittura, per racimolare qualcosa concentrandosi su figure religiose e piccoli ritratti, anche se al momento non riesce a permettersi una tela per il prossimo quadro. Agnese, anche lei tutt’altro che in forze, lavora saltuariamente come domestica e aiuta un parcheggiatore nel borgo pelosino, cercando di raccogliere il minimo indispensabile per la loro sussistenza, nel vero senso della parola, e per quella dei loro animali coinquilini.

Ma dove finiranno dopo aver abbandonato l’attuale dimora? Gli Assistenti Sociali avevano offerto una soluzione: vivere in comunità, ma i due hanno rifiutato nettamente. Giorgio è più che deciso: “E dove lascio gli animali? Chi baderà a loro? Piuttosto preferiamo finire sotto un ponte”, una frase che ripeteranno più volte per tutta la nostra permanenza. Gli atti di affetto dei due verso gli animali sono una costante mentre ci parlano e ci mostrano la casa, Agnese ogni tanto si assenta dalla conversazione per richiamare all’ordine la cagnolina rumorosa o un gatto dispettoso: una volta finito, ci guarda e ci dice: “Sono meglio delle persone”. E lo pensano davvero, visto che tanto temono alcuni uomini, che potrebbero incontrare in comunità, da preferire di restare con i loro amici a quattro zampe anche per strada.

Prima di andare via, chiediamo loro cosa vorrebbero, cosa si potrebbe fare per aiutarli. Con dignità Giorgio evita la risposta più ovvia e necessaria, quella degli aiuti economici, e si concentra su altro: “Ci basta anche un posto senza luce e acqua come questo, per poter stare tranquilli e rimanere in zona, così da continuare a far lavorare Agnese. Io al momento ho i colori per dipingere altri due quadri ma non posso permettermi una tela, anche soltanto quella sarebbe un aiuto”.

Siamo alla fine della nostra visita, guardiamo assieme ai due un ritratto di San Pio - ultima opera di Giorgio - appeso nella camera da letto, in attesa di essere venduto. È tempo di andare: lui ci stringe la mano e rimane fermo dov’è, lei ci accompagna all’uscita e ci saluta, noi ci allontaniamo da quelle immagini di degrado e restiamo in silenzio, confidando in una soluzione dignitosa per questa sfortunata coppia.


[da La Voce del Paese del 2 Settembre]

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