Lunedì 17 Giugno 2019
   
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L’esperienza di Grazia Anelli all’Expo 2017 in Kazakistan

Noicattaro. Grazia Anelli in Kazakistan front

 

Si dice che quando si ritorna da un lungo viaggio, si ritorni cambiati e a volte migliorati. Ci si scrolla di dosso l’impronta della propria cultura per abbracciare senza riserve quella ospitante e apprezzarla fino in fondo. Ed è quello che ha fatto Grazia Anelli, studentessa alla Facoltà di Lingue, che grazie alla vincita di un concorso indetto dall’Università di Bari, è volata in Kazakistan per partecipare all’Expo Astana 2017 dal tema “L’Energia del Futuro”. Un tirocinio formativo della durata di 50 giorni che le ha permesso non solo di migliorare il suo Russo ma di realizzare uno dei suoi più grandi sogni: quello di visitare il Kazakistan. Estrae dal suo zaino pieno di spillette riguardanti l’ex paese sovietico una barretta di cioccolata che ci regala come souvenir e nel porgerla esclama: “Loro sono stati molto ospitali e generosi con me e voglio esserlo anch’io con voi!”.

Quindi non è vero che i kazaki sono freddi e distaccati.

Assolutamente no. Ho incontrato casualmente Pasquale Caprino, in arte Son Pascal (cantautore italiano, diventato una star in Kazakistan, ndr) e una sera, con altri amici, abbiamo cantato una sua canzone. Mi hanno fatto suonare la dombra, il loro tipico strumento musicale e senza che glielo chiedessi me l’hanno regalato. Ecco la loro generosità.

Come ha fatto a partecipare all’Expo Astana 2017?

Partecipando ad un bando promosso dalla Facoltà di Lingue, dove studio Russo, Serbo-Croato e Inglese. Ho sostenuto i colloqui tramite Skype, momento in cui hanno verificato la mia conoscenza del russo e dell’inglese. Ho lavorato nel padiglione Italia alla Fiera Expo in Kazakistan dall’8 Luglio al 26 Agosto 2017, alloggiando all’Expo Village. Eravamo 14 ragazzi italiani, tra cui 4 pugliesi. Guidavo i visitatori e gli ambasciatori delle varie Nazioni nel padiglione, mostrando loro video sul nostro turismo e altro, e ogni settimana veniva mostrata una diversa regione italiana.

Si aspettava di essere scelta?

In realtà sì, perché il colloquio era andato molto bene. Desideravo andare in Kazakistan da più di un anno e quando mi si è presentata l’occasione non me la sono fatta sfuggire. Sono appassionata dell’Unione Sovietica come materia di studio ovviamente (sorride, ndr) e sono interessata alle Repubbliche dell’Ex Unione tra cui il Kazakistan. La curiosità di conoscere il posto era nata grazie ai racconti di alcuni ragazzi kazaki con i quali ero in contatto. Una volta lì, ho scoperto che sono molto più ospitali di noi italiani. C’è una leggenda del Khan Kazan, il quale pur avendo solo tre figli, divise i suoi beni in 4 parti perché una parte era riservata agli ospiti. Il senso di ospitalità è molto radicato nella loro cultura. Sono stati chiusi come Nazione fino alla caduta dell’Unione Sovietica e, pur aprendosi al mondo Occidentale, rispettano le loro tradizioni. Astana è una città modernissima, ribattezzata come la Dubai asiatica, ma le persone sono ancora molto “sovietiche”.

Quali tradizioni l’hanno affascinata?

Una delle loro tradizioni che ho provato riguarda il “Konakkade”, in cui l’ospite deve suonare, recitare o cantare in segno di ringraziamento. Un’altra interessante tradizione riguarda il grado di parentela: quando devono sposare qualcuno/a vanno a controllare di quale “Orda” appartiene. Ci sono 3 Orda (grande tribù, ndr): l’Orda media, l’Orda grande e l’Orda piccola. L’Orda media sono i Kazaki locali, l’Orda grande sono quelli che discendono da Genghiz Khān della Mongolia e l’Orda piccola sono gli Occidentali. Loro sanno a quale Orda appartengono e sanno i nomi dei loro nonni fino alle settima generazione perché quando sposano qualcuno devono essere certi che non abbiano nessun nonno in comune proprio per conservazione la propria salute.

Ci racconti una peculiarità di Astana.

C’è molto ordine nella città: non si può fumare per strada, né tanto meno bere alcolici. Ciononostante hanno il latte alcolico: bevono latte di cavallo fermentato e bevono anche latte di cammello, questo perché in inverno le temperature arrivano a -40°. Il Kazakistan è tra i paese dell’Asia centrale più sviluppato e più aperto. Ci sono più di 120 etnie diverse che convivono in pace e il monumento “La Piramide della Pace” è stato realizzato per questo. Sotto questo punto di vista, molti prendono come esempio gli Stati Uniti ma sappiamo benissimo che vi è molto razzismo. Invece per loro il diverso è un valore aggiunto.

Come si sentiva quando era lì?

Invincibile, energica. Non ho avuto un momento di stanchezza nonostante avessi ritmi estenuanti. Ti senti instancabile perché loro ti fanno sentire davvero importante in quanto portatore di una nuova cultura. È un paese giovane che può dare molte opportunità. Arrivata in Italia, invece, ho sentito pesantezza. Percepisco l’Italia come un paese vecchio e stanco che non ha molto da offrire soprattutto a noi giovani. Forse anche in Kazakistan ci sono problemi, ma stanno crescendo, e da straniera posso dire che si può trovare facilmente lavoro.

È sempre stata affascinata dal mondo sovietico?

In modo più incisivo da quando studio Russo all’Università. In realtà tutto è incominciato quando avevo 15 anni, dove ho avuto i miei primi contatti con alcuni stranieri georgiani e albanesi che risiedono a Noicattaro. Mi hanno sempre incuriosito le culture e le lingue diverse rispetto alla mia. Ho incominciato a studiare Georgiano da sola, commettendo l’errore di iscrivermi al Liceo Scientifico: le scienze danno risposte certe invece a me piace la possibilità di lasciare aperte interpretazioni. Dopo ho capito qual è la mia strada e mi sono iscritta alla Facoltà di Lingue.

Qual è la sua massima aspirazione?

Adesso non so rispondere. Sicuramente viaggiare, in Asia soprattutto. Mi piacerebbe insegnare Italiano in Kazakistan per esportare la nostra cultura. Molti mi accusano di non essere patriottica e di non amare l’Italia e Noicattaro, ma non è così. Proprio chi ha il coraggio di andare fuori a divulgare la propria cultura è colui che ama di più il proprio paese nativo.

C’è un episodio che le è rimasto impresso?

Una coppia di anziani mi ha trattata come se fossi una loro nipote, dimostrandomi il loro affetto con piccole accortezze. Mi ha fatto capire che l’amore è universale e che alla fine non siamo così diversi: la diversità è soltanto radicata nella bellezza e nella ricchezza.

Cosa le ha lasciato l’esperienza fatta all’Expo?

Qualcosa di indescrivibile. Tantissimi ragazzi della mia età provenienti da tutto il mondo si sono riuniti in un unico posto per realizzare questa Fiera Internazionale dandomi l’opportunità di conoscere i loro contesti culturali. Cantare “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno con ragazzi di tutto il mondo è stato qualcosa di magico.

Consiglierebbe un’esperienza all’estero per abbattere certi pregiudizi?

Sì. Tornata in Italia ho notato che siamo diventati più chiusi, più razzisti e gran parte della colpa è da attribuire ai media che danno informazioni spesso sbagliate o controllate. Meglio informarsi su internet e avere vari punti di vista. Viaggiare è fondamentale perché si impara a conoscere il mondo sotto vari aspetti. Come l’essere più tolleranti.


[da La Voce del Paese del 9 Settembre]

Noicattaro. Grazia Anelli in Kazakistan intero1

Noicattaro. Grazia Anelli in Kazakistan intero2

Commenti 

 
#2 confucio 2017-09-22 08:16
la mano destra non sa mai cosa fa la sinistra
 
 
#1 Vjola 2017-09-21 19:53
Sei una persona stupenda
 

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