Lunedì 21 Gennaio 2019
   
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“Canzoni del tempo”, raccolta di poesie di Vincenzo Latrofa

Noicattaro. Libro Vincenzo Latrofa front

 

Alla sua seconda esperienza editoriale, nel giorno 12 dell’Ottobre prossimo il nostro concittadino Vincenzo Latrofa presenterà presso il Trappeto di Noicattaro il volume “Canzoni del Tempo”, una raccolta di poesie in cui vengono affrontati temi rivolti all’uomo come individuo, sapientemente imbastiti da riflessioni sul tempo, inteso sia come tempo individuale che generale, storico. La Voce del Paese ha ascoltato in anteprima l’autore, vincitore tra l’altro di due Dottorati di ricerca all’estero, nonché ex docente di Italiano in Australia, ex docente di Spagnolo in Inghilterra e attualmente docente di lingua Inglese per un’organizzazione privata internazionale.

Parliamo del libro: di cosa si tratta?

Si tratta del mio secondo libro di poesia, “Canzoni del tempo”, recentemente edito dall’editore Di Felice. Pur rappresentando l’autore dell’opera, ricordo che nella stessa è presente il contributo di altri due nojani, Carlo Picca e Vito Deflorio, i quali hanno rispettivamente scritto la prefazione e disegnato la copertina. Ci tengo a ringraziarli pubblicamente, in quanto il loro è un contributo di qualità.

Quando e come è nata la sua passione per la poesia?

Da adolescente, dai tempi della lettura de “Le mille e una notte” di Sherazade, il quale ha salvato la sua vita raccontando storie. Un po’ è stato così anche per me: la poesia mi ha dato molto.

Lei ha vinto dei Dottorati di ricerca all’estero...

Sì, ho vinto un Dottorato di ricerca negli Stati Uniti e uno in Scozia, optando poi per la frequenza di quest’ultimo sia per ragioni economiche che politiche, in quanto stare nell’Unione Europea ha dei vantaggi rispetto all’andare in America. Ho inoltre preferito la Scozia per questioni di tempo: un Dottorato in America dura 5 anni, in Europa solo 3.

Come si concilia la scrittura con la sua attività professionale?

Lo scrittore non è oggi un professionista, ma un dilettante, soprattutto se si occupa di poesia, considerato un genere di nicchia. Fare lo scrittore non rappresenta dunque la mia professione; questo è tuttavia un vantaggio poiché non devo vivere di questo. Potrebbe succedere, ma per adesso non è successo. Posso dunque scrivere con più libertà non dovendo rispondere a nessun padrone, se non ai miei lettori e alle mie ispirazioni.

Affronta temi specifici nel libro?

Affronto temi rivolti all’uomo come individuo, in quanto la poesia non è la filosofia che intende costruire un sistema su basi teoretiche. Mi rivolgo dunque principalmente all’individuo; certo, nelle “Canzoni del tempo” ci sono riflessioni sul tempo sia individuale, sia sul tempo generale e quindi storico, particolarmente in una poesia. Quindi sì, la parola tempo rappresenta il fulcro della presente raccolta poetica. Nella prima poesia scrivo “quale passione rimane intatta nell’impari lotta col tempo?”, che rappresenta il verso di passaggio fra il mio primo libro, “Canzoni della Passione”, e questo secondo libro. Il discorso sul rapporto fra le passioni umane rispetto al tempo è dunque uno dei temi costanti del presente volume.

Esiste qualche opera che può considerarsi principe nell’ambito di questa seconda raccolta?

Pensavo che la poesia principe di questa seconda raccolta potesse essere “Il Cimitero”, opera che inizia con un’epigrafe di Cesare Pavese, “Non si ama chi è morto”, tratta da “I dialoghi con Leucò”. In realtà, chi ha già letto il libro ritiene che la poesia principale sia “L’equazione del tempo”, l’unica opera in cui parlo di tempo inteso come tempo storico affermando, sostanzialmente, che il tempo dell’uomo, dell’umanità, è un tempo sinusoidale in quanto, fondamentalmente, si oscilla fra gli stessi estremi, non facendo altro che toccare bassi e alti pur rimanendo sempre nello stesso intervallo. Quando penso all’epoca moderna, al XXI secolo, mi sembra di vivere in una sorta di neo-paganesimo edulcorato da cui bisogna risalire. La differenza è che mentre i latini e i greci davano nomi di divinità ai loro capricci e vizi, per questi ultimi si ostentano oggi dei diritti. Si vogliono attribuire nomi di diritti che in realtà non sono tali.

A chi consiglierebbe in particolare la lettura del suo libro?

A chiunque non cerchi qualcosa di banale; a chiunque voglia mostrare abnegazione verso la pagina e abnegazione verso se stesso. Se si vuole leggere questo libro, bisogna poi essere disposti a porsi delle domande. Non si tratta dunque di approcciarsi all’opera con una lettura banale, superficiale, ma, al contrario, profonda.


[da La Voce del Paese del 16 Settembre]

Noicattaro. Libro Vincenzo Latrofa intero

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