Giovedì 14 Dicembre 2017
   
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Ordine dei Medici di Bari, il dott. Filippo Anelli verso la riconferma

Noicattaro. Il dott. Filippo Anelli front

 

Con minime probabilità di sorpresa, il dott. Filippo anelli dovrebbe essere rieletto Presidente dell’Ordine dei Medici di Bari. La Voce del Paese ha incontrato l’interessato, le cui dichiarazioni sono di seguito esposte.

Lei non è ancora il nuovo Presidente dell’Ordine dei Medici di Bari…

Sì, l’adempimento è che il Consiglio neo eletto si riunisca ed elegga il presidente, il vice presidente, il segretario e il tesoriere; adempimento che avverrà entro il 15 di Ottobre. D’altra parte le operazioni elettorali non sono totalmente completate, resta ancora da fare lo spoglio degli Odontoiatri, per cui gli auguri sono sempre ben accetti. Credo che tutti i neo consiglieri siano felicemente convinti di rieleggermi presidente e, dunque, non prevedo nessun tipo di sorpresa. È però opportuno che si sappia che oggi sono ancora il vecchio presidente, non lo sono ancora come nuovo.

Come accoglierà il probabile impegno?

Col solito spirito di servizio, sia nei confronti dei medici che dei cittadini. L’Ordine dei Medici è un Ente oggi ausiliario dello Stato: ha il compito di garantire ai cittadini la qualità della professione e, quindi, di certificare sia i medici che la loro formazione.

Quali sono i progetti e gli obiettivi per il nuovo mandato?

Bisogna continuare quanto avviato. L’obiettivo è sicuramente è quello di riprendere un dialogo con i cittadini: lo abbiamo fatto con delle campagne di comunicazione, talvolta molto forti, ma anche con dei video proiettati all’interno dei cinema di Bari. Lo scopo è quello di cominciare a riprendere questo feeling, che dovrebbe essere sempre molto intenso, fra medico e cittadino, un feeling che si è spezzato anche a causa dell’omicidio di Paola Labriola avvenuto a Bari, una ferita ancora aperta poiché molto spesso il cittadino accusa il medico di essere quello che rifiuta una prestazione, quando invece è il sistema che mette il medico nelle condizioni di dover spesso dire di no.

In relazione ai suoi impegni professionali, quanto sarà gravoso per lei il nuovo presumibile incarico?

Fare il Presidente dell’Ordine non è una cosa semplice; lo facciamo con spirito di servizio, ma anche come volontariato avendo abolito da tempo l’indennità. È chiaro che la professione rimane al primo posto, senza l’esercizio della quale non si può fare il presidente dell’Ordine in quanto i problemi bisogna viverli direttamente ogni giorno sul campo. La mia professione resterà sempre l’obiettivo principale della mia vita.

Riguardo lo scorso mandato, ritiene siano stati raggiunti tutti gli obiettivi prefissi?

No, affatto. Il mandato, per una legge varata nel 1946, prevede un periodo brevissimo di 3 anni, i miei due mandati (il primo più il secondo che appare scontato, ndr) assommano ora a 6 anni. In questo periodo parte di quel programma viene sicuramente raggiunto. Tra le cose più rilevanti c’è la legge che istituisce il Consiglio Sanitario Regionale; tale organismo non è ancora stato istituito realmente, ma la legge lo prevede. Di comune accordo con il presidente Emiliano, l’organismo sarà istituito a breve e finalmente i medici avranno l’opportunità di esprimere la propria opinione sulle leggi e sul Governo regionale della Sanità.

Un recente articolo promosso proprio dall’Ordine dei Medici di Bari titola: “No ai camici vuoti”…

Sì, è il dramma che stiamo vivendo, è l’ultima campagna di comunicazione promossa assieme alla Federazione Nazionale degli Ordini. Nel Castello Svevo di Bari abbiamo ospitato i Presidenti nazionali di tutti gli Ordini dei Medici d’Italia proprio per denunciare il fatto che fra dieci anni, continuando di questo passo, non ci saranno più medici. Nella Sanità pubblica, nella nostra regione, sussiste purtroppo una forte carenza di medici. Già oggi ci sono 150.000 cittadini pugliesi che non hanno un medico di famiglia; la situazione degli ospedali è sotto gli occhi di tutti essendo le liste d’attesa legate anche alla carenza dei medici. Se un medico deve assistere cento pazienti anziché dieci, è chiaro che il livello qualitativo si abbassa sempre più. Nei prossimi dieci anni andrà in pensione circa il 60% dei medici attualmente in servizio, il 70% per la medicina generale. Se non si adottano immediatamente delle risoluzioni (aumento delle borse di formazione, di specializzazione e di formazione della medicina generale, ndr), il rischio di una vera e propria crisi nel sistema sarà molto alto.

Un messaggio ai cittadini…

Quello di essere molto vicino ai medici in questa fase. Noi vogliamo e abbiamo come obiettivo quello di difendere il Servizio Sanitario Nazionale in quanto è un sistema che garantisce a tutti l’assistenza, senza distinzione di censo. Questo sistema lo si può difendere solo se medici e cittadini si alleano con lo scopo di invitare i governatori a riprendere quella battaglia che consentirebbe alle regioni del meridione e alla Puglia in particolare di avere un aumento del finanziamento finalizzato a garantire più addetti alla Sanità, più assunzioni, più medici, più infermieri, più operatori sanitari.


[da La Voce del Paese del 30 Settembre]

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