Sabato 25 Novembre 2017
   
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“Il poeta del risveglio”, Carlo picca presenta il suo saggio

Noicattaro. Presentazione libro Carlo Picca front

 

Venerdì 6 Ottobre, presentato presso il Frantoio Evoli “Il poeta del risveglio”, volume edito da “Falvision” e curato da Carlo Picca, libraio e consulente letterario, con la moderazione dell’editore di cui sopra, Luciano Pegorari.

L’opera rappresenta un saggio critico sperimentale sul poeta italiano Sandro Penna, una sorta di rielaborazione della tesi di laurea dell’autore del volume, inserita come fonte bibliografica nella sezione “Monografie” all’interno del recentissimo volume Sandro Penna dei Meridiani di Mondadori e insignita del prestigioso premio internazionale “Letteratura” dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, una delle cui motivazioni è stata di aver dato luce a tale poeta, fra i più importanti poeti italiani di sempre.

“Il volume vuole essere una provocazione nei confronti del modus operandi di taluna critica oltre che di un certo ambiente scolastico-accademico avente la tendenza ad allontanare anziché avvicinare alla lettura”. Penna, riferisce Picca, era in contatto con numerosi autori tra cui Montale e Saba, rappresentando di fatto una specie di mentore per questi ultimi. Da persona schiva qual era, Penna non amava tuttavia ostentare e farsi notare, preferendo rimanere nell’ombra e lavorare dietro le quinte (in “back office” si direbbe oggi), contribuendo tantissimo alla grandezza di alcuni poeti. Basti pensare ad esempio a Pasolini, il quale, nei confronti di Penna, nutriva un vero e proprio culto. Nel rimandare alle più belle e significative opere del poeta, Picca ne cita i versi seguenti: “Felice chi è diverso / essendo egli diverso. / Ma guai a chi è diverso / essendo egli comune”.

Penna non si nascondeva, continua Picca, aveva tantissima libertà e, seppur poeta di indiscussa grandezza, venne tuttavia ignorato dalla critica. Raccontare di amori omosessuali negli anni ’60-’70 era un qualcosa davvero difficile e, dal momento che Penna omosessuale lo era, ha pagato a caro prezzo tale sua peculiarità poiché, come detto, non considerato dalla critica. Nelle rare occasioni in cui la critica si occupava di lui, lo definiva poeta dell’amore omosessuale. Nella poesia precedente, ad esempio, la critica ha individuato l’omosessuale nel diverso ghettizzando in tal modo il poeta e distruggendo la poesia. “È come dire che Montale è il poeta dell’amore eterosessuale o Neruda il poeta dell’amore al femminile”. L’amore non può essere etichettato o ghettizzato: la poesia è poesia e basta e l’amore è amore e basta. In Sandro Penna vi sono alcune figure che tornano continuamente, come ad esempio quella del fanciullo. Sebbene la critica nel fanciullo ci abbia visto pederastia, tale figura non è altro che la visione olistica dell’esistenza. Penna era molto alessandrino, afferma Picca, scriveva in maniera semplice secondo uno stile che noi definiremmo lirismo alessandrino greco. “Penna ha cesellato con naturalezza e profondità i suoi versi tramite un lavoro intimo di ricerca su se stesso, mirato a scoprire il proprio essere e a metterlo in relazione all’esterno, per esprimere il piacere di viverlo nonostante le zone di problematicità e di precarietà della sua e della nostra esistenza”. “Io vivere vorrei addormentato / entro il dolce rumore della vita”.

Sandro Penna, informa Picca, racconta tutto quel che gli accadeva, avvertendo il bisogno di mettere su carta l’emozione in quel momento provata. È dunque il poeta dell’innamoramento: “essenza della poesia di Penna è il sentimento portante del sentirsi vivi, che non può essere oppresso, bensì liberato, modellato, condotto”. “Credo profondamente in una natura sensitiva e sensoriale della poesia di Penna. Illuminata, visionaria e sensuale, ma non per questo non concettuale”.

Accusa ulteriore mossa nei confronti di Penna è quella di non essere stato uno scrittore d’impegno poiché estraniato dalla realtà e dalla politica, dall’impegno attivo. La sua vita è tuttavia stata quella di una persona libera in contesti in cui non si poteva essere liberi, precisa Picca, non c’è nulla di più politico che essere sé stessi.

Raccontato in vesta inedita, Picca considera di Penna i diversi aspetti critici che incastonano il poeta in una dimensione non propria, provvedendo a smontarli punto per punto con l’intento di promuovere il pensiero più intimo e profondo di un importantissimo autore del ‘900.


[da La Voce del Paese del 14 Ottobre]

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