Venerdì 23 Agosto 2019
   
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Madonna del Rito, in scena l’opera di Rita Tagarelli. FOTO

Noicattaro. Opera teatrale “So vist a Madonn” front

 

Per celebrare i 100 anni dall’apparizione della Madonna a Maria Ungaro che ha portato alla costruzione della nuova Chiesa della Madonna del Rito, è stato pubblicato il volume “Invocando la Pace – Noicattaro e la Madonna del Rito”, presentato mercoledì 27 Settembre presso la Chiesa Matrice.

Gli esigui proventi devoluti alla ristrutturazione della Chiesa del Rito hanno portato alla realizzazione dell’opera teatrale “So vist a Madonn” per sopperire alle necessità. Un capolavoro scritto da Rita Tagarelli che mantenendo la caratteristica tipica degli attori degli “Amici del Teatro” di recitare in vernacolo, ha proposto una lazione di storia inserita in uno spettacolo teatrale, proposta in due serate venerdì 6 e sabato 7 Ottobre presso l’Istituto Sant’Agostino.

La prima parte dello spettacolo, presentato da Marino Caringella, ha riguardato la proiezione di scene di guerra tratta da un documentario che si è concluso con una cercata fratellanza tra i due schieramenti contrapposti, culminata giocando a calcio. La seconda parte ha riguardato la rappresentazione dell’opera di Rita Tagarelli portata in scena dagli “Amici del Teatro” e facendo da cornice a questa meravigliosa lezione di storia, come l’ha chiamata la Tagarelli, il coro Sant’Agostino - diretto da Maria Dipinto - ha intonato le canzone del periodo di guerra.

Negli ultimi anni si è avvertita la necessità di occuparsi dei due edifici sacri posti tra Noicattaro e Torre a Mare in quanto sia la Cappella che la Chiesa stanno cedendo al tempo. Don Vito Campanelli, nel risolvere questo problema ,aveva bisogno di essere sostenuto economicamente della popolazione nojana poiché la C.E.I. - Conferenza Episcopale Italiana - avrebbe contribuito solo alla ricostruzione della Chiesa ma non della Cappella. Si trattava di cifre importanti e per questo ha voluto innanzitutto pubblicare il volume “Invocando la Pace”, al quale hanno partecipato Rita Tagarelli, l’arch. Leonardo Petrosino, il prof. Michele Sforza e il prof. Vincenzo Robles. Don Vito voleva mettere il popolo di fronte non solo a questa necessità economica, ma di fronte alla storia di questi due edifici, proponendo a Rita Tagarelli di realizzare uno spettacolo teatrale. “Io accettai perché non mi tiro mai indietro quando si tratta del mio paese - ha detto Rita - e soprattutto la mia intenzione era quella di raccontare ai giovani che la festa della ‘Pupa’ è nata da una sedicente veggente che aveva coagulato la fede, la speranza di un popolo che era allo sbando dopo quattro anni di guerra e sperava in un miracolo per poter riconquistare la pace”.

L’opera scritta da Rita Tagarelli è stata la ricostruzione ambientale di 100 anni orsono, e cioè prima del boom economico creato dai tendoni e dall’uva “Mennavacca”, ma anche raccontare come viveva Noicattaro quando contava quasi 7.000 abitanti. “Ho voluto fa capire ai giovani che si è passati da un’epoca di miseria ma di grande fede, di attaccamento ai valori della vita e soprattutto alla pace perché della pace abbiamo sempre bisogno, ma gli uomini ce la devono mettere tutta perché non la si acquista con il denaro” racconta Rita Tagarelli. Un messaggio lanciato dall’opera della Tagarelli che ci riporta ai giorni nostri dove la pace è solo apparente perché la pace non è solo quella tra i popoli ma tra gli individui, nella famiglia e nel legame che esisteva quando tutti erano “pezzenti e morivano di fame”, come dice Rita.

L’aver riportato in scena via Decaro, la Tagarelli ha voluto rappresentare come la “stradella” era la comune di tante abitazioni: lì la gente faceva la pasta fresca, lavava i panni perché le case erano piccole. Forse era questa convivenza coatta che creava la solidarietà umana perduta negli anni. Una solidarietà rafforzata quando gli uomini delle famiglie nojane furono chiamati per servire la Patria durante il primo conflitto mondiale. L’ignoranza genuina del popolo nojano di allora mal comprendeva i motivi della guerra e nello sconforto di vedere i propri mariti e figli partire sul fronte, si aggrapparono alle affermazioni della veggente Maria Ungaro. Che fosse stato un momento di esaltazione di una donna che dai documenti rinvenuti dall’Archivio Diocesano riportano testimonianze di una fede molto profonda ma esaltata, fatta di privazioni corporali nelle quali forse si inserì anche questa visione vera o falsa che sia, Maria Ungaro credette fortemente in questa visione e della profezia sulla sua morte che sarebbe avvenuta di sabato come le aveva predetto la Madonna. “Quando il dott. Francesco Divella andò a visitarla - racconta Rita Tagarelli - rimase sorpreso dal fatto che questa donna moriva felice dicendo al medico che la Madonna la stava aspettando”. Mentre la Chiesa prendeva le dovute distanze, il popolo afflitto della guerra credette alle rivelazioni della Ungaro di recarsi nella Cappella perché lì avrebbe trovato un quadro.

La Madonna appare a Maria Ungaro in un periodo molto venerato dal popolo nojano, quello del ‘600-‘700. Noicattaro era diventata meta di pellegrinaggio dove molti fedeli lasciavano offerte alla Chiesa della Madonna del Rito dal momento che furono portati via tutti gli ex voto (oggetti offerti in dono) e molti dipinti. Con la legge del demanio, la Chiesa fu espropriata dei suoi beni non proprio ecclesiali e gestiti dai Comuni di appartenenza territoriale. Noicattaro vendette la Cappella della Madonna del Rito alla famiglia Macario. Perduto il senso religioso, i beni espropriati furono inglobati in proprietà private e utilizzate come depositi di campagna, sorte che non risparmiò anche la Chiesa del Rito verso la quale il popolo nojano celebrò l’8 Settembre 1700 con la Sacra Collegiata e l’arciprete Scalzi una sentita processione per una grazia ricevuta dalla scongiura di bruchi e cavallette che avevano infestato le campagne. Non deve meravigliare se il popolo nojano abbia creduto ai racconti di Maria Ungaro che riuscì con le sue visione a riportare la Cappella allo stato primigenio. Da notare come gli storici locali come il dott. Sebastiano Tagarelli e tutti quelli che hanno scritto sulla Madonna del Rito riportavano come nome della veggente Maria Sollenne. In realtà questa donna era una amica di Maria Ungaro che abitava nella sua stessa via, ma grazie ad un volantino dell’epoca rinvenuto da Rita Tagarelli è stato possibile risolvere l’equivoco. Maria Ungaro morì il 13 Gennaio 1917. La Madonna aveva parlato ad una lavandaia promettendole la pace arrivata però ad un anno di distanza dalla sua morte. La devozione degenerò in un fanatismo religioso nonostante la profezia sulla pace imminente non si avverò. Che l’abbia sognata o le sia apparsa realmente, a Maria Ungaro dobbiamo i nostri ringraziamenti perché portiamo avanti una tradizione che non morirà mai.

 

[da La Voce del Paese del 14 Ottobre]

Qui alcune foto

Commenti 

 
#2 devoto 2017-10-18 21:14
speriamo la Madonna riporti questo paese a 7000 abitanti.
 
 
#1 vitodidonna 2017-10-17 14:42
confusione storica e molte imprecisioni....la Madonna appare alla signora Ungaro nel 1916 e non nel '600. il timelapse a volte fa scherzi tremendi e poi il volantino è stato trovato dal prof. Marino Latrofa.
 

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