Giovedì 17 Gennaio 2019
   
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Legge sul Testamento Biologico, il convegno in Sala Consiliare. FOTO

Noicattaro. Convegno sul Testamento Biologico front

 

Un importante convegno è stato organizzato dall’associazione “Movimento per la Vita” di Noicattaro presso la Sala Consiliare giovedì 19 Ottobre riguardante la legge sul Testamento Biologico al vaglio presso il Senato della Repubblica Italiana.

Il “Movimento per la Vita” ripropone dopo vent’anni lo stesso tema “Qualità o valore della vita?” parlando in quella occasione di vita nascente mentre in questo ultimo convegno sul fine della vita. Negli ultimi tempi si stanno perdendo di vista gli elementi essenziali della vita facendosi posto argomenti quali il D.A.T. (Dichiarazione o Disposizione Anticipata di Trattamento), Testamento Biologico ed eutanasia. “Quello che ci ha portato a organizzare questo incontro è l’amarezza per il clamore di tante cose dette da parte di esperti quali medici, giuristi, giornalisti e politici, perdendo di vista l’essenziale: la vita umana”, dice Rossella Cinquepalmi, presidente del “Movimento per la Vita” di Noicattaro e moderatrice del convegno. Importanti relatori hanno fatto chiarezza sull’argomento, in una sala piena di gente: il dott. Jorge Navarro Solano, medico fisiatra presso l’Unità Intensiva per gravi celebrolesioni presso il Presidio Ospedaliero “San Raffaele” di Ceglie Messapica; e l’on. Gianluigi Gigli, prof. di Neurologia, membro ordinario dell’Accademia Pontificia della Vita e da Marzo 2015 presidente del “Movimento Nazionale per la Vita”.

Proprio quest’ultimo ha incominciato a illustrare la posta in gioco qualora la legge sul Testamento Biologico attualmente in discussione al Senato fosse approvata. “Questa legge a mio parare non va - dice - poiché assolutizza un principio che di per sé non è sbagliato ma lo diventa quando diventa principio di autodeterminazione”. Ognuno di noi è il principale responsabile della vita ma al tempo stesso è parte di una comunità che è la comunità degli affetti e la comunità civile in senso più largo del temine. L’autodeterminazione deve contemperarsi con il fatto che la vita non ci appartiene totalmente sia se ci si rimette al giudizio della fede che della Costituzione dello Stato Italiano che reputa la vita umana un bene della comunità.

La legge sul Testamento Biologico cerca di dettare a grandi linee argomenti clinici in modo universalistico. Dal comma 5 dell’art. 1 della suddetta legge si evince la pretesa di definire per legge, come trattamenti sanitari, l’idratazione e la nutrizione assistita poiché di volta in volta, e a seconda delle condizioni del paziente, questi possono essere semplicemente assistenza, terapia o talora trattamenti che possono aggravare. Il giudizio da dare rispetto a questo tipo di interventi non può essere un giudizio univoco ma va contestualizzato. Accanto al principio di autodeterminazione e alla valenza universalistica delle possibilità di scelta, si assiste a una lacerazione della professione medica e dalla vita stessa dei pazienti. Nel provvedimento, il medico non è più il partner di un’alleanza terapeutica tra paziente e medico; non è più colui al quale il paziente sa di poter affidare la propria vita ma nell’art. 1, comma 6, si legge che “il medico è tenuta a rispettare la volontà del paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo”. Il medico diventa così un semplice esecutore materiale.

Un piccolo successo è stato ottenuto per quanto riguarda il minore e l’incapace, in quanto il consenso al trattamento è rimesso al giudizio del giudice tutelare solo se il medico rifiuta di eseguire la volontà espressa dal tutore del minore o dell’incapace. Una volta legittimata l’autodeterminazione, si va incontro ad una legislazione di eutanasia attiva. Il dott. Navarro ha spiegato come il D.A.T. esista in Andalusia da ben 15 anni. Il modulo, facilmente scaricabile dal sito dell’Assessorato alla Salute, non contempla il consenso informatico di un medico. Esso presenta degli esempi per orientare l’individuo a capire qual è secondo lui la qualità della vita; ne citiamo alcuni: comunicare con la famiglia, avere sufficiente coscienza per capire quello che lo circonda, lavarsi autonomamente, non essere attaccato a nessuna apparecchiatura, vivere con il minore dolore possibile, essere curato a casa con le persone a cui si vuol bene. Qualsiasi di queste condizioni che vengono a mancare nel D.A.T. può giustificare la sospensione del trattamento di cura. In soli cinque minuti di compilazione, un individuo decide le sorti della propria vita, annerendo una casella dettata dalla disperazione e dal malessere fisico-mentale di quel momento. “In Andalusia - spiega ancora il dott. Navarro - si ha l’obbligo di rispettare il D.A.T.; in caso contrario si incorre in sanzioni ammnistrative e penali e nel licenziamento immediato”. I medici risultano così inermi e paurosi nell’aiutare i malati nonostante “la vita di ognuno di noi è messa a disposizione per la vita degli altri; basti pensare al lavoro dei medici che salvano vite umane o a noi amministratori che cerchiamo di garantire il benessere della collettività”, come ha detto il sindaco Innamorato a chiusura del convegno.

Importante è stata la testimonianza di una donna che, nonostante la malattia invalidante di suo marito, ha avuto la forza di curarlo con tutto l’amore che una famiglia può dare. Più che legittimare il D.A.T. e l’autodeterminazione, quello che i legislatori dovrebbero aumentare è il livello di civiltà del nostro paese attraverso la pianificazione delle cure, la creazione di una alleanza e fiducia tra medico e paziente, la regolamentazione dell’accanimento terapeutico e deospedalizzare la morte per renderla più umana. Il convegno è stato allietato, in chiusura, dalla splendida voce del soprano Adriana Damato e dal suo compagno il tenore Massimo Liaci accompagnati al pianoforte dal maestro Angelo Palmisano. Questi solo alcuni dei temi sui quali far luce per risvegliare quelle menti dormienti che, con un messaggio subliminale, il tenore Massimo Liaci ha voluto lanciare con la canzone “Nessun Dorma” di Pavarotti.


[da La Voce del Paese del 28 Ottobre]

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