Martedì 25 Giugno 2019
   
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Il Monastero Benedettino di San Michele Arcangelo in Noja

Noicattaro. Monastero Benedettino front

 

È possibile che Noicattaro sia stata sede di un Monastero benedettino, del quale non si hanno più tracce? Secondo l’arch. Vito Ardito, sì: in un breve lavoro storiografico di ricostruzione, lo studioso nojano propone una soluzione al problema della localizzazione del suddetto Monastero.

Prima di tutto però, è necessario effettuare delle premesse storiche. Nella Puglia del XI secolo d.C., i Normanni d’Altavilla conquistarono il territorio a sud-est di Bari. Goffredo, primo Conte di Conversano, estenderà in seguito il suo dominio anche su Noja. Si consolidarono nuovi rapporti tra potere locale dei nuovi conquistatori ed il potere religioso Benedettino e Vescovile diocesano. Già in epoca longobarda, tra il IX ed il X secolo, si era avviato un processo analogo. Alla contea di Conversano vennero assoggettati Noa, Rutigliano ed altri borghi agricoli in terra di Bari.

La presenza dei benedettini a Noa è forte già da quel tempo, come attesta il documento num. 239 dell’anno 1096 del Codice Diplomatico barese, senza però precisarne la localizzazione. Il documento, inoltre, conferma i rapporti di Noja con la contea di Conversano ed in particolare con il Monastero benedettino della città, attestando infatti l’esistenza in Noja dell’insediamento dei benedettini nel Monastero di San Michele Arcangelo (ricostruzione e disegni a cura dell’arch. Vito Ardito) e la donazione al Monaco Heberaldus di alcuni territori di Noa, che Anastasius lasciò al conte Goffredo.

Ed allora, dove era collocato il Monastero benedettino? Secondo l’arch. Ardito, a prendere il posto del Monastero benedettino dedicato a San Michele Arcangelo, celandone quindi l’esistenza, è stata la realizzazione del Convento dei Carmelitani.

Quali elementi hanno portato l’arch. Ardito ad una tale ricostruzione? Nelle due nicchie dell’attuale sagrestia della Chiesa del Carmine sono presenti due affreschi, raffiguranti San Pietro e San Donato, dalla cui analisi tecnico-pittorica e iconografica-simbolica emerge che le opere possono essere datate al IX-XI secolo, attribuendone l’esecuzione ai benedettini. L’ipotesi avanzata dall’architetto, quindi, trova riscontro non solo nei due affreschi presenti nelle nicchie dell’attuale sagrestia della Chiesa, ma soprattutto nelle strutture architettoniche più antiche ed attualmente ancora presenti, manipolate proprio durante l’età barocca (XVI secolo): dall’osservazione analitica dell’architettura emergono infatti le modifiche operate tra XI e XIII secolo.

In successione temporale infatti, si costruì tra il IX ed il X secolo la cappella-Chiesa, associata alla prima struttura architettonica del Monastero benedettino, mentre al piano terra, attorno al Chiostro, si realizzarono i luoghi della comunità, come ad esempio il refettorio. Successivamente, in età Normanno-Svevo, furono realizzati ambienti al primo piano loggiato, ossia le celle dei monaci. Questa configurazione architettonica del Monastero resterà inalterata fino al XVI secolo.

Infatti, per volontà di Pompeo Carafa e Isabella Pappagoda, a partire dal 1587 si darà inizio all’intera trasformazione del Monastero benedettino. In particolare, la costruzione della grande Chiesa barocca sarà pensata in continuità con la cappella precedente, dove la stessa, ridotta a sagrestia, sarà manipolata nella sua architettura: gli affreschi interni verranno intonacati, le immagini di San Donato e San Pietro quindi - venute alla luce solo nel 2005 - costituiscono solo una parte dell’intero apparato decorativo.

Il Monastero benedettino, dunque, secondo l’ipotesi dell’arch. Ardito, diventerà Convento dei Carmelitani scalzi, dopo la precedente estromissione dell’Ordine benedettino.

Se l’ipotesi dell’arch. Ardito fosse confermata da opportune indagini sul luogo, sarebbe sicuramente una scoperta importante per il nostro paese, che riporta alla luce secoli di storia dimenticata, offrendo un importante contributo alla complessa conoscenza storica di Noja Normanno-Sveva.

 

[da La Voce del Paese del 28 Ottobre]

Noicattaro. Monastero Benedettino intero

Commenti 

 
#2 Goffredo 2017-11-05 14:17
Non avete capito niente!
 
 
#1 vitodidonna 2017-11-03 14:42
il buco nero della peste non ha più ragione di esistere davanti alle intuizioni di Vito Ardito, alle trascrizioni di Michele Sforza e alle acquisizioni di Giovanni Lacoppola...un invito alla redazione per organizzare un incontro a tema per discutere delle nuove frontiere della storia nojana.
 

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