Lunedì 21 Gennaio 2019
   
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“Ri-vesti”, per dare una seconda vita all’abbigliamento usato

Noicattaro. Contenitori indumenti usati front

 

Un’associazione che raccolga indumenti usati e si occupi di filtrarli e donarli a chi ne ha più bisogno. Con questo scopo, nel 2014 a Milano è nata “Ri-vesti”, formata da un piccolo gruppo di attivisti guidati da Dominga Ciavarella, nojana trasferitasi nel capoluogo lombardo per lavoro. All’origine di questo impegno l’idea di creare un ponte che metta in relazione donatore e ricevente. Quando gettiamo i vestiti che non utilizziamo più nei comuni raccoglitori di abiti usati, infatti, non possiamo sapere che fine fanno; invece tramite la suddetta associazione il “dono” acquisisce trasparenza e tracciabilità: donatore e ricevente possono conoscersi e stabilire un diretto contatto.

“Dopo aver vissuto fuori per 14 anni, pochi mesi fa sono tornata nel mio paese d’origine. Avendo riscosso un discreto successo per più di due anni a Milano, mi sono detta: perché non provarci anche qui?”, ci racconta Dominga. E così “Ri-vesti” si è trasferita ufficialmente a Noicattaro ed è operativa a partire da Novembre 2017, in un vero e proprio servizio di raccolta domiciliare e successiva distribuzione di vestiario. La prima iniziativa si è tenuta proprio lunedì 13 Novembre: quasi una prova, tramite un passaparola lanciato con l’aiuto della pagina Facebook dell’associazione. “Per essere all’esordio assoluto sul territorio, è stato un buon successo: abbiamo raccolto ben cinque bustoni e mezzo fra abiti e coperte. Dopo la raccolta avviene la selezione, poi l’assegnazione in base alle esigenze dei bisognosi”. In questo modo poveri, disagiati, famiglie con gravi problemi economici, possono ricevere più rapidamente ciò di cui hanno bisogno, evitando di “prendere d’assalto” i cassoni per la raccolta degli indumenti: “Spesso nei paraggi di questi contenitori si creano situazioni di degrado e inciviltà; c’è chi vi si introduce a mezzobusto rischiando di farsi male, e finché non trova ciò che serve, getta tutto per terra e abbandona i panni per strada. Con un supporto diretto nel ricevere i beni si potrebbero evitare questi inconvenienti, che purtroppo fanno parte della realtà quotidiana”.

Un progetto che non può prescindere dalla collaborazione con altre realtà del territorio: “Sarebbe bello creare un canale di interscambio con le associazioni di volontariato del paese e magari anche del circondario. Ad esempio, abbiamo già contatti con l’associazione ‘InConTra’ di Bari, che assiste i senza fissa dimora. In caso di bisogno potremmo donare loro alcuni degli indumenti raccolti da noi. L’idea è quindi quella di instaurare collaborazioni su più fronti”.

L’associazione “Ri-vesti” è giovane, ma ha le idee chiare: “Un punto di arrivo potrebbe essere la creazione di una vera e propria città solidale, attivando servizi di guardaroba solidali che alimentino lo scambio sociale anche attraverso il riciclo di tessuti e vestiti di scarto. E non solo: in futuro vorremmo organizzare sportelli di ascolto per l’assistenza ai poveri, corsi di lingua per migranti e di alfabetizzazione per bambini in situazioni difficili. Si potrebbero creare occasioni di incontro fra diverse culture, all’insegna dell’accoglienza, del benessere psicofisico e dell’inclusione sociale”.

Per tramutare in realtà tutti questi buoni propositi diventa però necessaria una cooperazione dall’esterno: “Non abbiamo una sede operativa. Per il momento siamo riusciti ad ovviare a questo problema perché la raccolta a domicilio ci rende delle vere e proprie unità mobili. Quando la quantità di beni crescerà, però, avremo bisogno di un locale da adibire a deposito. Il Comune di Noicattaro, informato sulle nostre iniziative e i nostri bisogni, ha promesso di metterci a disposizione una sede al più presto. Ma ne approfitto per rivolgere un appello a chiunque abbia a disposizione un immobile da destinare al volontariato, o più semplicemente a chi voglia mettersi in gioco e collaborare con noi: potete contattarci sulla nostra pagina Facebook “Ri-vesti” oppure mandare una e-mail all’indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ”.

 

[da La Voce del Paese del 25 Novembre]

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