Mercoledì 20 Giugno 2018
   
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Rinvenuta una presunta cisterna sotto il Teatro Cittadino

Noicattaro. teatro front

 

È notizia recente quella del rinvenimento di una cisterna o, quantomeno, presunta tale, sotto il giardino ceduto al Comune dalla famiglia Antonelli-Decaro per la realizzazione dell’uscita di sicurezza del restaurando teatro cittadino. Sulle problematiche che la scoperta potrebbe comportare, blocco dei lavori in primis, abbiamo ascoltato le dichiarazioni del professor Vito Didonna, ricercatore e appassionato di storia locale.

Va innanzitutto ricordato che non sono pochi a chiedersi come mai i fondi per la ristrutturazione del teatro risultino a oggi esauriti (perlomeno in base a quanto si vocifera), dal momento che l’importo finanziato corrisponde a 1.140.000 euro, mentre quello netto di aggiudicazione si aggira sui circa 767.000 euro. Per un modesto conto di sottrazione, nelle casse comunali dovrebbero infatti residuare circa 300.000 euro, più che sufficienti, secondo i più, per il completamento dell’opera in questione. Dal professor Didonna apprendiamo tuttavia che la citata differenza tra l’importo finanziato e quello appaltato (i 700.000 euro utilizzati per coprire i lavori e del teatro vero e proprio) è stata riassorbita dalla Regione, in conformità al meccanismo del Fondo di Sviluppo e Coesione; fondi che saranno poi redistribuiti dalla stessa Regione per coprire altri lavori. Piaccia o meno, per quanto bizzarro possa apparire, questo è quanto previsto dalla procedura.

In base a quanto riferito dall’ascoltato, apprendiamo poi che la ditta Rossi aveva l’obbligo della consegna dei lavori in data 27 febbraio 2017; siamo dunque di oltre un anno i tempi pattuiti, con la consegna che appare ancora un lontano miraggio o, se si preferisce, un quadro a tinte fosche.

“Non intendo fare polemica, - precisa il prof. Didonna -, ma l’Amministrazione non ha finora dato nessun riscontro pubblico sui lavori e sul ritardo degli stessi, sebbene uno dei suoi sbandierati vessilli sia la trasparenza”.

“In questi giorni stanno girando sui social due fotografie sul teatro, - seguita il professore -, le quali evidenziano dei ponteggi all’interno, oltre che lo straordinario lavoro di recupero cromatico eseguito sui palchi, in particolare quello del rosso, del verde e, soprattutto, della bordatura in oro che caratterizzava i due suddetti ordini di palchi, secondo la procedura vigente nel rispetto dei cromatismi”.

A preoccupare il professor Didonna è tuttavia la seconda fotografia, vale a dire quella afferente alla realizzazione dell’uscita di sicurezza. Come informa il rilasciante dichiarazioni, durante i lavori di scavo per attrezzare i cosiddetti camerini e servizi, sono venuti alla luce tanto resti di ossa animali e cocci di anfore, quanto una voragine che ha portato alla scoperta di un enorme vano situato sotto il predetto giardino.

Procedendo alla scansione digitale di tale fotografia (al momento non si dispone di altro), è risultato possibile rilevare altre arcate nel buio della presunta cisterna e, soprattutto, una cucina e dei passaggi che lasciano intravedere un contesto abitabile collegato al vecchio trappeto. “Non si tratta di una cisterna, ma di un vero e proprio vano abitabile – dichiara Didonna - che va assolutamente indagato sia per comprenderne l’entità che per procedere a un suo eventuale recupero. C’è tutto un mondo da scoprire”.

Alla luce di quanto appena affermato, non è errato pensare che in passato la struttura fosse abitata dai lavoranti del frantoio. Al riguardo, l’ascoltato afferma: “Nella tipologia di tali frantoi era prevista la zona di lavorazione, quella di stabilizzazione delle olive, con a fianco una zona adibita al ristoro dei lavoranti”. E ancora: “In alcuni opifici di Gallipoli da me visitati, i lavoranti non potevano uscire dal trappeto per circa un mese e mezzo, vale a dire per l’intero periodo di lavorazione delle olive”.

Quanto rinvenuto non afferisce dunque a una cisterna, ma a una complessa struttura abitativa annessa al vecchio frantoio. “Bisogna recuperare quella struttura, - puntualizza il prof. Didonna -, oltre che capire se l’opera necessità di un nuovo progetto e, dunque, di un nuovo finanziamento”. Poiché al di sopra esistono dei palazzi, ben due piani abitativi, il recupero della struttura appare fondamentale e va fatto con estrema cautela tenendo conto delle problematiche legate alla staticità dell’impianto urbano.

“Paradossalmente, - chiude l’ascoltato -, come del resto già espresso in una precedente intervista, lo scavo e il recupero del giardino sembrano rivelarsi più interessanti della ristrutturazione del teatro stesso”.

[da La Voce del Paese del 10 Marzo]

Noicattaro. teatro intero

Commenti 

 
#2 Crollo 2018-03-12 21:53
Gianni tranquillo siamo in buone mani!
Al massimo assisteremo ad un crollo, che vuoi che sia!
 
 
#1 gianni 2018-03-12 16:16
A giudicare dal tipo di materiale visibile in foto, povero e deteriorato e che costituisce la struttura portante e considerati i "vuoti" e le cavità che stanno emergendo con gli scavi consiglio MOLTA cautela nel procedere con i lavori e prevedere opere di rinforzo per non turbare i bulbi di pressione delle fondazioni delle costruzioni contigue....
 

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