Domenica 18 Agosto 2019
   
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Nojani nel mondo: Vincenzo Maxia, self-made artist a Londra

Noicattaro. maxia front

 

Una tastiera, una drum machine, un microfono e due chitarre. Questa è tutta la strumentazione di Vincenzo per produrre musica con il suo computer. Ma facciamo un passo indietro: Vincenzo Maxia, non appena ottenuto nel 2010 il diploma di tecnico del turismo, a soli vent’anni decide di partire e lasciare la sua Noicattaro per spostarsi a vivere a Londra.

Quello di Vincenzo non è semplicemente il tentativo di un ragazzo di cercare la propria strada lontano da casa, ma è una necessità data dall’assenza di opportunità di lavoro per un giovane in Italia. È una sfida con sé stesso. Ed è così che Vincenzo senza alcun tipo di esperienza, inizia la sua gavetta in un ristorante di Londra: prima come cameriere, poi come receptionist, fino a diventare maître e assistant manager. Oggi Vincenzo lavora per conto di una catena di grandi magazzini, dove svolge il ruolo di brand ambassador ovvero si occupa di sviluppare e mantenere un'immagine positiva dell’azienda cercando di interagire con i consumatori allo scopo di fidelizzarli.

Parimenti, in questi otto anni, Vincenzo ha sviluppato la sua passione per la musica. Una passione nata un po’ per caso che lo ha spinto ad imparare a suonare in pochi anni. Un percorso di apprendimento che lo ha portato a produrre il suo primo singolo, in uscita il 9 Marzo, It Wasn’t Me” che verrà distribuito dall’etichetta digitale “Amuse”.

Abbiamo raggiunto in esclusiva Vincenzo che ha risposto con entusiasmo ad alcune nostre domande.

Vincenzo, dopo tanti sacrifici il tuo singolo è pronto. Quando ti sei reso conto di poter fare musica?

Questo è l’aspetto più affascinante della mia esperienza a Londra. Quando mi sono trasferito non sapevo suonare alcuno strumento. Mi piaceva la musica, questo sì, ma non avrei mai immaginato un giorno di poter comporre qualcosa. Devo dire grazie ad una delle mie amiche che mi ha ispirato tantissimo con la sua chitarra: la guardavo suonare e mi colpì tantissimo il fatto che lei potesse suonare qualsiasi cosa volesse ed esprimere ciò che sentiva con solo sei corde. Quindi sono andato a comprarmi una chitarra ed ho imparato tutto da solo in un anno. Ho scritto alcune canzoni con quella chitarra e registrato in maniera molto…” like scruffy”. Dopo un anno, ho deciso di acquistare una tastiera ed ho iniziato ad imparare tutti gli accordi. È stata una cosa graduale. Ero in un momento in cui stavo maturando e non riuscivo a capire cosa volessi per me stesso. Poi, in maniera inaspettata, ecco la musica! Ero qui per fare il receptionist, ed oggi lavoro e scrivo musica. “Things don’t go the way you thought!”

Raccontaci qualcosa in più sulla tua musica e sul tuo singolo in uscita!

“It Wasn’t Me” racconta della possibilità di riscatto dopo una storia d’amore finita male. È il mio modo di dire “guarda, ci siamo odiati, ci siamo lasciati. Ma quello non ero io. Ho imparato dai miei errori”. È la possibilità che tutti dovrebbero darsi, dopo una storia, di continuare a volersi bene e lasciarsi nel rispetto. “The only thing I would want you to do is find your light”. Questa è la primissima volta che sto mettendo insieme un qualcosa per un album: “Unknown piece of lights” non è altro che una selezione di canzoni che ho già scritto e composto. Voglio ringraziare la mia amica Francesca per aver supervisionato il lavoro ed essere stata la mia musa ispiratrice.

Live in programma?

Ho conosciuto un’altra artista, Olivia, con cui abbiamo fatto delle prove. Non appena rientra dalla Thailandia inizieremo a fare busking a Londra, praticamente sceglieremo dei posti della città dove esibirci. Contemporaneamente farò anche “open mic”, ovvero alcuni locali offrono la possibilità di esibirsi davanti ad un vero pubblico. È un’occasione per farsi conoscere e farsi apprezzare con la propria arte.

Cosa c’è di diverso fra l’Inghilterra e l’Italia per chi vuol fare musica?

La differenza è che qui una possibilità viene concessa a tutti, davvero. Anche a Londra c’è uno “standard musician”, la musica pop che va per la maggiore. Ma, al contempo, ci sono molte più etichette indipendenti: puoi realizzare la tua musica a casa, inviarla ad una casa discografica e nel momento in cui per loro è ok, provano a distribuirla. Qui si promuove il “self-made artist”. Ad esempio, nel mio caso, c’è un’etichetta digitale, “Amuse”, che distribuirà il mio singolo gratuitamente. Adesso le case discografiche non cercano il talento unico su cui investire, perchè con l’avvento dei social media guardano quanto sei bravo da solo a promuovere te stesso.

Torneresti in italia per proporre la tua musica?

Sì, assolutamente. In realtà il mio intero progetto è rivolto ad una audience italiana. In alcuni pezzi combino strofe in italiano con strofe in inglese. È una cosa che potrebbe interessare il mercato italiano. “It could be a very good chance”.

Qual è il tuo consiglio per chi, come te, vorrebbe realizzare il sogno di fare e distribuire la sua musica?

Chiunque desideri vivere di musica deve imparare a trattarla come un vero lavoro. La musica non è solo successo, persone che ti acclamano. È tanto lavoro ed è la gioia di fare quel lavoro. “I’m building myself”.

Nel link sottostante una versione di una sua canzone realizzata sia in italiano che in inglese, in esclusiva per i lettori di Noicattaroweb. Buon ascolto!

MP3 MAXIA

 Noicattaro. maxia intero

Commenti 

 
#2 carlo caringella 2018-03-16 20:45
complimenti,,,per essere il tuo primo lavoro niente male davvero
 
 
#1 Mikweb 2018-03-16 01:57
Ascoltato bello il ragazzo si farà.
 

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