Giovedì 15 Novembre 2018
   
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Riccardo Carafa, l’ultimo Duca della Stadera

Noicattaro. Didonna e Carafa front

Impegnato in delle ricerche sui Carafa per un libro di prossima uscita, il professor Vito Didonna si reca a Napoli incontrando nientedimeno che Riccardo Carafa, l’ultimo duca vivente della famiglia degli Stadera. Feudatari di Noja dal 1601 al 1806, i Carafa della famiglia in questione hanno visto il succedersi in loco di ben nove duchi, da Pompeo a Giovanni, con il feudalesimo abolito successivamente da Giuseppe Bonaparte a seguito delle note leggi eversive sulla feudalità.

Duca d’Andria e di Castel del Monte, Marchese di Corato, Principe del Sacro Romano Impero, nonché deputato alla custodia del tesoro della cappella di San Gennaro, Riccardo Carafa è inoltre il responsabile delle manifestazioni musicali che ruotano annualmente attorno alla citata cappella, coinvolgenti l'Unesco. Nato a Napoli il 14 luglio del 1937, Riccardo, ex dipendente Alitalia in pensione, è, come detto, è l'ultimo rappresentante della famiglia Carafa della Stadera; non potendo trasmettere il titolo a Donna Paola, sua figlia, con lui si chiude dunque la dinastia. Culturalmente brillante ed esperto conoscitore della realtà napoletana, Riccardo Carafa guida in città per ben tre ore, consentendo al professor Didonna e consorte di attraversare, tra gli altri, i quartieri Chiaia, Posillipo e Margellina. Abile guidatore (fino a pochi anni or sono partecipante al campionato di salita sul Vesuvio con vetture Alfa Romeo appositamente preparate), il duca conduce poi i suoi ospiti sull’isola di Nisida, località in cui morì il conte Acquaviva di Conversano, artefice del noto duello con il duca Francesco Carafa di Noja.

Poco a conoscenza del passato ducale della nostra cittadina poiché più radicato nella realtà napoletana e in quella andriese, il duca Riccardo rimane particolarmente sorpreso nel venire a conoscenza dei libri storici prodotti da Michele Dipinto, da Michele sforza e dallo stesso professor Didonna, noti storici locali.

Come riferito da quest’ultimo, in circa 200 anni di permanenza, i Carafa non si sono semplicemente limitati ad amministrare Noja, ma hanno anche provveduto a regolarla urbanisticamente, collaborando alla costruzione della Chiesa del Carmine (dove è tra l’altro presente l’Arma dei Carafa), provvedendo alla costruzione della Chiesa dei Cappuccini (cripta funeraria della famiglia), collaborando all’ampliamento della Chiesa Madre con la sua ristrutturazione, per finire alla Chiesa della Lama. In particolare, Noja è andata oltre l’impianto medioevale in virtù delle direttive urbanistiche che conducono a Bari (corso Roma e via Carmine), oltre che grazie a via Oberdan, la quale consente la percorrenza in direzione Rutigliano.

“L’incontro con il signor Carafa, - informa il professor Didonna -, ha avuto lo scopo di capire se all’interno dell’archivio di famiglia fossero presenti i documenti sul castello di Noja o di altre attività”. Con grande rammarico, il professor Didonna viene tuttavia a conoscenza della distruzione dei documenti presenti all’interno dell’archivio della famiglia Carafa operata dalle truppe inglesi nel corso della seconda guerra mondiale. Ribaltando un luogo comune, il duca informa che furono viceversa i tedeschi a preoccuparsi della salvaguardia del patrimonio storico e archivistico Napoli, culminata con la messa in sicurezza del tesoro di San Gennaro.

Sebbene appaiano oggi anacronistici, i titoli nobiliari fanno comunque parte della storia, la quale non può essere cancellata. “La nobiltà napoletana si è evoluta già nell'ottocento superando l'ottica della presenza feudale nel nostro territorio: la dimostrazione si è avuta 30 anni addietro quando, nell’archivio di Stato di Bari, vennero scoperti i manoscritti musicali dei Carafa conservati nei faldoni del notaio Troiani, rivenienti dal castello dei Carafa stessi”. Dai documenti in questione si evince tra l’altro la presenza della Chambre de Music, la stanza della musica, presente in tutti i palazzi principeschi e nobiliari.

“Considerata l'importanza che ancora oggi riveste la famiglia Carafa nella realtà Napoletana e meridionale, - conclude il professor Didonna -, la mia preghiera è quella di non perdere quel che resta della famiglia Carafa a Noja, salvaguardando a livello politico e amministrativo il Castello, l’Arco, il Fossato (selvaggiamente utilizzato per il parcheggio auto), rispettando le lapidi di Lepanto in via Antica e, soprattutto, contribuendo al restauro dell’ipogeo, della stanza funeraria dei Carafa presente nella chiesa dei Cappuccini, ricoperto negli anni ‘70 da macerie rivenienti dalla ristrutturazione della chiesa”.

[da La Voce del Paese del 08/09/2018]

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