Lunedì 22 Ottobre 2018
   
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Il duca Giovanni Carafa a 250 anni dalla sua morte

Noicattaro. Michele sforza front

In occasione del 250° anniversario della morte di Giovanni Carafa, settimo duca di Noja, il professor Michele Sforza, noto storico locale, ne rievoca il ricordo nella speranza che possa fungere da stimolo all’amministrazione comunale, affinché la stessa si prodighi per celebrare l’evento.

Nato a Noja nel 1715, il su menzionato duca morì a Napoli il 4 giugno del 1768: tre anni fa ricorreva dunque il tricentenario della nascita, mentre, come accennato, quest’anno coincide con il 250simo anniversario della morte. Come informa il professor Sforza, si tratta di un personaggio molto conosciuto a Napoli, al punto che la mappa topografica della città redatta dallo stesso Duca è sempre presente in occasione delle mostre sul settecento napoletano.

Sebbene tale mappa, - quasi una fotografia della Napoli del ‘700 di pubblicazione postuma (nel ’75) -, rappresenti la sua opera di più grande realizzazione, il duca è in realtà ricordato per numerose altre motivazioni. Non a caso il Re Carlo di Borbone, di solo un anno più giovane del duca, stimava moltissimo quest’ultimo, affermando che costituiva il fiore all’occhiello della scienza e dell’illuminismo napoletani.

“Lo stesso Re, - seguita il professor Sforza -, incaricò preliminarmente il duca di costituire un Reggimento in previsione del suo progetto di militarizzazione del regno di Napoli finalizzato a uno scontro armato con gli austriaci, intenzionati a riconquistare il regno in questione, già vice regno austriaco dal 1707 al 1734. Sebbene Carlo di Borbone conquistò il regno nel 1734 dopo la battaglia di Bitonto, nel ’44, dunque dieci anni più tardi, gli austriaci intendevano riconquistare i territori perduti, motivo per cui il Re invitò tutti i nobili ad allestire degli appositi reggimenti. L’atteso scontro avvenne a Velletri, dove il reggimento Bari, detto reggimento provinciale poiché rappresentante dell’intera provincia, si distinse per eroismo e bravura. Il medesimo Re, dette ulteriore mandato al Duca di realizzare dei plastici delle fortezze dell’intero Regno, in modo da averne una visione globale. Il chiamato in causa di plastici ne realizzò dodici, di cui ben quattro pugliesi, questi ultimi afferenti ai castelli di Trani, Bari, Barletta e Monopoli. Per i servigi resi alla Corte, Giovanni Carafa fu ascritto nel ristretto novero dei “Nobili di Camera”, i quali godevano di libero accesso alle stanze e ai saloni del palazzo reale di Napoli”.

In base a quanto ulteriormente riferito dal professor Sforza, il Duca viene inoltre ricordato come archeologo, essendo stato un collezionista di rarità, sia di carattere naturalistico che artistico. Come del resto altri nobili napoletani, il duca mostrava infatti particolare interesse nel raccogliere i pezzi provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano di quel periodo. Il museo che si costituì divenne il più grande e apprezzato di Napoli, tanto da essere visitato da numerosi studiosi provenienti anche dall’estero, quali il grande archeologo Winckelmann (Stendal, Prussia, 1717 - Trieste 1768, ndr) o il Goethe, apprezzandolo moltissimo. Nel citato museo archeologico, sono presenti ancora oggi dei pezzi riportanti la dicitura “Collezione Carafa”; pezzi qui venduti dal figlio Pompeo costretto a pagare i debiti del padre, il quale nel durissimo lavoro di stesura della mappa si indebitò moltissimo. Va detto che il duca si interessò moltissimo anche di monete antiche, sia greche che romane, pervenendo al numero di 12.000 unità, costituendo queste ultime il settore più pregiato dell’intero museo Carafa.

Preso da curiosità intellettuale, il duca non trascurò l’interesse per i viaggi, durante i quali ebbe rapporti con i grandi dell’epoca, tra cui Voltaire e Buffon (Montbard, 7 settembre 1707 – Parigi, 16 aprile 1788, ndr). Viaggiò in Olanda, Russia, Inghilterra, Francia, ricevendo grandi riconoscimenti dalle accademie scientifiche dei paesi visitati.

Nel titolare una sua pubblicazione, il professor Sforza definisce umanista e scienziato il duca di Noja Giovanni Carafa: umanista, - spiega -, sia perché conosceva il latino e il greco, sia perché era uno studioso di archeologia; scienziato poiché scopri le proprietà piroelettriche della tormalina, un minerale appartenente alla classe dei silicati che, riscaldato, sprigiona elettricità. In virtù di tale scoperta, il duca è ricordato in tutti gli atti delle accademie europee, non dimenticando che lo stesso Giovanni Carafa fu socio dell'accademia scientifica di Parigi, di Mosca, di Londra, gratificato da numerosi riconoscimenti.

“Ho riferito tutto questo per far comprendere la levatura culturale del personaggio - puntualizza il professor Sforza - Sebbene il tricentenario della nascita sia passato sotto silenzio, mi auguro che, almeno per il 250simo anniversario della morte, gli amministratori organizzino qualcosa”.

Che il duca sia nojano a tutti gli effetti, lo testimoniano alcuni documenti, quali la trascrizione dei battezzati della Chiesa madre nel 1715, oltre a un atto notarile dello stesso anno in cui il padre invita il notaio al palazzo ducale per dichiarare la nascita del figlio, Giambattista Carafa, il quale trascorse l’infanzia e l’adolescenza sotto la guida di un precettore nojano, diventando duca a 21 anni, dopo la morte del padre. A Napoli si distinse inoltre per le sue doti culturali, diventando professore di matematica e fisica presso l’università della città all’età di soli 23 anni. Sebbene Napoli fosse la sua patria di adozione, non disdegnava tornare nella nostra provincia, l’antica Peucetia, tanto che quando si iscrisse a un’accademia scelse il nome di Geronte Peucetio. Diversi atti notarili del ’36, attestano la sua presenza a Noja per concludere affari privati, quali la vendita di beni immobili, case e terreni, utilizzando il ricavato per arricchire il suo personale museo.

“Ho l’impressione che si pensi più all’effimero - chiude il professor Sforza - Invito l’amministrazione a salvaguardare e a tutelare il patrimonio dei Carafa, oltre che a provvedere al cambio dell’intitolazione della strada agli stessi Carafa, attualmente riportante la dicitura: - Duca Carafa Duca di Noja - di per sé insignificante e insulsa, non specificando il nome di alcun duca”.

[da La Voce del Paese del 15 Settembre]

Noicattaro. Michele sforza intero

Commenti 

 
#3 Piero Angela 2018-09-29 08:28
che Noicattaro sia rimasta all'era del pre illuminismo, non c'è dubbio.
 
 
#2 vitodidonna 2018-09-23 15:41
Certo anche il Duca Giovanni Carafa, ma sopratutto i suoi amici Voltaire, Buffon, Carlo di Borbone insomma l'illuminismo...e mi pare che a Noja ci sia assoluto bisogno di questo.
 
 
#1 Rivoluzione Francese 2018-09-20 17:57
Dovremmo celebrare un duca? Lol
 

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