La Chiesa Madonna del Rito riapre le porte ai fedeli

Noicattaro. madonna del rito front

Lo scorso giovedì 13 Settembre presso la Chiesa del Rito sono stati presentati i lavori di restauro e consolidamento, effettuati con l’obiettivo di far risaltare il valore storico, architettonico e culturale della suddetta chiesa.

Presente l’Arcivescovo Mons. Francesco Cacucci che lo stesso giorno ha presieduto la celebrazione eucaristica nella chiesetta, insieme a don Vito Campanelli, parroco della chiesa Madre, don Giovanni Caporusso, parroco della chiesa del Soccorso, don Francesco Ardito e don Giuseppe Saponaro.

Presente anche il sindaco insieme alle autorità, il quale ha manifestato un importante legame con la chiesa: “Il mio legame a questa chiesa nasce grazie a mia nonna – ha detto – che mi suggerì di rapportarmi ad essa per un lavoro di scuola, e lo feci anche e soprattutto perché qui lei celebrò il suo 25° anniversario di matrimonio”.

“Quando, poi, presi la patente mia nonna mi insegnò a fare una preghiera alla Madonna del Rito, ogni volta che ci passavo davanti – ha ricordato Innamorato – e questo lo ricollego con la fede dei nostri antenati che, nel 1917, affidavano alla Madonna i loro figli, che erano in guerra”.

“Sono piacevolmente colpito da questo lavoro di restauro – ha concluso lo stesso – e mi complimento con la ditta, la stessa che sta lavorando anche per il nostro teatro cittadino”.

La prima, quindi, a spiegare quanto fatto in modo dettagliato, è stato l’architetto Quartulli, funzionario della Soprintendenza dei beni culturali: “Abbiamo analizzato gli aspetti tipici del restauro e nonostante si tratti di una chiesa piccola, questa ha ottenuto le stesse attenzioni di una chiesa maggiore – ha detto – il trauma, quindi, è stato subito a partire dal 1966, quando la chiesa vide il crollo della superficie con conseguente grave danno alle immagini rappresentate”.

“Si è voluto conservare il valore attuale e la conoscenza ha operato sulle scelte fatte durante il cantiere – ha continuato Quartulli – abbiamo provveduto a conservare le manifestazioni formali per non perdere il valore figurativo e simbolico, rispettando la storicità e dando una qualità figurativa”.

“Si è provveduto, inoltre, sulla separazione interna ed esterna del degrado – ha specificato l’architetto – questa è stata un’operazione più delicata perché l’obiettivo è stato quello di dare una corretta trasmissione del bene e fruizione culturale, tenendo conto della fisicità dell’edificio”.

Sono stati fatti saggi stratigrafici sulle superfici senza sottrarre elementi che si sono aggiunti nel tempo – ha terminato la stessa – l’interno, infine è impreziosito da simil marmi ed è stato aggiunto del materiale senza però eliminare quello originale, per dare una diversificazione delle superfici”.

“Il mio è stato un ruolo di supervisione – ha detto dopo l’architetto Petrosino – per cui ho controllato e sorvegliato su quanto è stato fatto”.

“Abbiamo trovato diversi strati di pitture – ha continuato lo stesso – quindi abbiamo scelto le tinte delle nostre terre, infatti queste utilizzate riprendono la pietra di Castellana”.

Infine, tra i funzionari competenti che sono intervenuti in questo lavoro, l’ing. Vito Centrone ha voluto definire quella che è stata la storia e la nascita di questo restauro: “Nel 2016, anno in cui ci è stato presentato il lavoro, c’erano diverse problematiche dovute soprattutto agli agenti atmosferici, all’umidità, all’infiltrazione – ha introdotto l’ingegnere – il cantiere, quindi, è stato inaugurato il 4 Aprile 2018 allo scopo di demolire alcune parti in superficie, rinforzare le coperture in cemento, rinforzare i maschi murari, lavare la facciata, consolidare i terminali in travertino, rifare la guaina sulla volta e cambiare la porta d’accesso”.

“Sul cantiere – ha concluso Centrone – si sono presentati anche lavori imprevisti dovuti al ritrovamento di una quantità più elevata di ferro ossidato, lavori mal eseguiti precedentemente, più muschi e licheni e terminali in pietra in fase di distacco”.

A concludere la serata è stato don Vito che ha voluto ringraziare quanti si sono occupati di questo importante e delicato lavoro, e che per primo si è prodigato affinché questi lavori volgessero al termine per il meglio: “Per arrivare qui ci abbiamo messo tre anni a partire dal 2016 – ha detto – e nel 2017 è venuta fuori l’esigenza di tutelarci dalla vulnerabilità dell’aspetto sismico.

“Il progetto ci è stato finanziato ma abbiamo dovuto aggiungere lavori per l’intervento strutturale – ha concluso il parroco – per cui vorrei ringraziare tutti perché aldilà dell’opera materiale è importante l’opera della comunità”.

[da La Voce del Paese del 22 Settembre]

Noicattaro. madonna del rito intero