Lunedì 10 Dicembre 2018
   
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Nicola Pende, le carte che lo scagionano dall'accusa di razzismo

Noicattaro. Pende front

Entrando nell’archivio storico digitale del Senato della Repubblica, - pratica 1703 -, il professor Didonna rinviene i documenti relativi all’attività parlamentare di Nicola Pende, scagionando lo scienziato per eccellenza di Noicattaro dalle infamanti accuse indirizzate ad ascriverlo tra i firmatari del Manifesto della Razza del ’38, una sorta di legge razziale fascista in cui, in 10 punti, si illustrava l’importanza del razzismo e la superiorità della razza ariana cui gli italiani sarebbero appartenuti.

Nei documenti rinvenuti, l’accusato sottolinea con fermezza trattarsi di un’accusa infondata, essendo egli stesso stato vittima di un raggiro. Invitato a far parte di una commissione avente per oggetto una discussione su temi razziali, Pende si mostra infatti nettamente contrario ai temi anti scientifici del manifesto intendenti ispirare gli italiani al tipo nordico germanico piuttosto che a quello romano italico. Non avendo trovato appoggio né tantomeno accordo nei componenti la commissione, il ministro Alfieri – il quale cercò di farsi rilasciare le firme degli studiosi in maniera coercitiva - incaricò lo stesso Pende di redigere una nota chiarificatrice, mai pubblicata. Ad essere subdolamente pubblicati furono viceversa i nominativi degli studiosi partecipanti alla commissione, motivo per cui agli occhi del pubblico mondiale il professor Pende apparve come firmatario del Manifesto in oggetto. Della sua non adesione al citato Manifesto, del resto, si congratulò anche padre Agostino Gemelli, la cui missiva viene citata proprio da Pende.

È bene ricordare che, sebbene fosse presente nelle commissioni riguardanti la medicina e l’ortogenesi, dunque nella commissione relativa alla “purificazione della razza”, il professor Pende era ben lungi dal perseguire tale obiettivo mediante la concezione razzista e nazista dell’epoca, privilegiando viceversa la visione antropologica, umanistica e filosofica dell’essere umano, in base alla quale l’incrocio del patrimonio genetico avrebbe condotto all’esaltazione delle caratteristiche genetiche positive dell’intera umanità.

Il documento che tuttavia chiarisce ogni dubbio, è quello prodotto dall’alta Corte di Giustizia per le sanzioni contro il fascismo, siglato il 16 novembre del 1944. Sebbene nel documento in questione sia presente l’ordinanza di decadenza dalla carica di Senatore di Nicola Pende per aver mantenuto il fascismo e reso possibile la guerra con il proprio voto, non si fa alcun riferimento al documento della razza del ’38.

Da quanto finora affermato, si comprende dunque come tutte le accuse a oggi mosse nei confronti del professor Pende non abbiano nessun fondamento storico. Come lo stesso Pende rammenta, fu nominato senatore del regno per i suoi meriti di scienziato e non per essere stato attivista o fascista, iter d’altra parte seguito da Guglielmo Marconi.

“Nicola Pende non ha mai firmato il manifesto; è stato semplicemente consultato - chiude il professor Didonna - In modo del tutto arbitrario, il ministro Alfieri e Mussolini hanno utilizzato gli scienziati per far subdolamente passare il documento in oggetto”.

[da La Voce del Paese del 29 Settembre]

Di seguito alcuni documenti


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Commenti 

 
#7 Catone il Censore 2018-10-05 19:54
@ elettore deluso
parto della chiosa del tuo post: (Vito Didonna) sindaco subito x condividere la tua proposta. Mai, come in questo momento, la Politica dovrebbe tornare ad essere appannaggio delle persone di Cultura, quella VERA, appresa sui banchi di scuola, ma che continua costantemente nella vita di ognuno. E non e' appannaggio di tutti. Solo chi e' depositario di certi valori e' in grado di confrontarsi, con il dovuto rispetto, con gli altri, aldila' della diversita' di opinioni, arricchendosi nel confronto e adottando le soluzioni migliori x il bene della collettivita'. Auguriamoci che finisca presto, quest'epoca di parvenus e di gente che crede, a torto, di essere l'unica depositaria della ragione e delle verita'assolute.
 
 
#6 Cassandra 2018-10-05 15:57
@ elettore deluso
non posso che condividere il tuo post nella parte in cui auspichi che il prof. Didonna possa assurgere alla carica di sindaco di questo paese martoriato. Ne avrebbe le capacità, ma soprattutto la Cultura, quella vera, bagaglio indispensabile x il confronto con chi la pensa diversamente da te. E, sinceramente, dopo l'overdose di offese, derisioni, contrasti, parolai,pifferai magici e tifoserie da campo di calcio, sia in Consiglio che nel parterre politico nojano, se ne sente proprio il bisogno.......
 
 
#5 elettore deluso 2018-10-05 07:41
bravo Vito.
noicattaro ha bisogno di persone serie come te.
che si impegna x il bene della comunita.
sindaco subito
 
 
#4 vitodidonna 2018-10-03 09:03
La Piramide fu la lista civica con cui nel 1953 Pende cercò di rientrare in politica nel collegio senatoriale di Noicattaro e Rutigliano, ma i risultati furono negativi. Quanto invece al dibattuto problema della firma, i documenti del Senato non registrato nessun elemento a riguardo e l'ordinanza di decadenza da senatore dell'Alta Corte di Giustizia nel 1944 non fa nessun riferimento al Manifesto della Razza. Un ringraziamento alla Redazione per la riproduzione dei documenti
 
 
#3 pasdan 2018-10-02 21:07
Nicola Pende, durante l'imperversano del fanatismo razzista del fascismo, non ha mai dichiarato, nè mostrato di avere opinioni differenti dal contento abbietto dell'esecrabile Manifesto.Un grande scienziato che si è adeguato e si è integrato ad un mondo intellettuale che ha sposato tesi aberranti. A ciò che contrariamente a ciò che lo ha reso uomo comunque meritevole di stima per le sue capacità, gli imponeva di rappresentare.
 
 
#2 Pietro Ressa 2018-10-02 07:30
Aver trovato documenti storici è sempre opera meritoria, per la quale ringraziamo il prof. Didonna. Volevo però segnalare che, nel dibattito storiografico, quanto evinto (cioè che la firma di Pende sia stata a forza inserita nel manifesto, nonostante la sua contrarietà) è un dato accertato. Il problema è proprio la motivazione, accennata nei documenti ritrovati, vale a dire la convinzione di Pende non che le razze non esistano e che il razzismo sia esecrabile, ma il fatto che gli Italiani appartenessero non alla razza nordica ariana, ma a una razza di biotipo mediterraneo. Ovviamente, tutto questo si inserisce in un contesto storico in cui, per effetto di quanto avveniva in Germania, si dava dignità di scienza a studi e aberranti teorie sulle razze e sulle supremazie razziali. Cito come fonte questo testo: V. Pisanty, La difesa della razza, Milano 2006,pp. 45-46 (con ulteriore bibliografia).
 
 
#1 Gramsci 2018-10-01 18:42
e' stata senatore fascista fino al '43, fino alla fine, o sbaglio? Nel periodo seguente non è stato facile per molti decidere come schierarsi?
 

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