Nicola Pende, le carte che lo scagionano dall'accusa di razzismo

Noicattaro. Pende front

Entrando nell’archivio storico digitale del Senato della Repubblica, - pratica 1703 -, il professor Didonna rinviene i documenti relativi all’attività parlamentare di Nicola Pende, scagionando lo scienziato per eccellenza di Noicattaro dalle infamanti accuse indirizzate ad ascriverlo tra i firmatari del Manifesto della Razza del ’38, una sorta di legge razziale fascista in cui, in 10 punti, si illustrava l’importanza del razzismo e la superiorità della razza ariana cui gli italiani sarebbero appartenuti.

Nei documenti rinvenuti, l’accusato sottolinea con fermezza trattarsi di un’accusa infondata, essendo egli stesso stato vittima di un raggiro. Invitato a far parte di una commissione avente per oggetto una discussione su temi razziali, Pende si mostra infatti nettamente contrario ai temi anti scientifici del manifesto intendenti ispirare gli italiani al tipo nordico germanico piuttosto che a quello romano italico. Non avendo trovato appoggio né tantomeno accordo nei componenti la commissione, il ministro Alfieri – il quale cercò di farsi rilasciare le firme degli studiosi in maniera coercitiva - incaricò lo stesso Pende di redigere una nota chiarificatrice, mai pubblicata. Ad essere subdolamente pubblicati furono viceversa i nominativi degli studiosi partecipanti alla commissione, motivo per cui agli occhi del pubblico mondiale il professor Pende apparve come firmatario del Manifesto in oggetto. Della sua non adesione al citato Manifesto, del resto, si congratulò anche padre Agostino Gemelli, la cui missiva viene citata proprio da Pende.

È bene ricordare che, sebbene fosse presente nelle commissioni riguardanti la medicina e l’ortogenesi, dunque nella commissione relativa alla “purificazione della razza”, il professor Pende era ben lungi dal perseguire tale obiettivo mediante la concezione razzista e nazista dell’epoca, privilegiando viceversa la visione antropologica, umanistica e filosofica dell’essere umano, in base alla quale l’incrocio del patrimonio genetico avrebbe condotto all’esaltazione delle caratteristiche genetiche positive dell’intera umanità.

Il documento che tuttavia chiarisce ogni dubbio, è quello prodotto dall’alta Corte di Giustizia per le sanzioni contro il fascismo, siglato il 16 novembre del 1944. Sebbene nel documento in questione sia presente l’ordinanza di decadenza dalla carica di Senatore di Nicola Pende per aver mantenuto il fascismo e reso possibile la guerra con il proprio voto, non si fa alcun riferimento al documento della razza del ’38.

Da quanto finora affermato, si comprende dunque come tutte le accuse a oggi mosse nei confronti del professor Pende non abbiano nessun fondamento storico. Come lo stesso Pende rammenta, fu nominato senatore del regno per i suoi meriti di scienziato e non per essere stato attivista o fascista, iter d’altra parte seguito da Guglielmo Marconi.

“Nicola Pende non ha mai firmato il manifesto; è stato semplicemente consultato - chiude il professor Didonna - In modo del tutto arbitrario, il ministro Alfieri e Mussolini hanno utilizzato gli scienziati per far subdolamente passare il documento in oggetto”.

[da La Voce del Paese del 29 Settembre]

Di seguito alcuni documenti


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