Giovedì 19 Settembre 2019
   
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Mola, parto in casa: interviene il 118 nojano. L'INTERVISTA

Noicattaro. nascita in casa front

In seguito al tempestivo intervento del 118 di Noicattaro, è risultato possibile prestare immediato soccorso a un nucleo familiare di Mola, dove la mamma si è vista costretta a partorire la sua piccola in casa in conseguenza della rottura delle acque. Straordinario l’intervento del Team Leader, dottoressa Maria Rosaria Bruscella, congiuntamente all’impegno dell’intera squadra operante all’unisono: Giuseppe Manzari (infermiere alla sua prima esperienza in 118), Vincenzo Grittani (autista pervenuto in zona in solo 14 minuti a dispetto della pioggia battente) e Giovanni Adamo (soccorritore): questi ultimi (Grittani e Adamo) appartenenti all’associazione P.A.E.R.S. (Pubblica Assistenza Emergenza Radio) di Sannicandro. Come riferito dalla dottoressa Bruscella, è questa un’associazione particolarmente seria che ha sempre supportato il 118 garantendo un’ambulanza attrezzatissima con tanto di kit parto, fornito comunque dal coordinamento, ma continuamente rinnovato nel materiale sterile dall’associazione di cui sopra. Al fine di esplicitare i dettagli della vicenda, vengono di seguito proposte le dichiarazioni rilasciate dalla precedentemente citata dottoressa Bruscella.

Ci racconti quanto accaduto …

Erano circa le 2 – 2.15 della notte compresa fra il 5 e il 6 gennaio scorsi allorché veniamo chiamati dalla Centrale Operativa: si attiva l’Alert sul tablet con segnalati i dati dell’intervento riguardante una rottura di membrane a Mola, altrimenti detta rottura delle acque. Si stava preparando un parto in una donna alla sua seconda gravidanza a termine, con codice giallo. Poiché la postazione di Mola era fuori, impegnata su un altro intervento, ci siamo immediatamente mossi verso l’indirizzo indicato. Giunti a destinazione, nell’atto di fermare l’ambulanza, siamo nuovamente stati contattati dalla centrale operativa allo scopo di venire informati che la bambina stava nascendo dal momento che aveva già la testa fuori. Poiché il parto si stava espletando, abbiamo accelerato al massimo l’andatura e salito tre piani a piedi. Al nostro arrivo, la bambina era già fuori, nata da pochissimo, con il cordone ombelicale tagliato dai parenti (dal padre in base a quanto riferito), presentandosi in braccio a una giovane donna che suppongo fosse la sorella. Erano tutti molto esagitati: gridavano e piangevano poiché credevano ci fosse qualche problema. Io e l’infermiere Giuseppe Manzari abbiamo viceversa cercato di tranquillizzarli, dicendo loro che si trattava di un qualcosa di assolutamente naturale, verificatosi peraltro in un parto a termine, non prematuro. Ci siamo dunque dedicati immediatamente alla bambina visitandola e, aspetto estremamente importante, liberandole le vie aeree. Abbiamo inoltre cercato di evitare l’ipotermia coprendola con degli asciugamani puliti più una coperta di lana. Una volta accertate le buone condizioni di salute della bambina, io e l’infermiere ci siamo dedicati alla madre. Nell’ultima fase del parto, definita secondamento, viene infatti espulsa la placenta, annessi fetali compresi. Tuttavia, dal momento che questo non si è verificato, si è reso necessario preparare al meglio la madre, vestirla e trasportarla presso l’ospedale Di Venere congiuntamente alla piccola. Durante il trasporto, abbiamo assicurato la bambina dandole un aiuto con un po’ di ossigeno sebbene non ne avesse bisogno considerata l’ottima visita generale. Giunti in ostetricia, siamo stati accolti dal pronto soccorso ginecologico, dove hanno confermato il buono stato di salute di entrambe le femminucce. Successivamente, mentre la piccola è stata trasferita in un letto caldo con la puericultrice che ha provveduto a effettuare ulteriori visite, la mamma è stata portata in sala per il secondamento, ossia per l’espulsione della placenta. Si è trattato di un evento straordinario non solo per una bambina nata a Mola dopo 21 anni, ma anche e soprattutto per una bambina nata in casa. Ci è giunta notizia che entrambe stanno bene.

Se la bambina fosse nata in ambulanza, sarebbero sussistite le condizioni per fronteggiare questo tipo di eventualità?

Assolutamente sì dal momento che siamo un’ambulanza di tipo “A”. Va innanzitutto detto che si tratta di un’ambulanza ad assetto “Mike” in quanto dotata di quattro elementi: autista-soccorritore; soccorritore; infermiere e medico, sebbene Noicattaro sia stata medicalizzata da poco. In precedenza era infatti presente il solo assetto “India” con tre elementi a disposizione: autista; soccorritore e infermiere. Da circa 3-4 mesi si è provveduto a medicalizzare anche Noicattaro e, nella circostanza in oggetto, questo ha rappresentato una fortuna. Infatti, essendo Mola medicalizzata fuori sede, è stato contattato il supporto di una medicalizzata più vicino, ossia quello di Noicattaro. Come detto, la nostra ambulanza è di tipo “A”, attrezzata per effettuare la rianimazione sia nel bambino che nell’adulto. In macchina disponiamo di un kit parto, avendo in dotazione di un defribillatore con ben 4 piastre pediatriche per un’eventuale rianimazione infantile. Siamo attrezzati per ogni fascia di età e, in ogni caso, non sarebbe stato il primo parto che avrei eseguito in ambulanza.

Lasciando per un attimo da parte l’impegno professionale, come e quanto vi ha emotivamente coinvolto l’evento?

Il coinvolgimento emotivo è stato di due tipi. Il primo, quello assoluto, è relativo alla nascita in sé che, per quanto ci si possa emozionare parlandone, non fa mai lo stesso effetto di quando si ha un bambino tra le braccia. È un qualcosa che ti fa battere il cuore a mille; ti fa sorridere e, in alcuni casi, anche commuovere. È bellissimo osservare un bambino che arriva alla vita, che piange e ti coinvolge, fino a poco prima nella pancia della madre. In quel momento è importante la gestione dell’emotività poiché, in quanto medico, bisogna saperla gestire e pensare al supporto delle funzioni vitali del bambino. Il secondo coinvolgimento emotivo è quello relativo, concernente la linea generale del nostro lavoro, la quale, nella quasi totalità dei casi, ci porta a doverci confrontare con situazioni poco gradevoli. La nascita della bimba è un qualcosa che ci gratifica e apporta un po’ di gioia nel nostro lavoro. Esistono fortunatamente situazioni di questo tipo in grado di risollevarci il morale.

Se non ci fosse stato il vostro intervento, a quali rischi sarebbero potute andare incontro la mamma e la piccola?

La mamma a problemi di tipo emorragico; sicuramente a un’emorragia importante che poteva procurale un crollo pressorio, quindi uno shock con esito più o meno esito negativo anche a seconda delle sue condizioni generali. Riguardo la piccina, le problematiche fondamentali erano a carico delle vie aeree poiché, alla nascita, i bambini hanno comunque il liquido amniotico nelle suddette vie aeree che devono espellere. In caso di parto naturale, il pianto favorisce tantissimo l’espulsione, sebbene sia comunque necessario il supporto da parte nostra con relativa aspirazione. Il problema principale era dunque quello del blocco respiratorio che, come conseguenza, avrebbe potuto condurre a un arresto cardiaco.

[da La Voce del Paese del 12 Gennaio]

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