Lunedì 21 Ottobre 2019
   
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Paga il biglietto ad un migrante, la bella storia di Michele

Noicattaro. razzismo front

Ci sono quei nojani che si rendono protagonisti di episodi che ti rendono orgoglioso di appartenere a questo paese. E’ questo il caso del giovane ragazzo Michele Ciavarella che, nei giorni scorsi è intervenuto in aiuto di un migrante che si apprestava a viaggiare sui treni delle Ferrovie Sud-Est.

E’ lo stesso Michele a raccontare la sua storia sulla pagina Facebook: “Era già sera, forse le 20.30. A quell’ora tutti i bar delle stazioni sono chiusi e le biglietterie automatiche spente. Alla fermata di Mungivacca un ragazzo si avvicina allo sportello del treno. Una schiera di agenti di sicurezza fa muro e una giovanissima donna intima al ragazzo di mostrare il biglietto”.

Una richiesta che il povero ragazzo riusciva a malapena a soddisfare. “Si vede che era una somma raggiunta a fatica – spiega ancora Ciavarella – perché quegli spiccioli sono tantissimi e contati con cura. Ma quando gli viene chiesto un sovrapprezzo di cinque euro per poter salire sul treno (è il prezzo da pagare per un biglietto fatto a bordo), il ragazzo non risponde, non ha abbastanza soldi. Il controllore urla verso l’abitacolo e intima il macchinista a partire. Il ragazzo comincia ad agitarsi e piange”.

Davanti a questa scena Michele non riesce a restare indifferente: “Potevo scorgere la tangibile traccia di una lacrima sul suo volto – continua a scrivere Michele – in treno qualcuno ride. Il ragazzo urla, si dispera. Il treno sta per partire. Mi alzo e pago quei cinque euro. Lo faccio io, con il mio corpo. Ma non sono io a farlo. Provo pena per tutti noi, me compreso. Il ragazzo sale. Il treno riparte”.

“Qualcosa di noi resta fermo e morto – riflette Ciavarella – in quel posto da cui il treno si allontana. Né io né il ragazzo ci guardiamo negli occhi per tutta la durata del viaggio. Ed arriviamo a Bari”.

E poi quel ringraziamento che vale molto di più di quei cinque euro spesi per il biglietto. “Sono nel sottopassaggio e sento qualcuno che tocca la mia spalla – conclude il ragazzo – Amico, grazie. Ha in mano quegli spiccioli e vuole darmeli. Quel momento, l’incontro dei nostri occhi, era un momento nostro. Quando due occhi si guardano, due mondi si incontrano. E proprio lì ho fatto caso a una cosa. Il controllore e le guardie di sicurezza non hanno mai guardato negli occhi quel ragazzo. Forse non hanno visto solo il colore della sua pelle. Su quel treno c’era il rifiuto di farsi mondo. Ed è come se i nostri corpi, il mio e il suo, lo sapessero. Sapevamo che il nostro saluto non poteva abitare lì dentro. Che quel treno non era una casa adatta allo stringersi di due anime”.

“Sono stato straniero anch’io – riflette Michele – e, quando sei straniero, due occhi che ti guardano sono la tua salvezza. Io sogno un mondo in cui gli uomini tornino a guardarsi negli occhi”.

Una storia che ci ridona fiducia nel genere umano quella raccontata da Michele, specialmente in questo periodo storico in cui viviamo, in cui forse l’umanità e l’accoglienza non trovano più posto nel cuore di molti, oscurati dall’odio e dal razzismo. Complimenti Michele!

[da La Voce del Paese del 16 Febbraio]

Noicattaro. razzismo intero

Commenti 

 
#3 Carlo Caringella 2019-02-24 20:43
Bel gesto "Michele",e bello come lo Hai raccontato
 
 
#2 vito t. 2019-02-23 12:08
michele non dar retta hai fatto un grande gesto
 
 
#1 Jarabe 2019-02-22 18:38
Finché si parlerà di solidarietà, si parlerà di diversità..
Potevi risparmiarteli quei 5 euro Michele e non raccontare questa storia, il grande Jarabe de Palo cantava:
Se il blanco es el blanco e el negro es el negro...da che depende??
 

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