
Siamo in una situazione di stallo, di netta cesura tra POTERE E POPOLO.
Le motivazioni sono molteplici, ma soprattutto , questa immobilità, mi pare organizzata dall’oligarchia che gestisce il potere. E intendo ogni forma di potere: culturale, politico, ed economico, (quest’ultimo, si sa, ingloba e determina i due precedenti).
In questo paese le cose non vanno diversamente.
La nostra assenza dalla gestione pubblica, il nostro sentimento di irrimediabile esilio, la nostra criminale apatia, sono state create a tavolino, dalla scientifica rimozione che il Potere, come uno scrittore fa con i personaggi scomodi o inutili del proprio romanzo, ha operato su di noi.
Siamo stati privati della nostra natura di uomini, e forse non ce ne siamo neppure accorti.
Siamo stati derubati della nostra coscienza collettiva, o meglio, non sappiamo di averne una, assopita, tramortita, lobotomizzata, perché qualcuno si riempisse le tasche del nostro lavoro e noi gli dicessimo pure grazie.
Il potere ha bisogno di noi, ha un immenso bisogno di noi.
Ma si tratta di un bisogno spregevolmente strumentale.
Per il Potere siamo tessuto, energia meccanica.
Mangiafuoco ci ha rubato quel senso sacro e tribale di appartenenza al popolo, restituendoci un concetto di collettività malato, televisivo, feudale, piramidale, funzionale alla sua autogiustificazione.
Siamo vittime di un tiranno invisibile che ci conquista trasformandoci nel suo muscolo.
Era proprio quel sentimento di unione antropologica il nucleo fondativo più poetico del senso sociale, del sentirsi uomini tra uomini, sangue di un unico sangue.
Siamo privi di consistenza, non possediamo più nemmeno spessore del corpo, il senso tattile del nostro esserci, e non siamo presenti nei discorsi del potere, perché ci precede e ci plasma la teoria, secondo una logica paradossale e perversa, secondo ideologie e deontologie che non sono capaci di guardare l’individuo nella sua verità.
Noi non esistiamo.
Il potere ci ha succhiato il sangue. Ci ha privato di noi stessi, e ci ha ingabbiati in un presente senza vie di uscita, non solo professionali, politiche e culturali, ma esistenziali. La nostra esistenza non ha collocazione: è questo il sentimento diffuso che si respira.
Siamo disperati, e soli, completamente soli, a non capire la nostra disperazione. Per questo molti di noi riescono solo lamentarsi. Siamo affetti da un male di cui non conosciamo le radici, perché il nostro male è questo: non sentire più le radici del nostro esistere, e quindi il possesso della nostra identità.
Siamo stati inebetiti dal Potere, che ci pare un regista occulto, un burattinaio senza scrupoli.
Sull’assenza di modelli etici nel mondo degli “adulti”.
I modelli ci sono.
E sono potenti e carismatici: funzionano.
I modelli sono semplicemente diversi.
Opposti al mondo che sognavo.
Hanno la dialettica e la forma del pragmatismo, della demolizione, della sessuofobia, della lotta individuale, del privilegio, dell’esclusione, del vizio, ecc ecc…
Il Potere vive sempre dei suoi paradigmi.
Anche questo.
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Commenti
"Quando un uomo non si espone per le proprie idee o non vale nulla l'uomo o non valgono nulla le sue idee" (Ezra Pound)
Per il resto, caro anonimo, ti auguro di cogliere il senso di ciò che ti ho già scritto, ho l'impressione che tu non lo abbia fatto visto la tua ultima risposta.
Vincenzo Latrofa (ogni mia affermazione di identità è un'umiliazione alla tua paura, prima di voler ergerti a insegnante di qualcosa, impara l'ABC dell'essere uomo e cioè la presa di coscienza di sé nel mondo)
se sei "affamato" di sapere come dici, non dovrebbe interessarti la forma, ma la vera sostanza delle cose, se si ha l'umiltà e l'apertura mentale per coglierla...
qua nessuno sta offendendo o facendo denunce, ma si sta discutendo in merito ad un articolo...
sui maestri di francoforte tu li hai citati, secondo me, per pura ostentazione, non entrando in merito a nessuna considerazione o atto che possa scaturire da ciò...
idem la tua disquisizione ultima
sulla firma in quanto nei dibattiti virtuali, civili, con scambio pacifico, conoscere l'identità specifica (che cmq è detta nel nick name) non cambia le carte in tavola...
perché non basta solo ascoltare, ma bisogna in primis "capire", altrimenti il sapere perde la sua funzione primaria, si rimane cmq sordi e diventa pura erudizione, appannaggio di un presunto status e autoaffermazione che però lascia più al buio di prima...
il sapere svolge la sua funzione quando ci si apre ad esso con tutti i pori della propria mente, senza i pregiudizi e la presunzione delle proprie convinzioni, se ci si lascia guidare da esso e solo così si arriva ad avere una aperura mentale in grado di "comprenderlo" e farlo proprio
altrimenti è solo un puro elenco di nomi e titoli che non porta da nessuna parte, anzi, in extremis arriva anche a legittimare le convinzioni più folli, come è successo troppe volte nella storia...
vedo che con te non è possibile avere un "dialogo", nel suo significato più vero, perché lo rifiuti con presunti sofismi razionali, rimanendo chiuso nelle tue posizioni, e me ne dispiace...
spero cmq di incontrare, su queste pagine, qualcun'altro più disponibile a mettersi in gioco e confrontarsi
bye
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.
Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.
[...]
P.P.Pasolini, La Guinea in Poesia in forma di rosa
ti auguro buon viaggio, qualora tu lo voglia iniziare
vincenzo latrofa
le mie non sono critiche pregiudiziali ma delle sensazioni e opinioni che mi sono venute leggendo il tuo commento...se vuoi accettarle bene, fino a prova contraria siamo in democrazia...la mia identità non c'entra, non ho offeso nessuno e a volte è più utile una critica di uno sconosciuto che di un amico...
se vuoi coglierne il senso bene, altrimenti continua pure a trincerarti dietro nomi romboanti, ma la sostanza del mio "appunto" precedentemente espresso non cambia...
cordialmente
per prima cosa, non ho attaccato la persona ma ho espresso dei dubbi su delle cose che sono state scritte e che non condivido. Le critiche pregiudiziali le stai facendo tu, che a differenza di me non hai neppure il coraggio di metterci la faccia firmandoti con nome e cognome.
cordialmente
vincenzo latrofa
accusi michele ciavarella di vittimismo e fatalismo,
ma scusa il tuo commento, oltre che una compiaciuta affermazione di sé e del proprio "sapere", che cosa esprime?
si può essere complici anche rifugiandosi dietro una sterile erudizione fine a se stessa, che a nulla serve se non al proprio narcisismo..
non è causa anch'essa di vittimismo e fatalismo?
con simpatia
Per il resto non vedo nulla di così innovativo rispetto alle letture di Marcuse, Fromm e Horkheimer, che già mezzo secolo fa avevano capito in che direzione il mondo stava andando.
ti conosco e mi firmo
Vincenzo Latrofa
Il punto è che il blog in quanto tale, autorizza al massacro.Il virtuale si sostituisce all'umano rendendo possibili le aggressioni del pensiero altrui, diradando cosi la san possibilità che un blog invece dovrebbe conferire, ovvero poter dire cio' che si pensa liberamente senza essere assaliti, dato che la comunicazione non solo è ridotta a qualche giornale fazioso, ma ormai al non potersi esprimere piu'. Allora esprimersi finalmente! La nascita del blog è sintomatica quindi del bisogno di comunicare ,atrofizzato dai media monopolizzati. In questo senso è una bella rivoluzione,e pur essendo spersonalizzante nel momento in cui non ci si firma, diventa mezzo di denuncia del propio pensiero libero nel momento in cui lo si fa e come tale porta con sè l'individualità. Apprezzo michele ciavarella, che evidentemente , come artista, si espone alla mercè di chiunque voglia distruggerlo o condividerlo, si fa mnangiare, tipico dell'arte, e rimproverargli di non cambiare se stesso è come fare una lezione di morale ad uno che la sta cercando perchè non la vede e non la sente piu'. Ciavarella parla di Etica ( parola tabù ormai e derisa), altri commenti parlano di Moralismo. Tra Morale da reindividuare disperaratamente e moralismo facile , ci passa in mezzo la nostra intera nazione, che indubbiamente Maestri non ne ha piu'. Perfino Borghezio ieri ha definito "idiota" il grande Camilleri; se permettete denigrarci cosi tra noi significa aver imparato bene la lezione dei cattivi maestri, in questo caso leghisti o oppressori o oscurantisti. Pur non volendo parlare di politica, ne siamo intrisi,e quella odierna ci ha insegnato a stare gli uni contro gli altri.
un caro saluto alla bella città di noicattaro, valerio tambone
Arriva con un po' di ritardo in quanto è da cento anni ormai che il Potere, come tu abilmente dici, ha preso la regia delle nostre vite.
Sono assolutamente d'accordo con te quando dici che la filantropia sia una grande ipocrisia, ma allora perché da una parte dici che i "modelli" sono assenti e dall'altra affermi che questo articolo non vuole essere una critica a una "collettività malata", allora perché hai scritto queste righe? Insomma, cosa vuoi comunicarci? Qualcuno ha anche schiettamente scritto: "abbiamo fatto la scoperta dell'acqua calda". Ebbene, se il tuo intento era quello di informarci sul mondo in cui viviamo, beh direi di sì, abbiam fatto la scoperta dell'acqua calda.
PACE A TE.
Bisogna proporre delle idee per migliorare, migliorarci e magari aiutare gli altri a migliorarsi. Ambiente, agricoltura, prodotti gastronomici, storia, cultura, arte, ricerca tecnologica, sanità pubblica, scuola pubblica, energia pulita, turismo, cooperazione: puglia. I mezzi non mancano e le possibilità pure. Serve una corretta informazione, migliorare l'amministrazione spazzando via l'omertà e l'interesse privatistico. L'uomo è un animale che sa essere sociale, a volte....
grazie per il tuo messaggio, segno di apprezzata attenzione nei confronti di un povero narcisetto come me.
anche perché, attribuendomi del coraggio, hai dato forza a una delle poche qualità che temevo vacillessero nel mio animo infermo.
Ma ti consiglio di leggere l'articolo prima di esprimere opinioni. Nel mio articolo non mi soffermo su una società malata o su cattivi costumi: nel mio articolo mi focalizzo su un sentimento e sulla sua fabbricazione.
Sai, quelle propulsioni che attraversano il corpo, suggerendogli conseguenti azioni o in-azioni, e da un corpo si versano -tacite e subdole- in un altro corpo, e così via?
bene, parlo di un sentimento.
un sentimento che si respira come polvere o veleno di una torbida apocalisse di paese. tutti lo respiriamo. tutti reagiamo in modo diverso.
la mia reazione, forse, è la distanza fisica dai luoghi del confronto, che sono luoghi di...POTERE.
ma non è anche questo un luogo di confronto? non è la parola, in ogni sua forma, il vertice assoluto del confronto tra uomo e uomo?
a me piace guardare i riflessi negli occhi della gente, mi piace leggere nell'anima. e per farlo devo stare al buio.
ho scelto una strada diversa, o forse è la strada che mi ha scelto. sull'accusa di "individualismo"...beh, io non credo nella filantropia a priori. è una grande ipocrisia. il mio marcato individualismo coincide col tuo narcisismo. sono la stessa cosa. siamo due colpevoli. quanto narcisismo c'è nel tuo anonimato. quanto narcisismo c'è nel creare un alone di mistero attorno al tuo giudizio forte. quanto narcisismo? se credi nella politica vera, nel CONFRONTO VERO, smetti di essere Batman e torna Clark Kent, smetti di essere astrazione e prendi forma di soggetto, come ho fatto io.
Buona Vita.
E ancora, come può una persona marcatamente individualista (e che - diciamolo pure chiaramente - il più delle volte nega il confronto) fare prediche sulla collettività?
Michele, te lo dico col cuore in mano, per cambiare la società bisognerebbe prima cambiare noi stessi, fare rivoluzione del nostro io. Fino ad allora, non potremo prendercela con nessuno.