Sarei curioso di scoprire quanto i nojani abbiano le spalle coperte dalle proprie famiglie. Quanto hanno contato o ancora contino sul sostegno economico dei genitori. Quanto e fino a che età godano dei privilegi o a volte anche dei condizionamenti che le donazioni familiari comportano dando una marcia in più o, a seconda dei punti di vista anche un freno, alla realizzazione personale.
Mi chiedo chi fra i giovani nojani sia uscito di casa se non al compimento della maggiore età, diciamo nei vent’anni, per cercare una propria strada e provvedere al proprio mantenimento e ai propri studi con un “lavoretto”. Chi, fra tutti, può onestamente dire di “essersi fatto da solo”? Pagando regolarmente l’ affitto di un monolocale o di una stanza in condivisione con altri giovani per imparare a prendersi cura di se senza l’intervento di mamma e papà? Qualcuno certo si sarà sicuramente procurato e scelto un lavoro da se (in quei casi che attualmente riterrei “fortunati”) ma siamo proprio sicuri che nessun parente o conoscente abbia interferito per intercessione a mettere una buona parola e procacciare il “posto sicuro”? E pur fosse che nessuno abbia mediato in merito alla professione, non è per caso vero che l’automobile, pur fosse di seconda mano, l’abbiamo avuta in dono dalle casse genitoriali? No? E l’assicurazione chi la paga? E per la sua manutenzione, per un incidente o un guasto improvviso chi interviene? Per non parlare di eredità immobiliari, che siano case, appartamenti, locali, che certo, ridò di mia tasca una sistemata, ma pur sempre dai miei avi discende... E magari è anche dal loro portafogli che ringrazio di avere una lavatrice, il frigo o più banalmente il computer o la vacanza, il viaggio studio, il week-end formativo… E se non per tutto questo, anche coloro che lavorano in campagna, non si spezzano forse le ossa per i terreni di famiglia? Di cui un giorno si augurano meritarsi la proprietà?
Certo, come no, tutto lecito e comprensibile, ma quindi ingenuamente vi chiedo chi, in questo senso, può ritenersi “libero”? Mi /vi domando, questo genere di opportunità ha un “prezzo”? Vi trovate d’accordo se, dal momento che viviamo in un paese di retaggio “familistico”, che per di più “non cresce”, la generosità familiare sia del tutto incondizionata o “pretende” qualcosa in cambio? E se si, ne siamo profondamente consapevoli? Nell’operazione di scambio, abbiamo così introiettato la gratitudine per quanto ricevuto, da non sapere più se quello che facciamo, lo facciamo per la nostra vita, per inseguire un sogno, una carriera, un talento o se per restituire qualcosa? Abbiamo dovuto rendere conto, per aver tanto ottenuto? O i nostri percorsi di vita hanno comunque avuto libertà di scelta senza pressione alcuna, senso di colpa o sacrificio sulle decisioni prese? Quanto le spalle coperte della famiglia hanno favorito o bloccato il nostro sviluppo di donne e uomini liberi?
Perché riconosciamolo, chi si è reso autonomo da maggiorenne, andando a vivere da solo, coprendo le spese dei propri studi e del proprio sostentamento con un lavoro frutto della sola propria determinazione; chi si sposta con un’auto acquistata e mantenuta con il proprio sudore; chi contando sulle proprie forze, si è unito a un compagno o a una compagna di vita, magari accogliendo anche un figlio di cui occuparsi, pienamente convinto di essersi formato da se, beh questo campione, col vento che tira, pare essere, datemi torto o ragione, piuttosto una rarità.
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Chi andrà in pensione tra 20 anni non so se sarà in grado di mantenere se stesso con la miriade di lavori precari e con le varie riforme che non garantiscono più la stessa qualità di vita a chi va in pensione. Nel mio caso la mia proiezione di pensione non supera i 500 euro l'anno.
Il messaggio per i giovani è comunque quello di rimboccarsi le maniche: sono finiti i tempi delle vacche grasse!
inoltre se non ci fosse il clientelismo la politica sarebbe più limpida e meno connivente con i poteri occulti che anche a noicattaro operano....spero di essere stata esaustiva
Buona serata Pietro :)
Onore al merito a queste 'rarità', ma non condannerei chi ha le spalle coperte: per assurdo ! :-D
L'assioma che ne traggo è , permettimi di non essere in accordo. ... e ti parla una che le spalle ce le ha nude! ;)
Un abbraccio
Mi sembra che il discorso sia simile a quello di Brunetta, tanto criticato per la sua espressione a riguardo dei "bamboccioni", ma soltanto ora riconsiderata come corrispondente alla presunta realtà.
Penso che quest'articolo sia pretestuoso. Non è possibile generalizzare, i casi sono moteplici e andrebbero esaminati singolarmente per quelli che sono.
Ovvero un ragazzo che studia 8 ore al giorno (perchè per conseguire la sua laurea "dovrebbe" sudare tanto), poi lavora, magari in pizzeria con un salario da fame per sostenersi (non si sa come, visto che deve pagare un affitto allucinante, le tasse ed i libri...) per altre 6 ore, minimo 3 o 4 volte alla settimana con orari anche notturni, dovrebbe come minimo avere fegato, forte lucidità e grande capacità di apprendimento.
E' vero che in altri paesi il discorso cambia perchè c'è lo stato che si preoccupa di formare dei veri professionisti. Sappiamo bene che in Italia manca uno stato assistenziale perchè c'è la FAMIGLIA.
Ora, anch'io non capisco il senso dell'articolo...sostiene che il 90% dei ragazzi italiani sono dei fannulloni e la parte restante no? Vorrei chiedere a Gorizia, lei da quale parte si trova? Anche lei è un bamboccione? Se non lo fosse le faccio i miei complimenti! Applausi...