Parlare di tesori sepolti nel territorio della nostra comunità cittadina potrebbe far pensare a rocambolesche ed improbabili avventure. In realtà, a ben guardare, di tesori sepolti ce ne sono molti. Tutti, indistintamente, fanno parte di quel vasto campionario di beni comuni (i quali possono anche essere di proprietà privata, ma sono comuni in quanto costitutivi del patrimonio storico, artistico, archeologico, letterario, scientifico di una comunità) che sfuggono allo sguardo dei più. Il motivo di tale situazione è da ricercarsi nel fatto che lo sguardo di molti cittadini nojani pare essere concentrato prevalentemente sull'interesse privato, per cui lo spazio pubblico è ridotto a zona interstiziale, e proprio per questo residuale, tra interessi privati.
Avevo intenzione, in un primo momento, di intitolare il presente articolo “Conflitto spaziale a Noicàttaro”, a motivo del fatto che, appunto, il termine “spaziale” non si riferisce allo spazio siderale, verso cui si sono rivolte le fantasie adolescenziali di tante persone della mia generazione, quella di Goldrake e di Superman, ma allo spazio urbano della nostra comunità cittadina.
Quando guardiamo allo spazio urbano, che pare con tutta evidenza attraversato dalla perenne conflittualità tra interessi privati e bene pubblico, io ed i miei sognanti coetanei comprendiamo subito come, al di là delle nostre fantasie di bambini, allorquando ci eravamo illusi che il mondo procedesse verso l'unificazione e che le due superpotenze: USA e URSS, si sarebbero riconciliate nel nome del progresso e del prometeismo tecno-scientifico, comprendiamo, dicevo, che la conflittualità che immaginavamo proiettata negli spazi siderali e rivolta contro superpotenze extraterrestri, in realtà, continua a giocarsi nei ben più ristretti, e talora persino angusti ed asfittici, luoghi della convivenza umana.
Sotto questo punto di vista, la nostra comunità cittadina pare soffrire, sin dai tempi del vituperato abbattimento dell'antica chiesa del Soccorso, di un atteggiamento prometeico che, dimentico del passato e dei suoi lasciti, vorrebbe ridisegnare la configurazione del vivere comune in base a criteri del tutto personali, nonché privatistici ed arbitrari. Il più danaroso, in parole povere, acquisisce il diritto di decidere per tutti in forza del suo potere economico.
Nell'ambito del conflitto permanente tra spazio privato e spazio pubblico, risolto quasi sempre a vantaggio del primo, rimangono schiacciati i molti, misconosciuti, tesori architettonici ed artistici della nostra comunità. Tali tesori vengono portati alla luce soltanto grazie all'opera, non di rado solitaria, di storici municipalisti come Giacomo Settanni, Michele Sforza e Giovanni Boraccesi, autore, quest'ultimo, di pregevoli studi sull'arte sacra nojana, nonché fonte autorevole dello stesso Settanni.
Uno dei nostri tesori nascosti è, senza dubbio, la cappella di Santa Maria degli Angeli, posta lungo la provinciale 57 Noicàttaro-Torre a Mare, poco dopo la rotonda, sulla destra (cfr. Settanni G., Cappelle del territorio di Noja-Noicattaro non più esistenti. Nomi-Luoghi-Fatti (XII-XX sec., Schena, Fasano 2007). Il manufatto, secondo lo studio del Settanni, sarebbe di proprietà dell'antico casato Ruggieri o De Ruggiero (se ci sei, antico casato, batti un colpo!).
Pare che tale manufatto sia, ancor oggi, di proprietà privata. In ogni caso, è da ritenersi un bene pubblico in quanto fa parte del patrimonio storico-architettonico di Noicàttaro. Dare valore ai beni pubblici, anche quando sono di proprietà privata, è un dovere civico che dovrebbe coinvolgere tanto il settore pubblico quanto quello privato. Tra l'altro, la “biografia” di una comunità umana si compone soprattutto di narrazioni che prendono le mosse da quei manufatti realizzati nel corso dei secoli.
Scrivere tale biografia, però, comporta una mentalità di fondo che riconosca senso e valore agli antichi manufatti. Senso e Valore, forse, sono alcune delle categorie ermeneutiche con cui le Autorità di ogni ordine e grado della nostra comunità civica sono chiamate a confrontarsi.
Senso e Valore non hanno nulla da spartire con l'Utile verso cui è indirizzata l'attenzione della mentalità privatistica di chi tende a quantificare e monetizzare tutto. Gli spazi privati, incoraggiati da chi coltiva tale mentalità, non tollerano rivalità di sorta.
Umberto Galimberti ha definito i caratteri di tale mentalità con grande precisione:
“Le cose non sono considerate per quello che “sono”, ma per quello che “servono”. Il “che cosa” è sostituito dall' “a che serve”. La domanda utilitaristica fonda quella serie di rimandi che collegano le cose tra loro...L'uomo ritiene di conoscere il mondo quando ne ha risolti tutti gli aspetti in mezzi utili al proprio appagamento. Se qualcosa si sottrae allo schema dell'utile diventa insignificante, senza senso, perché ogni senso è custodito dall'utilità...Nel commercio quotidiano con le cose il pensiero è dunque sotto il giogo dell'utile, da cui dipende il senso di ogni cosa. Ciò che si libera dal giogo diventa inopportuno, importuno, impertinente nel senso di non-pertinente ad alcunché. I mezzi intervengono allora a togliere di mezzo ciò che non si inserisce utilmente nei processi di appagamento e quindi è inutile” (Galimberti U., Il tramonto dell'Occidente nella lettura di Heidegger e Jaspers, Feltrinelli, Milano 2006).
La cappella di Santa Maria degli Angeli non si inserisce in alcun sistema di appagamento. Anzi, al contrario, è di intralcio all'utile privato di chi ne costruisce edifici esattamente a ridosso, e con una tecnica che non prevede alcun elemento di separazione, che indichi il rispetto dovuto ad un luogo storico. L'atteggiamento di fondo, al contrario, è esattamente improntato al desiderio, e staremo a vedere se sarà realizzato, di togliere di mezzo quanto non rientra nel piano utilitaristico di chi persegue, attraverso la cementificazione del territorio, l'utile privato.
Se la mortificazione dei luoghi storici del nostro paese è avvertita come problema, allora dovremmo sapere che una soluzione a tale problema esiste. Bisogna che tutte le agenzie culturali della nostra città, formali ed informali, ovvero Istituzioni civiche, Scuole ed Associazioni, si mobilitino per un recupero culturale della Chiesa di Santa Maria degli Angeli: il luogo deve essere conosciuto e studiato.
Se, poi, tale Chiesa è di proprietà privata, come sembra, si potrebbe interloquire con il proprietario al fine di una opportuna valorizzazione dell'antico ed obliato manufatto.
La mortificazione della Chiesa di Santa Maria degli Angeli potrebbe essere una metafora significativa della pericolosa attitudine alla rimozione della memoria che a Noicàttaro ha preso piede a partire da un malinteso senso di modernità, i cui effetti deleteri, che spiccano nella trascuratezza del Centro Storico, noi tutti deprechiamo.
Mentre deploriamo gli effetti, però, le riflessioni sulle cause non acquisiscono, come dovrebbe essere, dignità di pubblico dibattito e, di conseguenza, materia di analisi da parte dei poteri preposti.
E' il caso, forse, di mettere in atto decisioni istituzionali e culturali che indichino concretamente la volontà di invertire tale tendenza. Oppure si continui pure con il prometeismo livellatore, che contribuirà all'accelerazione del processo, già in atto, di periferizzazione di Noicàttaro a vantaggio della vera Città con cui dovremo sempre più fare i conti negli anni a venire: Bari.
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Il segnale è duplice: da un lato nessun nojano ha la fa...
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IL PROGETTO E' INSERITO NELLE OPERE PUBBLICHE DA REALIZZARE NEL TRIENNIO 2009-2011 MA A QUANTO PARE I NOSTRI POLITICI HANNO ALTRO A CUI INTERESSARSI.
Mi contatti anche domani in assessorato Palazzo della Cultura.
tel... GRAZIE
N.D.R. NUMERO TEL. RIMOSSO PER PRIVACY,
IL SIG. POSITANO PUO' CONTATTARE LA REDAZIONE
redazione
la cultura e il rispetto di cio' che eravamo sparito
P.S.:Complimenti per l'articolo