Sarà che sono un’espatriata cui ormai dovrebbero ritirare la carta d’identità italiana perché non la merito per nulla, ma l’articolo di Miki Gorizia e i commenti corrispondenti mi hanno fatto sentire “in causa”.
A tutte le domande che l’autore elenca posso rispondere affermativamente: a 18 anni ho lasciato Noicattaro per andare a frequentare l’università al capo d’Italia completamente opposto; mi sono pagata gli studi, le specializzazioni e i capricci anche facendo 2 lavori alla volta, sono tornata a Bari ma ho resistito alla voglia di andar via per poco, ho studiato da Gorizia a Nizza, a Praga, Atene; ho lavorato da Abu Dhabi a Riga passando per molte altre città più o meno sconosciute.
Ora sono a Noicattaro, chi mi conosce bene mi ha predetto che non resterò molto in loco “e piuttosto finirò a fare la salumiera a Bagdad” pur di non restare qui. È vero. Verissimo. E non perché sia Noicattaro. È perché si dice Noicattaro ma si intende Italia.
Non riesco proprio a pensare che l’indipendenza inseguita a 19 anni mi abbia reso migliore di chi ha deciso di rimanere a vivere con i propri genitori e di chi ha deciso anche di accettare il loro aiuto. Mi son sentita lodare per aver scelto di andar via, così come criticare per aver “abbandonato” il tetto familiare, e mai dalla mia famiglia si intenda, la quale mi ha sempre sostenuto con tutte le forze. Ho sentito complimenti per aver lavorato come una nomade in giro per il mondo e attacchi per essermi rifiutata di avviare un futuro professionale qui, mi sono sentita dire che “amore di casa” non ne ho. Accetto con piacere i complimenti ma anche gli attacchi, sono veri entrambi. È ammirabile chi parte in avanscoperta e anche chi decide di voler combattere per fare ciò che desidera là dove è nato. Chi decide di essere autonomo e chi accetta giustamente l’aiuto dei genitori, che in fin dei conti non vivono altro che per sostenere giustamente i figli.
Oltre a considerare ammirevoli entrambe le scelte, non si può negare che la scelta, molte volte, non sia anche condizionata.
Ho 26 anni e in Italia mi sento e mi fanno sentire una poppante, all’estero mi sento vecchia. Dando uno sguardo all’Italia da fuori si capisce quanto patetico sia chi definisce un ragazzo che vive a casa dei suoi a 30 anni “bamboccione”. Quanto retorici e insensati siano anche i discorsi alla “armiamoci e partite”. Patetico perché nell’ultima delle nazioni in cui ho vissuto, la Lettonia, nonostante una crisi economica, quella vera, galoppante, paradossalmente c’è un tasso d’apertura ai giovani che in Italia sarebbe impensabile.
A Riga avevo un lavoro che adoro, content manager per Movolo, un sito di viaggi, la mia più grande passione, ed i miei colleghi erano in gran parte anche più giovani di me (io ho 26 anni). Un lavoro con già molte responsabilità e che ti permetta di fare carriera è possibile averlo anche se si hanno appena 22 anni, all’estero, non in Italia. Il giovane è considerato una RISORSA per svecchiare il sistema…in Italia una MINACCIA allo svecchiamento!
Paradossalmente, l’anno e mezzo che ho passato a lavorare a Bari e provincia è stato il peggiore della mia vita professionale, perché a nessuno interessava avere un “impiegato curioso” quanto piuttosto un “impiegato obbediente”.
Vi ricordate la copertina dell’Economist raffigurante Berlusconi e intitolata “The man who screwed a country”? Bene, è l’anticamera di un report dedicato all’Italia di ben 14 pagine in cui si afferma, tra le tante cose, a chiare lettere che in Italia, la carriera comincia a 60 ANNI.
Io ho scelto di andarmene e la mia scelta mi pare coraggiosa tanto quanto quella di chi ha deciso di restare per tentare di cambiare questa tendenza, per svecchiare il sistema Italia, creato e mantenuto proprio da chi accusa i giovani di essere vittime di quel sistema.
Non piangiamoci addosso, certo, ma neanche sottovalutiamo il fatto che di certo, il nostro, non è un Paese che offre molte scelte al vivere a casa con i genitori e ad essere controvoglia “mantenuti”.
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Commenti
nei confronti della gioventù locale che viene ritenuta la vera , unica , preziosa risorsa per il futuro della nazione.
In Italia , culla di civiltà , scrigno di tesori inestimabili e da sempre fucina di talenti , le risorse umane vengono sistematicamente umiliate e vilipese. Questo non è semplicemente un cattivo andazzo frutto di malgoverno ma è un atroce genocidio punibile dai tribunali internazionali per crimine verso l'umanità.
Se questa vi sembra una esagerazione vuol dire che siete (siamo) talmente assuefatti alle ingiustizie che non sarà facile venire fuori da questo pantano.
Auguri di cuore.
Io credo che saresti capace di ravvivare Bagdad anche facendo la salumaia perchè hai nell'anima una luce ed un entusiasmo che contagia!
Brava e complimenti per l'articolo!
Mi piace che nell'articolo hai usato la tecnica di zio APO " non troppo dolce da essere mangiato e n'è troppo amaro da essere sputato" se hai la possibilità di incontrare Miki Gorizia chiarisci che nei suoi non hai alcun astio, io so che non è nel tuo carattere e nel tuo stile serbare rancore; Io penso inoltre che sicuramente Miki è da ammirare per la schiettezza e l'onestà intellettuale (condivisibile o meno il suo articolo).
10 e lode!!!
Ma ahimè! Solo tante vane parole...come tutte d'altronde. Incomincio a temere che i giovani passeranno molto presto al disordine ed alla violenza...