Noicàttaro è una ridente cittadina che digrada verso il mare lungo un dolce, verdeggiante declivio ma, al contempo, è una realtà urbana e sociale molto particolare.
I problemi, a Noicàttaro, non si risolvono, ma si nascondono sotto il tappeto di turno. L'importante non è tentare di superarli, ma, al contrario, dare a vedere che o non ci sono, o non sono poi così seri.
Così può capitare che, nell'arco di neanche due anni, due sindaci liberamente, democraticamente e sovranamente eletti dal popolo si dimettano. Perché?
Può capitare che alle amministrative si elegga qualcuno in una coalizione, e qualche mese dopo questi lo si ritrovi
in un'altra coalizione, dopo che se ne erano dette tante rispettivamente contro in campagna elettorale.
Può capitare che la cittadinanza preferisca un commissario prefettizio, ovvero un pubblico ufficiale calato dall'alto, al sindaco. Perché?
Può capitare che un ragazzo decida di saltare nel nulla. Perché?
Può capitare che un viticoltore di ritorno dal lavoro sia colto da un improvviso malore e muoia di cancro due mesi dopo. Perché?
Può capitare che si verifichino inattese esplosioni d'ira, anche fra le pareti domestiche, tali da far sobbalzare il vicinato che, poi, puntualmente, resta inerte. Perché?
Probabilmente poche persone, a Noicàttaro, si prendono la briga di tentare una risposta radicale a tali “perché”. Eppure una risposta sarebbe doverosa ma, forse, richiede un impegno eccessivo. Eccessivo è quel tipo di impegno che porta il soggetto ad ex-cedere, ossia a proiettasi fuori (ex) dalla cerchia dei propri interessi.
L'impegno eccessivo porta a mettersi in questione nel profondo, ovvero ad interrogarsi sul senso e, soprattutto, sulla direzione del proprio agire. Tale impegno “eccessivo” sarebbe possibile soltanto a condizione che i risultati del proprio agire, in qualche modo, “parlino” a chi li mette in opera, dicendogli / dicendole sommessamente ma decisamente: <<Considera attentamente quello che stai facendo>>.
Non si tratta di moralismo. Interrogarsi sul senso delle proprie azioni e delle loro motivazioni, soprattutto quando la realtà offre risposte negative o, peggio, drammatiche, è un sano esercizio di umiltà, e l'umiltà è una grande virtù perché si nutre di ascolto e mette a digiuno l'ego.
L'ego a digiuno, poi, si proietta oltre se stesso e scopre di non essere il polo di attrazione dell'universo, ma, all'opposto, di essere una delle tante particelle di cui l'universo è composto. Una particella indispensabile perché parte del tutto che, senza di essa, sarebbe depauperato, e tuttavia una particella che non può gonfiarsi a tal punto da identificarsi con il tutto.
Il disagio della nostra comunità non è una mera invenzione di persone “eccessivamente” sensibili. E', invece, una realtà palpabile. Una realtà che prende corpo in eventi eclatanti che si verificano saltuariamente, e che tuttavia parlano, o dovrebbero parlare a tutti noi.
Nascondere tutto sotto il tappeto non fa bene. Non giova né alla salute fisica, né a quella morale.
Allora, per tentare di mantenere in equilibrio la salute, è necessario compiere un esercizio ermeneutico: il disagio deve essere interpretato ed elaborato. Al disagio, poi, devono essere offerte risposte credibili, di lungo respiro e, non di rado, coraggiose in quanto ispirate alla tanto difficile dieta dell'Ego.
Sull'interpretazione del disagio della nostra comunità, e non sull'organizzazione dell'evento di turno, si gioca la possibilità di pensare e mettere in atto un vivere sociale ordinato, coerente e, soprattutto, capace di futuro.
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Commenti
il problema non è il sindaco che approva ma chi è preposto a predisporre i piani di viabilità che ha ancora A MIO AVVISO FORSE molto da imparare...o forse ha sbagliato mestiere. La viabilità nella nostra Noicattaro è ancora un'entità sconosciuta. Prendiamo ad esempio i poveri pendolari sudest che rischiano tutti i giorni la vita per attraversare via Cadorna e recarsi in Stazione: non ci sono neanche le strisce pedonali...tanto non servono! e le folli corse in via giovanni XXIII per passare col verde? eppure, per evitare di restare "incastrati" dal rosso c'è sempre via amendola! e invece come tanti pecorono, tutti incolonnati con la mano sul clacson. Nella vicina rutigliano ma anche in altri comuni hanno "inventato" i dossi artificiali. Da noi quando arriveranno? via verdi, via cadorna, via giovanni XXIII, via perotti, provate ad attraversarle. le rotonde che nei paesi nordini sono un chiaro segno di civiltà, a Noicattaro pare che siano utili solo a stilare la classifica dell'automobilista più prepotente. Ma potremo parlare di sensi unici non rispettati, di parcheggio selvaggio, di auto come discoteche mobili che fanno tremare il pavimento.
Informo che abbiamo creato un'associazione culturale "anNOJAti" e stiamo avendo qualche difficoltà per reperire una sede e l'intento è quello di creare un punto di incontro e discussione costruttiva.