Venerdì 18 Maggio 2012
   
Text Size

POETI DELLA MIA GENERAZIONE, SVEGLIATEVI!

BIMBO


PIANGE CIO' CHE MUTA, ANCHE PER FARSI MIGLIORE?

"piange ciò che muta, anche per farsi migliore:

la luce del futuro non cessa un solo istante di ferirci".

scriveva così pierpaolo pasolini in un poemetto delle ceneri di gramsci, "il

pianto della scavatrice". aldilà del senso filosofico e politico, quella

affermazione oggi è diventata un interrogativo.

e non lo dico io, lo dice la nostra coscienza oramai completamente schiava del

suo sonno mortale.

c'è stato un tempo in cui questo popolo, forse, anche violentemente e

criminosamente, ha vissuto. nella pazienza, nel dolore, nella privazione, nella

fame, nella rivoluzione, nell'industrializzazione e nella metamorfosi.

il popolo italiano è stato storia, si è mosso, si è lasciato muovere, è

cambiato con la sua terra, ha pianto e si è fatto "migliore". e chi lo ha

raccontato, i poeti, gli scrittori, i giornalisti e tutti coloro che na hanno

fatto narrazione, da qualsiasi parte, stavano dentro una storia, la storia del

popolo italiano.

credo che la nostra tragedia sia proprio quella di non avere più una storia,

un presente, una lingua, una narrazione e quindi una coscienza di popolo.

lo dimostrano vari elementi.

i poeti.

piangono perché sentono di aver perso la propria lingua.

poeti della mia generazione, svegliatevi!  si può chiedere ad una madre di

piangere sulla tomba di suo figlio se quel figlio non è mai nato? no. e non

basterà che la donna abbia un infinito e innato senso materno perchè questo

figlio si generi dal nulla. persino cristo ha avuto bisogno di un utero! noi

siamo nati privi di quella lingua per cui proviamo nostalgia. il nostro dolore

è un perfetto autoinganno! e si nutre di quel senso di privazione molto

romantico che per natura, essendo misteriosamente vocati alla scrittura,

possediamo. quindi? noi siamo un paradosso. siamo un esprimersi inesprimibile,

una parola impronunciabile, un respiro soffocato, un colore diafano. questo

siamo. non abbiamo potere su null'altro se non su questa monolitica

consapevolezza, che, mi rendo conto, ci annienta. ci costringe a vivere e

somatizzare nevroticamente la nostra passione, edulcorandola dalla sua pura

volontà di essere scrittura, poesia e basta. cerchiamo altre strade per

canalizzare l'aborto che siamo. ma questo non ci farà sopravvivere,

semplicementre perchè siamo impossibilitati ad esistere.

ma ci sono altri elementi che dimostrano inequivocabilmente il nostro non

avere una storia.

le istituzioni.

con la loro etica posticcia fanno leva su tabù che non cambiano dagli anni

'50. beh, ci sono state nel frattempo varie rivoluzioni. non solo sessuali.

certi tabù non esistono più. talvolta guardo il tg e mi chiedo se dopo non ci

sia il carosello. ed ecco poi il paradosso. subito dopo una ventata di

perbenismo istituzionale, un servizio intero sul fatto che due pornostar (con

tette e culi in primo piano alle 13 del pomeriggio) hanno guai con la

giustizia. mi chiedo al popolo italiano cosa gliene freghi del guai col fisco

di jessica rizzo, poi alzo lo sguardo e capisco che quel servizio vuole placare

altre seti che non sono proprio strettamente conoscitive. e, disgusto a parte,

anche questo mi dimostra che i tabù che ci impongono non esistono.

altro elemento.

il moralismo dei gruppi rivoluzionari.

sembrerebbe un ossimoro ma vi assicuro non lo è. un esempio a caso. sorgono

vari gruppi di intellighenzia omoaffettiva che gestiscono la loro rivoluzione

in modo buffo e grottesco. contraddittorio.

se la rivoluzione sessuale si porta avanti in nome di una verità scientifica

che è la natura con le sue infinite possibilità, perchè ci si scandalizza se un

prete è gay? questa intellighenzia cede alla dialettica del "nemico", e usa,

per combatterlo, un moralismo tipicamente cattolico, senza accorgersene. perchè

non denuncia l'ipocrisia del clero, bensì il suo non adempiere alle promesse di

castità. e in tal modo, quelle promesse così innaturali, le giustifica.

domanda finale: ci ferisce la luce del futuro?

anzi, no.

che cos'è il futuro?

Commenti 

 
#2 giusicaristina 2011-10-06 19:22
il futro è nel presente lo costruiamo noi giorno per giorno ...è negli occhi di un bambino...il futuro è nelle speranze dei giovani...nelle scelte dei potenti...nell'amore per la natura...il futuro siamo noi che viviamo del presente caro amico...
Segnala all'amministratore
 
 
#1 eugenetix 2011-10-03 21:43
caro michele, anzichè vedere il t.g., fai come tanti di noi, guardati qualche bel documentario sulla natura o sugli animali, sicuramente c'è più da imparare e non ti metterà di malumore, ma di quel malumore zeppo di fanatico pessimismo come il tuo articolo.
Su con la vita, non è tutto bianco e nero al massimo sfumato di grigio. Io alcune volte ho visto l'arcobaleno,mi spiace che a te questa fortuna non sia mai capitata?
Segnala all'amministratore
 

ULTIMI COMMENTI