
Una serata in Corso Roma
Mi è successo, ieri, per un fortuito incontro pomeridiano, di finire col
trascorrere la serata a Noicattaro, con amiche di vecchia data. Abbiamo preso
strade diverse, negli anni. Chi ha studiato al nord, chi ha lavorato fuori,
eccetera eccetera. Ma, quando siamo tutti qui, ci piace restare tra le pareti
immaginarie di un paese che, in fondo, rappresenta, anche nei suoi angoli più
anonimi, la nostra casa.
E questa forma di amore viscerale, quella che ti lega al luogo in cui hai
baciato, e giocato, e amato, e sbagliato per la prima volta, ecco, questa forma
di amore non è schiava di alcun giudizio. Perché l’amore, qualsiasi amore, non
mai è una questione di merito. Si ama e basta. Senza garanzie di ritorno. Si
ama prima ancora che l’amore sia una coscienza. Questo paese, il nostro paese,
è il nostro corpo. Le sue strade sono le nostre arterie, noi siamo il suo
sangue. Ma, sia buono o cattivo il suo sangue, temo che questo paese stia
morendo dissanguato. Lo abbiamo abbandonato.
E, dando una estrema conseguenza alla metafora arteriosa, ci siamo tagliati le
vene. Ieri avevo dinanzi ai miei occhi, su Corso Roma, la fotografia del nostro
suicidio. Una strada di sera triste, appena sfiorata dal rame dei lampioni. Una strada
che se potesse parlare direbbe “vi prego, signori, vivetemi, sono nata per
questo, per essere crocevia di incontri, geografia dei vostri passi, vi prego,
signori, non lasciatemi sola, inutile, desolata arteria senza sangue!”. L’ho
ascoltata, ieri, quella strada, e devo dire che ho provato un inaspettato
dolore. Sono nojano anch’io, come voi, lettori. Ma in questo paese le case sono
trincee del silenzio, nidi di esilio, terre di confino tra noi e un’altra parte
di noi stessi. È la guerra del deserto, quella che si combatte per le strade di
Noicattaro. Il silenzio è il suo macabro trofeo. Un silenzio tragico. Il
silenzio dell’abbandono.
Molti potrebbero dirmi che siamo in un paese contadino, che la gente non ha
tempo di pensare alla vita “mondana”, che la sera si dorme perché al mattino ci
si sveglia alle quattro per andare a lavorare.
È vero, siamo in un paese che lavora la terra, che ne possiede il sacro senso
ereditato dagli antichi. Ma un paese che lavora la terra, la propria terra non
la ama? Se ci si sporca le mani della propria terra, non la si vuole difendere
dalla sua fine? Non la si vuole vivere, non la si vuole incontrare? Un paese
che lavora la terra non proverebbe un infinito dolore nel vedere che mentre i
tralci portano frutto, le strade portano lutto?
Qualche giorno fa, ero dal mio parrucchiere di fiducia, e
una ragazza sulla trentina si lamentava per le iniziative culturali che tempo fa
hanno portato un po’ di musica un po' più in là di Corso Roma.
Davanti al palazzo della cultura, Via Console Positano.
Serate che si sono chiuse con un commovente concerto dei Maltesi, cover band di
Fabrizio de Andrè, che tra l’altro ha visto una larga partecipazione da parte
della gente. Era bella invece via Console Positano, negli occhi brillanti della gente. Nella
sete di bellezza della gente. Era bella Via Console Positano. Viva. Sorridente!
Vorrei così tutte le strade del mio paese.
La ragazza si lamentava perché, a suo parere, quei soldi investiti per la
musica potevano essere utilizzati per debellare le nostre strade dal grave
flagello delle zanzare.
Allora vi chiedo, lettori, di cosa preferireste privarvi, di una puntura o di
un’emozione?
A voi l’ardua sentenza.
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Commenti
Tutti sparano su tutto e tutti, e nel frattempo non ci accorgiamo che piano piano stiamo sparendo come città e soprattutto come comunità.
Vorrei tanto che qualcuna delle "testate giornalistiche" nojane faccia mensilmente dei forum di approfondimento sugli argomenti più sentiti dai loro "lettori" così almeno diamo un volto agli anonimi e forse riusciamo a trasformare queste sterili querelle in momenti di crescita collettiva.
Viva Noicattaro ...
IL VENTO DELL'INDIFFERENZA CITTADINA LI SPAZZERA' VIA.
PER FAVORE, NON PARLATENE ANZI SOFFIATE.
Non è bello sentirsi dire da un insegnante di scuola media, che di scuole ne ha girate, che un così basso livello culturale non l'ha mai incontrato: dialetto (urlato), bestemmie e niente altro. Roba da vergognarsi. Basta sentirli parlare...i nostri ragazzi, il futuro di Noicattaro.
Condivido pienamente whitehat: i nojani sanno solo criticare i rutiglianesi ma, dopo alcuni anni vissuti nel vostro paese mi rendo conto che forse parlano solo per invidia perchè in realtà quelli sono tanto più avanti: aggregazione, capacità imprenditoriale e soprattutto educazione e senso civico.