Martedì 22 Maggio 2012
   
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LA RISPOSTA DEL PROF. BOSCIA ALLA SIGNORA PALMA BOCCUZZI

lettera

 

Come da accordi telefonici si invia lettera del prof. Boscia con preghiera di inserirla su "NoicattaroWeb - la voce del paese" in risposta a quella della Signora Palma Boccuzzi "lettera ad un primario del Di Venere".


Purtroppo non ci è stato possibile inserirla nei commenti perchè troppo lunga.
Grazie.

Distinti saluti.

La segreteria
 
 
 

                                                    

 

 

Gentile Signora Palma Boccuzzi,

ho letto con molta attenzione la sua lunga e articolata lettera, giuntami per raccomandata, ma anche pubblicata come “lettera aperta” su www.noicattaroweb.

La raccomandata è stata regolarmente protocollata e da me inviata anche ai vertici dell'azienda sanitaria Bari-Ospedale Di Venere.

In prima istanza e nella mia qualità di Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale Di Venere desidero ringraziarla per la sua lettera.

Quanto in essa contenuto, in riferimento ai suoi tre ricoveri, certamente costituirà elemento di verifica, di discussione con tutti i collaboratori medici e non e di opportuni adempimenti correttivi: tra questi dovrò, in modo particolare, disporre affinché casi come il suo in futuro non abbiano più a ripetersi.

Detto questo, desidero però ricostruire gli eventi e risponderle nella mia qualità di medico direttore responsabile, ogni giorno  impegnato nella difficile opera di mediazione tra cittadini-utenti giustamente esigenti,  operatori sanitari del dipartimento e struttura ospedaliera, attualmente compressa da un piano sanitario di rientro che ha comportato la riduzione del numero di posti letto e la riduzione della dotazione organica.

Chi in questi periodi è costretto a frequentare le strutture sanitarie pugliesi, e non sono quelle, non può non avvertire un malessere strisciante nel quale vivono gli operatori sanitari, da un lato costretti a subire turni stressanti per le note carenze di organico, dall'altro a subire le giuste lamentele di utenti e cittadini ammalati che hanno la percezione, talora distorta, di servizi di scarsa qualità, di scarsa attenzione alla persona e di interminabili liste di attesa.

Forse lei non è a conoscenza che anche nel reparto di ostetricia e ginecologia del Di Venere (che è una delle più grandi aree materno-infantili ospedaliere della Puglia) vi è stato un consistente ridimensionamento da 64 a 30 posti letto, dapprima per consentire una tanto auspicata ristrutturazione, successivamente per una rimodulazione definitiva del numero dei posti letto.

Come tutte le altre realtà,  anche quella da me diretta è obbligata ad osservare le prescrizioni del piano sanitario di rientro elaborato dalla Regione in un momento di austerity, che forse non potrà mai più garantire il totale ripristino del precedente organico, attualmente drasticamente in progressiva riduzione, sia per  il pensionamento di lavoratori per raggiunti limiti di età, sia per la precarietà di altri, sia per la impossibilità di sostituire quelli in malattia o assenti per maternità.

L’attuale blocco degli organici non consente oggi e non consentirà nemmeno a breve e lungo termine la copertura dei posti di lavoro che d'ora in avanti andranno a rendersi vacanti: Credo infatti  che ulteriori tagli saranno previsti in futuro.

I disagi sino ad ora prodotti dalla riduzione dei posti letto e dalla insufficiente distribuzione del personale e dei relativi servizi nelle strutture sanitarie pubbliche sono immani e risentono della generale crisi economico- finanziaria che stiamo attraversando e che è orientata a modificare la visione ospedalocentrica della sanità per migliorare i finanziamenti delle strutture territoriali.

Nonostante questa complessa situazione il personale in servizio nell'unità operativa di ostetricia e ginecologia del Di Venere tenta costantemente di sopperire e compensare con esemplare dedizione questa grave crisi in un periodo nel quale i bisogni sanitari dell'utenza sono tra l'altro anche acuiti da specifiche esigenze di salute.

Gentile Signora Boccuzzi, gli eventi da lei lamentati sono il frutto amaro di questa situazione, ma anche dipendono dal carico di lavoro che si concentra su taluni ospedali e meno su altri.

Mi risulta ad esempio che la sua ginecologa di fiducia, protesa alla rapida risoluzione della sua spiacevole situazione di  aborto spontaneo ricorrente, con solerte impegno, ha tentato e ottenuto di ricoverarla nonostante il reparto da me diretto fosse ultrapieno e non fossero previste dimissioni.

Certamente  lo ha fatto anche per aiutarla e soprattutto per non venire meno ad un personalissimo rapporto di fiducia che dura da anni.

Purtroppo nell'ambito ospedaliero tali rapporti personalizzati mal si addicono ad un'organizzazione basata su opportuni specifici  principi di giustizia e di equità, di procedure codificate per i casi urgentissimi e di rispetto di liste di attesa, in regime di assicurata uguaglianza per tutti, senza preferenze preconfezionate, affinché mai venga scalfita la dignità di ognuno degli utenti.

Forse lei si attendeva un miglior trattamento alberghiero oltre che assistenziale; viceversa il reparto totalmente occupato ha tradito le sue attese e non ha potuto essere  all'altezza di una sua giustamente pretesa migliore qualità.

A tal proposito vorrei, anche se impropriamente, paragonare la struttura ospedaliera ad un grande aereo che dovrà partire e volare con assetto eccellente e con tutte le garanzie possibili. Nell’imbarco  non sono ammessi più passeggeri di quanti lo stesso aereo ne possa contenere: Al comandante e ai controllori della qualità del volo  spetta il compito di escludere i passeggeri in eccesso, non consentire l'overbooking, né l'imbarco di passeggeri “raccomandati”.

È una regola questa che tutti non solo accettiamo ma che pretendiamo a tutela dell'integrità di tutti.

Anche negli ospedali si dovrebbe fare altrettanto e agire con prudenza e non con preferenza.

Gli eventi che lei lamenta partono da una forzatura di base che ha cercato di superare il divieto assoluto di attuare ricoveri soprattutto quando tutti gli spazi e i posti letto sono completamente occupati.

La ginecologa di riferimento, desiderando minimizzare al massimo la sua permanenza in reparto, forse tenendo presente le sue condizioni emotive, ha presumibilmente forzato una procedura di ricovero proponendolo proprio nella giornata coincidente con il suo servizio di guardia ma a posti letto in reparto completamente esauriti.

Ciò ha determinato tutti i disagi e gli eventi spiacevoli che Lei Signora oggi lamenta.

Nel rispetto di corrette azioni assistenziali, in stretta osservanza di regole impartite, nonché di doveri deontologici la dottoressa avrebbe dovuto differire il suo ricovero ad altra data o, in coesistenza di urgenza non differibile, trasferirla in altro ospedale limitrofo con disponibilità di posto letto, pur se distante da Bari.

In altri ospedali della ASL BARI, si può ottenere disponibilità al ricovero in quanto  la carenza di posti letti non è sempre così acuta come al Di Venere dove convergono anche da lontano trasferimenti di pazienti con gravidanze ad alto e altissimo rischio.

Nel reparto da me diretto mai è stata data disponibilità a riservare posti letto  “a priori” o da prenotare in anticipo, nemmeno per prestazioni in intramoenia.

Detto questo è ovvio che interventi di inopportuna e spiacevole pressione nei ricoveri possono creare il fenomeno del “troppo pieno” con ricorso a situazioni di sistemazioni di fortuna in sala d'attesa o in saletta di risveglio o in ambulatori di cardiotocografia, anche  su barelle al massimo riservabili solamente a casi di estrema emergenza.

Lei rimprovera la struttura da me diretta, io accetto le sue lagnanze, ma ritengo che forse occorre con coscienza ricordarsi di questi eventi.

Oso pensare che la medesima situazione si sarà riproposta in tutti e tre i suoi precedenti ricoveri, nei quali Lei ha sempre chiesto e ottenuto personalizzazione di rapporti sanitari, umani e professionali, ricevendo opportuna assistenza, sempre da parte della sua ginecologa, senza mai ricorrere al regime di “intramoenia”.

Fatte queste doverose precisazioni, desidero ancora dirle che con la sua “lettera aperta ad un primario del Di Venere” censura indistintamente tutto il personale, nessuno escluso, accomunando nella sua censura anche tutti coloro che con spirito di abnegazione lavorano ben oltre i loro specifici tempi, compiti e funzioni, anche in riferimento al suo ricovero. A riprova, anche nella sua degenza tutti gli esami sono stati puntualmente svolti; unitamente alle consulenze cardiologiche e anestesiologiche, l'intervento previsto è stato attuato nell'arco di meno di 12 ore dal momento del ricovero, permettendo così anche la sua volontaria dimissione.

Non dubito dei disagi da lei subiti e dovuti alla carenza di posti letto, ma sono rimasto sorpreso da una sua trascritta dichiarazione: “Finalmente alle ore 18.12 mi accompagnano al IV piano per l’operazione e anche qui attese interminabili per preparare la sala operatoria, per farmi compilare altri moduli e, in quel frangente di tempo, io sola in corridoio mentre c’era magari il personale che  usciva per fumare una sigaretta… finalmente alle 18.30 passate tutto era finito…”

Per quanto mi è dato di notare questa così lunga e interminabile attesa è stata di soli 18 minuti!!!

Sono certo che solo  il suo dramma e il suo dolore abbiano reso interminabili questi pochi minuti, non le disfunzioni ospedaliere!

Comunque a corredo del suo giustificato percepito disagio, avrei molto gradito che nella sua missiva,  con più  precisione, lei avesse potuto indicare i nominativi dei singoli operatori che hanno determinato i disagi da lei patiti: ciò sarebbe stato per me estremamente utile e certamente possibile per lei essendo tutti gli operatori identificabili dal badge obbligatorio che recano sul loro camice.

Purtroppo nella sua lettera non possono essere né identificati né individuati specifici responsabili sicché la sua missiva ha il significato soltanto di esprimere censura collettiva senza che da ciò possa derivarne cura del sistema.

Desidero comunque rassicurarla che fra il personale assegnato alla struttura di ostetricia e ginecologia, che non è mia, ma è solo da me diretta, vi sono preziosissime professionalità fra le quali includo anche la ginecologa da lei scelta. Queste preziose persone certamente per la sollecitudine e dedizione mostrata non meritano di essere riprese o censurate come immeritevoli di stima o di considerazione. Mi riferisco ovviamente a quelle stesse persone che hanno reso possibile il suo ricovero e tutti gli esami preliminari, nonché l’intervento. Quelle stesse persone da tre anni stanno tentando di rendere meno problematici i disagi di una ristrutturazione che non avrebbe mai potuto accompagnarsi alla chiusura totale di un reparto le cui funzioni sanitarie e sociali sono sotto gli occhi di tutti.

La ristrutturazione medesima che non è ancora terminata, purtroppo continua a creare possibili inconvenienti, resi ancora più acuti dalla drastica riduzione dei posti letto disposta dagli organi regionali per effetto del citato piano di rientro economico-gestionale che, come le ho già precisato, ha reso necessaria anche la riduzione degli organici.

Un reparto che da 64 posti letto viene ridimensionato a 30 inevitabilmente crea nel suo bacino di utenza  tutti i disagi legati all'impossibilità di accogliere tutti i cittadini nelle giuste e corrette forme.

Mi creda, gentile signora, tutti gli operatori sanitari desiderano lavorare accanto agli ammalati e, confidando nella loro comprensione piena e incondizionata,  desiderano cooperare per il bene comune anche nelle quotidiane difficoltà.

Credo che solo attraverso un clima sereno e soprattutto promuovendo rapporti di reciproca comprensione e alleanza possono essere migliorati i luoghi di lavoro e le relazioni di cura.

Per questo occorre comprensione e pazienza che abbiano caratteristiche di reciprocità e di simmetria.

Anche il personale che dedica tempi e risorse alle fragilità e alla sofferenza umana va compreso e non bastonato.

Ogni conflitto crea sempre esiti nefasti e rappresenta un fattore disgregante per i rapporti sociali che possono e devono essere riagganciati soprattutto nei luoghi di cura, anche attraverso sistemi di alleanza tra istituzioni, utenza  e cittadini.

Il lavoro sanitario è lavoro intermedio tra il cittadino e lo Stato e deve avere soprattutto caratteri di umana reciprocità e ancor più di rispetto vicendevole.

Gli operatori sanitari non sono “carnefici” ma spesso sono essi stessi vittime così come lo possono essere i cittadini che reclamano ogni giusta, competente e solidale azione.

Poiché desidero continuare ad essere “medico bravo” tenterò di perseguire azioni positive al fine di rimuovere le contraddizioni che esistono tra cittadino-utente, giustamente esigente, sanità dalle esigue risorse e medicina che aiuta la fragilità umana: spero che ciò corrisponda anche al suo desiderio e le assicuro che continuerò, nel rispetto della mia specifica visione etica, ad operare per il bene della collettività, ponendo attenzione soprattutto ai continui processi di revisione e verifica dell’operato di tutti i collaboratori sanitari dell’interconnessa realtà ostetrico-ginecologica, neonatologica, di sala operatoria e di intensiva.

Grazie per la comprensione e a lei auguri di buon futuro!

                                      Prof. Filippo M. Boscia

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