
IL PARERE DI SEL SUL PROGETTO "LAVORI PER IL RIPRISTINO DELLA CONTINUITA' IDRAULICA DELLA LAMA SAN GIORGIO"
Lo scorso 14 Gennaio, il gruppo SEL di Noicàttaro ha depositato, presso l'Ufficio Ambiente e Rifiuti della Provincia di Bari una disamina delle criticità ravvisate nel progetto "Lavori di ripristino della continuità idraulica della Lama San Giorgio". Tale progetto, commissionato dalla Regione Puglia al Consorzio di Bonifica Terre d'Apulia, per un costo di 8,2 milioni di euro, ha come finalità principale quella di regimare il deflusso in Lama San Giorgio delle acque reflue dei depuratori di Gioia del Colle, Putignano, Sammichele (che effettua già lo sversamento) e Casamassima per una portata a regime di circa 1000 metri cubi l'ora. Si tratterebbe, è bene sottolinearlo, di acque di Tabella 4 dell'Allegato 5 del D. Lgs. 152/2006, i cui parametri chimici e biologici le renderebbero compatibili con lo sversamento in corpi idrici (mari, fiumi) secondo il Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia (P.T.A. - Puglia).
Il lavoro di analisi svolto in particolar modo dall'ing. Vito Santamaria e dalla dott.ssa Giulia Conversa, ricercatrice universitaria presso la Facoltà di Agraria, ha consentito all’intero gruppo SEL di approfondire le problematiche emerse dal progetto in questione e di avanzare proposte alternative di intervento. Il progetto originario e la versione integrale delle osservazioni da noi effettuate sono disponibili sul sito www.noicattaroasinistra.it.
Le azioni previste, oggetto della nostra analisi, sono sostanzialmente: 1) la realizzazione di una savanella per una larghezza di circa 3 metri sul fondo dell’alveo; 2) l’esproprio di una fascia di 8 m del fondo dell'alveo; 3) il tombamento e l’intubamento del flusso delle acque reflue nei tratti urbani; 4) il taglio selettivo della vegetazione nei tratti di Lama ancora naturali; 5) la demolizione degli attraversamenti stradali esistenti e la realizzazione di nuovi.
Il progetto riporta che la costruzione della savanella centrale riguarda i tratti fortemente degradati (occupati dalle attività dell’uomo) della Lama (27 km) e che la finalità principale dell’intervento è scoraggiare la riappropriazione dell’alveo per attività agricole intensive ed altre antropizzazioni.
Il deflusso delle acque reflue sarebbe assicurato a prescindere dalla costruzione della savanella in quanto, come riportato nel progetto, è stata verficata una “pressocchè totale impermeabilità dello strato superficiale del terreno… dell’ordine di 10-7 m/s”.
Leciti sono, dunque, i dubbi che sorgono circa la necessità di realizzare la savanella per l'intero percorso. Si tratta di un intervento di notevole impatto tecnico ed economico (per costi di costruzione e manutenzione) che invece dovrebbe riguardare soltanto quei tratti in cui sia strettamente necessaria la realizzazione di sponde e di pendenze opportune. Le economie che ne derivassero potrebbero più proficuamente essere investite per l’esproprio di una fascia superiore agli 8 metri previsti. Una zona di rispetto più ampia restituita alla Lama, libera da colture, manufatti e rifiuti, può consentire un più naturale deflusso dei reflui (rendendo quasi del tutto inutile la costruzione di una savanella) ed una più concreta rinaturalizzazione e/o salvaguardia del patrimonio naturalistico della Lama.
In ogni caso, l’aspetto che a nostro avviso richiede una decisa opposizione è la soluzione costruttiva proposta: blocchetti forati in calcestruzzo (e quindi drenanti) tra loro incastrati che rivestirebbero l’alveo della Lama per oltre 27 chilometri. Tralasciando in questa sede i dubbi sulla effettiva funzionalità della soluzione indicata in caso di piena, la scelta del calcestruzzo stride fortemente con la volontà, più volte ribadita nell’ambito dal progetto, di ri-naturalizzare la Lama.
A questo proposito diventa a nostro avviso una scelta obbligata optare per soluzioni costruttive di ingegneria naturalistica con l’impiego di materiali ecocompatibili.
Lo stesso taglio della vegetazione prevista ‘nei tratti di Lama ancora naturali al fine di liberarne il fondo da piante infestanti e/o che ostacolano in modo innaturale il regolare deflusso’ appare più un'operazione ingegneristica che un'azione rispettosa della rinaturalizzazione della Lama.
Le Lame sono ritenute luoghi di conservazione della biodiversità e le specie vegetali autoctone non possono essere considerate ‘infestanti’, ma patrimonio di biodiversità da preservare. Le canne e i rovi che si vogliono estirpare possono attivamente contribuire a migliorare la qualità delle acque (fitodepurazione), mantenere il grado di biodiversità vegetale e faunistica (in quanto siti di rifugio e di alimentazione per le specie animali), contribuire a rallentare il flusso di piena.
E che dire della demolizione degli attraversamenti stradali esistenti e della loro ricostruzione? Senza fare un calcolo delle portate reali delle acque reflue lungo il percorso e senza considerare l'importanza delle strade in funzione dei flussi veicolari, nel progetto si opta per una soluzione di tombino scatolare unica che, limitandosi ad un miope soddisfacimento del deflusso di portate minime in tempo di asciutto, non migliora il deflusso in caso di piena.
Ancora più discutibile ci sembra la scelta di tombare il flusso dei reflui in prossimità dei centri urbani di Noicattàro (1 km) e Sammichele (1,5 Km) con aggravio del rischio in caso di piena. A cosa serve occultare le acque, ammesso che arrivino nei tratti urbani, alla vista dei cittadini, se si tratta di acque sanificate? Piuttosto che dissimulare il transito delle acque in zona urbana per evitare ‘la suggestione dei cittadini’ con costose e impattanti operazioni cementizie, meglio sarebbe se si potesse valutare quotidianamente la qualità delle acque che scorrono nella nostra Lama!
Questo è il punto più cruciale: l’acqua sversata dai depuratori se realmente fosse della qualità dichiarata, sarebbe una risorsa per la Lama e potrebbe essere addirittura riutilizzata. Le risorse economiche dovrebbero essere investite sul controllo della salubrità dell’acqua, per tranquillizzare tutti i cittadini allarmati da questo sversamento.
È proprio il caso, quindi, di realizzare un intervento che, così strutturato, potrebbe inficiare il profilo geo-morfologico, le specificità floro-faunistiche e i siti archeologici della Lama, senza ridurne il rischio idraulico globale, in un momento in cui la Regione è impegnata, in altri ambiti, all'avvio del Parco di Lama San Giorgio e Giotta?
Circolo Sinistra Ecologia e Libertà Noicàttaro
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