Mercoledì 01 Dicembre 2021
   
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La pista in-ciclabile di Noicattaro. Ma come è possibile?

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Pista ciclabile, o in-ciclabile.

Sicuramente un elemento d’innovazione in una cittadina come Noicattaro, soprattutto se si considera l’attitudine sempre più frequente del popolo nojano di lasciare la propria vettura per girovagare in bicicletta o, meglio ancora, a piedi.

Inutile dire che un velo di sarcasmo vige e si posa su queste parole.

Come si è potuto anche solo concepire di realizzare in un paese come questo un percorso riservato ai velocipedi? Come se ve ne fossero poi così tanti, e come se nella mentalità della gente fosse insita la volontà, oltre che il desiderio, di privarsi, per qualche giorno o per qualche ora, del proprio automezzo, per concedersi ad una piacevole pedalata tra le vie del paese.

La scelta di andare in bici, piuttosto che con il proprio mezzo a quattro ruote, dovrebbe nascere da un fattore culturale. Bisogna, quindi, essere propensi e disposti a poterlo fare e, di certo, questa, non è una prerogativa propriamente nojana.

Nonostante la crisi imperversante, infatti, aumenta il numero delle auto per famiglia, si è disposti a pagare sempre più carburante, ma quasi nessuno sceglie di abbandonare, anche soltanto per un breve lasso di tempo, la propria auto, per preferire un mezzo alternativo come la bicicletta in grado di produrre solo vantaggi: riduce il traffico, abbassa la percentuale d’inquinamento nell’aria e, non da ultimo, permette di vedere, vivere ed assaporare luoghi e profumi che diversamente e non ugualmente potrebbero essere percepiti.

Quale l’utilità di un percorso ciclabile quindi? Non sarebbe stato più opportuno investire il danaro speso in ben altri progetti legati a ben più urgenti bisogni e problemi?

Gli antefatti. Facciamo un passo indietro. Nel 2010, tre anni fa, la Giunta ed il Consiglio Comunale decisero di costruire nell’ambito di un Piano di Riqualificazione della Periferia (PIRP) un percorso apposito per l’utilizzo delle biciclette, atto a collegare, in particolare, la stazione, ormai assolutamente decentrata rispetto al cuore del paese, al centro storico.

A marzo 2012 iniziarono i lavori ma ben presto ci si rese conto che si trattava di una realtà scomoda. Infatti, i residenti delle zone interessate dalla creazione della pista (Via Console Positano e Via Venezia) non accettarono di buon grado la novità.

I motivi principali furono due: i cordoli della pista erano troppo alti e, di conseguenza, notevole era lo spazio sottratto alle automobili e ai parcheggi. In meno di quindici giorni furono raccolte circa cinquecento firme a favore dell’eliminazione del percorso e i lavori furono così bloccati.

Quel che ne rimane è una pista ciclabile priva di cordolo ma provvista di dovuta segnaletica (verticale e orizzontale) e di colorazione in rosso del fondo stradale; entrambi elementi indispensabili per sancire e sottolineare l’esistenza e la riconoscibilità della pista stessa.

A tutt’oggi la pista in esame, però, non è per nulla impiegata per il suo scopo specifico ed originario, ossia come percorso stradale utilizzabile dai ciclisti in sede riservata o in modo promiscuo ai pedoni (percorso ciclo-pedonale), se non in ridottissima misura, ma, come se non fosse mai stata realizzata o, addirittura, come se non fosse proprio presente laddove invece si trova, è ostruita abusivamente da auto ivi liberamente parcheggiate. La presenza di una struttura di protezione, quale un cordolo stesso, avrebbe invece impedito fisicamente l’accesso ai mezzi non autorizzati (auto). Ciò, infatti, non avviene sulla pista ciclabile che conduce alla stazione.

Probabilmente si dirà che l’ampiezza della strada nel centro storico non lo consente, motivo in più per attuare azioni sanzionatorie nei confronti di chi non rispetta segnali e normativa.  

Le foto dimostrano in maniera nitida questo tipo di tendenza.

“Una pista ciclabile è una parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata, riservata alla circolazione dei velocipedi” recita il Decreto Ministeriale 30 novembre 1999, n. 557 contenente le linee guida e le norme tecniche per la progettazione di itinerari ciclabili, al capo II, art. 6, punto 1.

Dove sono i controlli quindi in tutto questo? Possibile che non si siano ancora accorti di ciò a distanza di più di un anno dalla realizzazione del percorso ciclabile?

Meglio non dar risposta a quesiti capaci di andar ben oltre la nota retorica.

Dopo mesi e mesi trascorsi dalla realizzazione della pista, l’Amministrazione Comunale è in grado di stabilire se ne è valsa davvero la pena d’investire in un progetto simile? Ha ottenuto il riscontro atteso e previsto da parte dell’utenza? O magari sarebbe stato meglio occuparsi di altro?... Oppure, semplicemente, l’obiettivo iniziale era simulare l’esperimento avvenuto in altri comuni limitrofi, come la vicina Conversano, che nulla ha a che fare con Noicattaro come tipologia di cittadina, modus vivendi e come forma mentis delle persone/abitanti?

Chi usa realmente la bicicletta in questo paese? E soprattutto, chi dal centro storico in bici si reca in stazione o viceversa? Considerata l’ubicazione attuale della stazione stessa, a parte al mattino, sarebbe da pazzi dirigervisi nel pomeriggio o in serata, soprattutto nella stagione autunnale e invernale, date le temperature che ci sono, la scarsa illuminazione e la paura, vista l’assenza totale di vigilanza, che possa accadere qualcosa o che possa essere derubato il mezzo.

Era proprio necessario, quindi, dar luogo a questo tipo di collegamento ciclistico? Chissà…!      

Commenti 

 
#1 Benny 2013-10-28 12:39
La magistratura cosa aspetta ad avviare un'indagine in meito?
 

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