Venerdì 19 Luglio 2019
   
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Noicattaro agli occhi di un estraneo, foto

incivilt Noicattaro

 

Passeggiando tra le vie di questo paese sono davvero troppi gli elementi non propriamente positivi che balzano alla vista, ma andiamo per gradi.

Appena giunti da un Comune limitrofo, con un mezzo che non è necessariamente un’automobile, bensì un treno, si ha il piacere e l’interesse di scendere a questa fermata: Noicattaro.

La prima immagine che ci si prospetta dinanzi, appena scesi dal vagone, non è gradevolissima: un vetro scheggiato, probabilmente a causa di un forte urto. Il riferimento è alla vetrata del gabbiotto della biglietteria della stazione.

Procediamo la nostra esplorazione in direzione del cuore del paese e, percorrendo la lunga salita che ci conduce, al termine, in via Imbriani, notiamo su entrambi i lati della strada piccoli sprazzi di verde ma assolutamente poco curati. E non finisce qui! Rifiuti vari, di ogni tipo e di ogni sorta, e appariscenti messaggi, scritti volutamente per lasciare un segno, su muretti o, addirittura, sul manto stradale. Alla nostra sinistra, una pista ciclabile ben realizzata con fondo stradale rosso, cordolo e dovuta segnaletica ma…nessun ciclista e nessun velocipede a percorrerla.

Decidiamo di seguirla e di scoprire dove ci porta.

Arrivati nel centro storico, la sorpresa: il percorso ciclabile che stavamo seguendo, ad un certo punto, s’interrompe perché abusivamente ostruito da macchine ivi liberamente parcheggiate. Ma non solo! Auto parcheggiate persino sui marciapiedi stessi! E dissuasori della sosta nuovi di zecca, alcuni di essi ancora mai utilizzati. Un caso, tra altri, di spreco di danaro pubblico?

Tra una strada e l’altra giungiamo nella famosa Villa Comunale. Anche qui il verde che dovrebbe esserci e dovrebbe darle vigore quasi non esiste. Le radici degli alberi che la circondano fungono, anzi, da porta rifiuti itineranti. Uno spettacolo assai poco piacevole!

Continuiamo la nostra passeggiata e giungiamo dapprima in Piazza Dossetti, nota come la ‘villetta’ di Noicattaro, e, secondariamente, nel Parco Comunale. Una serie numerosa di divieti di accesso ai cani contornano entrambi i luoghi. Divieti che non dovrebbero esserci, in quanto aree pubbliche, ma ci sono, ed i cartelli indicano anche in maniera abbastanza chiara a quanto dovrebbe ammontare la sanzione amministrativa per chi non li rispetta: 50 euro. Modalità subdola e fasulla da parte dell’Amministrazione Comunale per incamerare danaro alle spalle di chi non è a conoscenza di tutta la normativa in materia e relativi aggiornamenti?

All’interno del Parco Comunale qualcuno ci racconta dell’esistenza di un altro Parco nojano: Parco Trisorio Cipolluzzi. Un parco che nessuno utilizza ed ormai andato in malora, a detta di chi lo racconta.

Incuriositi, ci facciamo indicare la strada e decidiamo di raggiungerlo. La giornata permette, le condizioni climatiche sono favorevoli e passeggiare ci aggrada. Ci dicono sia abbastanza lontano ma non ci facciamo spaventare.

Camminando camminando, scopriamo che il parco in questione è in realtà ubicato in estrema periferia e che per raggiungerlo sarebbe ideale farlo con un mezzo; automobile, scooter o bici che sia.

Parco Trisorio Cipolluzzi, infatti, è situato in aperta campagna. Si compone addirittura di attrezzi sportivi, oramai fatiscenti, ed include pure un percorso per gli amanti del footing o jogging. Il verde che c’è attorno è lasciato all’incuria e all’inciviltà dominante.

Immaginiamo che una ragazza voglia decidere un giorno di venirci per fare attività sportiva…si sentirebbe sicura qui, sola ed in aperta campagna?

Un'altra domanda, allora, sorge spontanea: ma per chi è stato davvero concepito e poi realizzato questo parco?

Giunta sera e calato il primo buio, decidiamo, di tornare indietro e di porre fine alla nostra esplorazione tutta nojana. Sulla strada automobilisti increduli si chiedono, giustamente, che ci facciamo in quella terra aperta e sconfinata e soprattutto perché a piedi nell’era della quasi totale dipendenza da quattro ruote.

Appena rientrati in paese, con l’intento di rilassarci un po’, entriamo in un bar per concederci una piccola pausa caffè. Il bar è piccolo e difficile è non riuscire a sentire i discorsi di altri clienti come noi. Quel che ci ha colpito di essi e che siamo riusciti a cogliere immediatamente è l’insoddisfazione presente in quei discorsi, l’insoddisfazione di vivere in un paese che sembra non avere più una sua specifica identità. Un paese, inoltre, nel quale non ci si sente più rappresentati perché la classe politica ed amministrativa che dovrebbe esserci e che dovrebbe tutelare il bene comune e l’interesse collettivo c’è per un attimo e poi improvvisamente scompare, troppo impegnata a risolvere beghe politiche interne piuttosto che a dare ascolto e voce alle varie problematiche del paese. Essa manca di coerenza, prende potere, si dimette e riprende potere ed il gioco non ha mai fine.

Guardiamo l’orologio, si è fatto tardi ed è giunta l’ora di rientrare. Sono all’incirca le 19.15, intorno a noi ormai il buio pesto. Eccoci nuovamente percorrere il lungo viale che ci conduce alla stazione. Attorno troppa quiete, luci fioche, nessuno tranne noi, solo qualche auto parcheggiata. Affrettiamo il passo, l’umidità ci assale, non vediamo l’ora di arrivare alla biglietteria perché l’insicurezza che avvertiamo è la stessa che avvertivamo in quel parco di periferia… Perché spostare la stazione in un luogo così isolato e privo di controlli? - ci chiediamo.

Arrivati, sperando di trovare un po’ di sollievo e qualche altra anima vagante come noi, scopriamo in realtà che la biglietteria è chiusa. Intravediamo un bar…chiuso anche quello, anzi, non più operante. Anche qui vale lo stesso discorso del Parco Trisorio Cipolluzzi…come si sentirebbe una ragazza sola, impossibilitata ad utilizzare un proprio mezzo, a quest’ora di sera in un luogo del genere? Potremmo azzardare nel dire che questo non sia nemmeno un paese per donne, dove il senso di protezione e sicurezza non si sa neppure dove sia di casa?

Per fortuna, un campanello ci riporta alla realtà, distogliendoci dall’ansia e dall’angoscia del momento. Arriva il nostro treno, finalmente si torna a casa.

Anche il proprio paese deve e può essere definito tale, si può parlare di Noicattaro come di un posto dove ci si sente così e, soprattutto, dove le cose funzionano come dovrebbero? A voi l’arduo compito di rispondere, se ne avrete voglia. Ma prima di tutto riflettete e domandatevi: è questa la Noicattaro che volete davvero vivere e di cui volete che si parli? Ci auguriamo di no!

Commenti 

 
#3 leo dal nord italia 2013-11-03 15:43
Visitata di recente, effettivamente l'ho trovata piuttosto squallida, e un po mi sono vergognato per i noiani che continuano a parlare, parlare e soprattutto a votare male. evviva il clientelismo!!!!!!!!!!!
 
 
#2 pinco pallino 2013-11-01 15:28
la colpa è solo della immensa inciviltà noiana.......................
 
 
#1 cosimo 2013-10-31 19:40
Ottima fotografia della realtà nojana odierna, ma per cambiarla cosa si può fare??? Personalmente ho scritto tante volte ai vigili urbani a multare le autovetture che parcheggiano sui marciapiedi, alle auto che circolano controsenso, ma il loro atteggiamento la dice tutta. Però vedo che monitorizzano solo le auto in striscia blu.
 

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