Giovedì 18 Luglio 2019
   
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Ospedali e servizi offerti: più in basso di così...

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Sarà capitato ad ognuno di noi, per un caso o per un altro, di dover ricorrere ad un ospedale, anche solo per far visita ad un parente o ad un amico. L’ideale sarebbe non trovarsi mai nella situazione di doverci andare, ma i corsi ed i ricorsi della vita sono purtroppo imprevedibili ed, a volte, si è costretti a compiere delle scelte che, volontariamente, non faremmo mai.

Di recente ci è capitato, per un evento improvviso e decisamente inaspettato, come lo è qualsiasi tipo di emergenza, di avere a che fare con una struttura ospedaliera piuttosto vicina al nostro Comune.

Appena arrivati, trattandosi di una struttura di medio-grandi dimensioni, abbiamo riscontrato non poche difficoltà per raggiungere il reparto dove dovevamo recarci, in quanto, nel plesso ospedaliero, non vi sono indicazioni puntuali e precise, o meglio non dove dovrebbero esserci, ovvero all’inizio del percorso, e non c’è nemmeno qualcuno cui potersi rivolgere e chiedere qualche informazione.

Dopo aver scoperto che un piano non è percorribile per intero, poiché diviso in due, ci è toccato rifarci la rampa di scale per ritrovarci esattamente dove eravamo, ma nella zona apposta alla precedente, in quanto, l’accesso al pubblico, è previsto solo da una parte e non dall’altra, pur trattandosi dello stesso reparto.

Abbiamo parlato di ‘rampa di scale’ perché, per ogni lato, vi sono soltanto due ascensori utilizzabili dall’utenza, di cui uno o già guasto oppure mal funzionante. In tutto questo, ricordiamo che il plesso si compone di ben sette piani e non di due! Immaginate quanta gente giornalmente si reca in ospedale, pensate soprattutto ai diversamente abili. Vi sembra corretta un’accoglienza simile?

Finalmente raggiungiamo il posto dove dovevamo essere e, pur trattandosi di un caso di emergenza avvenuto ad una persona a noi molto cara, ci è stato riferito con cortesia, premura e disponibilità estreme (ovviamente si fa per dire, sarebbe stata una circostanza troppo perfetta ed al limite del reale!) che potevamo vedere il paziente solo dopo le dovute e necessarie visite. Pensavamo, così, di dover attendere lì un oretta, non di più.

Ansiosi ed irrequieti perché preoccupati dello stato di salute del nostro caro, ci accomodiamo nella sala d’aspetto. Di frequente vediamo uscire, dal reparto interessato, medici ed infermieri che, pur vedendoci lì in attesa di notizie, ci passano dinanzi inermi ed impassibili, esattamente come se in quella sala non ci fosse ad attendere proprio nessuno. Proviamo a domandare, a sapere qualcosa, ma l’unica risposta che riusciamo ad ottenere è la completa ed assoluta indifferenza.

Cerchiamo di essere pazienti, anche se non è per nulla semplice nello stato d’animo in cui ci troviamo, e cominciamo a girovagare nella sala. Pur di riuscire a prendere almeno una boccata d’aria fresca, ci avviciniamo alle finestre lì presenti. La polvere e la sporcizia regnavano sovrane! Ci chiediamo: “In una struttura sanitaria come questa, igiene e pulizia non dovrebbero essere requisiti assoluti ed imprescindibili?”.

Stupore e rabbia fanno così compagnia all’ansia sempre più crescente che già albergava in noi.

Passa la prima ora, passa la seconda, nessuno ci dà notizie. Urge la necessità di un bagno, lo cerchiamo ma invano perché, per liberarci dei nostri bisogni fisiologici, dobbiamo necessariamente ritornare al piano terra. Ugualmente per prendere un caffè o un qualcosa che in quel momento poteva distoglierci da ciò che era accaduto. Le macchinette c’erano ma, ovviamente, non funzionanti o del tutto vuote.

Dopo aver provato a distrarci un pò, torniamo su, sono ormai trascorse tre ore e mezza. Finalmente riusciamo a sottrarre del tempo ad una dottoressa che, dopo quella ‘lieve’ attesa, ci informa che l’orario di visita parenti comincia alle ore 12.30.

Calcolando che eravamo lì già dalle sette del mattino, qualcuno di buon cuore poteva metterci al corrente di questo piccolo particolare? Ovviamente no perché in strutture pubbliche, come questa e come tante altre, l’aspetto della comunicazione non è per nulla tenuto in considerazione!

All’ora di pranzo, finalmente, riusciamo ad avere notizie e a vedere il nostro degente. Per fortuna il pericolo sembra essere passato, la fase critica è stata superata ma occorreva tenerlo qualche giorno in osservazione. Nelle stanze, però, l’amara scoperta della totale assenza di servizi igienici, di almeno una sedia per paziente, di un televisore e anche solo di un orologio, che può sembrare un elemento banale ed inutile, in un luogo come quello ma, in realtà, per chi è costretto a passare le ore del suo tempo a letto, diventa un importante riferimento per non sentirsi completamente escluso e fuori dal mondo. Per poter andare al bagno, quindi, il paziente deve recarsi in un bagno in comune con altri pazienti, per fortuna almeno distinto per sessi.

Informati ed un pò rassicurati dal suo stato di salute, torniamo a fargli visita nel pomeriggio, agli orari indicati. Il nostro caro si trova coperto da lenzuola macchiate che ritroviamo persino fino al giorno seguente.

Chiediamo spiegazioni ma nessuno, nemmeno il medico interessato, è disposto a fornircele; qui nessuno dedica attenzioni a nessuno; rispondono solo perché tenuti a farlo e pure con un’inspiegabile ed immotivata arroganza.

Se proviamo a chiedere soccorso agli infermieri, attraverso l’apposito pulsante di cui ciascun letto è dotato, il tempo medio del loro arrivo è, come minimo, stimato intorno ai dieci minuti!

Questo è lo stato attuale della Sanità; questo il luogo dove una persona, affetta da problemi o patologie, dovrebbe sentirsi considerata e rispettata in tutte le sue esigenze, il fulcro ed il centro di tutto. Vi pare accada? A noi assolutamente no! E pensare che questa struttura ospedaliera è stata definita un polo d’eccellenza; immaginiamo quelle non eccellenti allora!

Quante assurdità e quanta ingiustizia regnano in questo mondo!

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