Mercoledì 13 Novembre 2019
   
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"Nato nelle periferie del Mondo", dove nessuno si accorse di Lui

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Non era certamente Betlemme l’ombelico del mondo o il luogo dove passava la storia e la cronaca del tempo. Le vie della politica, dell’economia, della religione e della comunicazione passavano altrove, soprattutto a  Gerusalemme. Là, infatti, c’era il Tempio che rappresentava l’unità e il centro del popolo d’Israele. C’erano il Sinedrio e il Sommo Sacerdote. C’era anche il Proconsole romano, rappresentante del potere politico e militare di Roma, caput mundi. Quindi,  i giochi veri si facevano a Gerusalemme o a Roma: le trattative e gli intrighi politici; le regole della religione giudaica; gli affari e i commerci, che arrivavano a sfiorare il Tempio stesso. Il resto avveniva nelle periferie del mondo. E fu proprio lì che si compirono i giorni e Maria diede alla luce quel bambino, nato in una stalla e deposto in una greppia, perché non c’era posto per lui nell’albergo, come per tutti i poveri. Un evento così comune di cui nessuno si accorse di nulla se non alcuni pastori, guidati da un angelo. La vita di Israele e del grande impero di Roma continuò al ritmo di sempre. Roma e Gerusalemme erano altrove. I vangeli raccontano che soltanto alcuni stranieri, dediti alla ricerca degli astri, si misero in cammino, guidati da una stella. Ma intanto di tempo ne era passato. Quando arrivarono, credendo di trovarlo a corte, si rivolsero a Erode per chiedergli dove era arrivato l’Atteso. Solo allora i grandi si accorsero di lui. Non per accoglierlo, ma per eliminarlo. Perché la novità fa paura. Per questo il re prese subito dei provvedimenti: ne andava di mezzo la sicurezza del sistema. Così decise di  estirpare la novità quando era ancora in fasce.

Ma  oggi accade lo stesso  per il Natale?  Chi si accorge di Lui?

Oggi i Giornali, le radio e le televisioni ci raccontano la storia di questo tempo. Narrano ciò che succede nelle capitali. Raccontano dei grandi della politica e dell’economia. Ci rendono edotti di ciò che conta davvero. La storia si fa a Washington, a Bruxelles o a Roma. Si fa nei templi della politica e della finanza: nella City di Londra e negli altri santuari della borsa. Nelle curie potenti dove “si maneggia la religione”. Storia difficile in questo tempo di crisi. Una storia che ci annuncia le sventure di un tempo che non vuole fare i conti con i limiti della natura; una storia che riproduce la divisione del mondo in ricchi e poveri, fatta di conflitti violenti e di guerre che non finiscono mai. Dove la pace sembra si faccia paradossalmente con le armi, fomentata da una politica che si nutre spesso di inganni e di menzogne. Una storia che a tanti sembra rendere ancora più difficile la fatica del vivere.

In questo Natale vorrei augurarmi di avere lo sguardo semplice dei pastori, vivendo la mia storia che non passi necessariamente dai centri del potere, ma  che sia solo una storia attenta ai segni che vengono dall’alto. Perché nel mondo, lontano dai luoghi dove sembra passare la storia, ogni giorno nasce l’atteso, l’inedito, il nuovo.

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